Raccontiamo l’attualità con una canzone

Le freccette. Più le guardi e più ti sembrano ridicole. C’è una regola che serve a capire tutte le complicazioni di questo gioco: prendete ogni regola di un normale sport, nelle freccette è all’opposto. Prendiamo i giocatori: corpi degni di Obelix, sguardo da aperitivo del giovedì, maglietta sudata e  capelli improponibili (ammesso che li abbiano). Che poi non è che debbano tirare, che so, una balaustra, o un arco pesante. No. Una freccetta: 100 grammi neanche. E la distanza dal bersaglio? Due metri circa, per essere ottimisti.

Eppure lì, sulla plancia, scoccano dei tiri a segno da far invidia ad Afrodite e gli dei tutti. È uno sport che va molto di moda in Irlanda – caratteristica degli irlandesi è che, non avendo molto da fare, trovano delle situazioni geniali per arrivare a tirar sera. Freccette è una di queste – e in America.

Per gli intenditori la chiamano soft darks (frecce morbide). Sembra una cosa innocua, eppure ad ogni partita della lega, ci sono sempre alcune migliaia di persone che vengono a vedere due omoni grossi così, e riempiono tutto il palazzetto, spesso ubriachi, e non stanno mai, dico mai, zitti un attimo.

Anche il bersaglio, a pensarci un attimo, fa molto ridere. Innanzitutto il centro non è il punteggio massimo, e già questa cosa mi fa impazzire. Ve l’ho detto che ogni cosa, nelle freccette, è ribaltata. Ci sono venti numeri, dall’uno al 20, e puoi avere la possibilità di raddoppiare e di triplicare il risultato. È un inno alla matematica e all’arte dei calcoli veloci. Se avete dei dubbi sulla tabellina del 7, diciamo che questo sport non fa per voi. 
Bisogna essere rapidi coi calcoli, perché il fulcro di tutto questo sport è arrivare a zero. Perciò si parte potenti, ovvero coi numeri forti, e poi si inizia a rallentare e ad essere più precisi, tutto per arrivare al risultato esatto. Spoiler: bisogna avere una pazienza infernale, lo dico per esperienza.

Poi c’è questa cosa dello sbagliare che funziona (guarda caso) in modo anomalo. Il punteggio massimo è (se avete fatto bene i calcoli) triplo 20. Così dovete immaginarvi questi tiratori decisi e agguerriti a centrare quella maledetta striscia rossa. Solo che se sbagliano di qualche centimetro, non è che, come nel calcio, prendono il palo e magari va di fortuna e rimbalza di nuovo verso un buon numero. No: se sbagli, il numero che c’è di fianco è 1.

Se ci pensate pare assurdo, ma in realtà è geniale. È una specie di danza all’incontrario. Il gesto è sempre quello: pieghi il braccio, sguardo deciso e il resto lo fa la freccetta in volo. E così nasce la poesia: perché c’è una certa dose di fortuna e di destino che nessun professionista ammetterà mai, ma che ogni spettatore dubiterà sempre. Come nella canzone di Ligabue chiamata “Un colpo all’anima”.

Giuro che un giorno vorrò essere lì, tra il pubblico delle freccette, tutto ubriaco ed entusiasta che un ciccione sul palco abbia preso il 17 mentre in realtà mirava il 13. La vita è strana amici.

Però mi viene anche un’altra considerazione da fare. Non per fare il poetico eh, ma se un giorno incontrate una persona che nei vostri confronti abbia la pazienza, come un tiratore di freccette verso il bersaglio, di scoprire i vostri punti deboli, i vostri angoli smussati, le vostre zone grigie, e non si stanchi mai di provare, ancora ancora ancora, a scoccare una freccia di interesse verso di voi; beh, non fatevelo scappare.

Anche se assomiglia ad Obolix. Basterà metterlo davanti ad un bersaglio per farlo sembrare un eroe.

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Tommaso Leotta

Scrittore, regista, chitarrista (orecchiabile, per i primi cinque minuti). Da sempre amante della musica e delle sue mille sfaccettature. Nel mio cuore Bob Dylan, De Gregori e De André.

By Tommaso Leotta

Scrittore, regista, chitarrista (orecchiabile, per i primi cinque minuti). Da sempre amante della musica e delle sue mille sfaccettature. Nel mio cuore Bob Dylan, De Gregori e De André.

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