Raccontiamo l’attualità con una canzone

Caro Davide,

non so se te l’ho mai detto, ma guardando il tuo lavoro mi sono sempre fatto questa domanda: cosa spinge una persona sana di mente a voler fare l’infermiere? Gli orari scombussolati, le variazione dell’ultimo secondo, le infinite lamentele dei superiori e soprattutto… i problemi degli altri. Io appartengo a quella fetta di popolazione che se vive vicino ad un problema che non mi riguarda totalmente, ha solo voglia di liberarselo alla svelta. Con tutti i casini che ci sono nel mondo, io devo svegliarmi e vivere di fianco ai problemi di un altro? Però questa cosa dell’infermiere prima o poi dovrò capirla. E quel prima o poi è… adesso.

Qui è tutto strano, caro Davide. In un modo o nell’altro ci sentiamo un po’ tutti in colpa. Tutto questo tempo libero, tutto questo mondo che ci viene addosso mentre noi viviamo come bambini in castigo quando fuori c’è il sole. Ci si aggrappa a qualche miraggio di una possibile data per uscire, ma pronti a subire un altro prolungamento dal prossimo decreto. Un ritmo di un tamburo che cala, cala… sempre di più. Come burro spalmato su troppo pane, come direbbe Tolkien in un libro un poco più famoso di questa mia rubrica.

Si guarda la televisione e sembra tutto una finzione, come se il reale non fosse abbastanza e avesse bisogno di uno scenario fantascientifico/distopico per presentarsi. Capita allora di scorgere fra le mille stranezze di questo periodo, dei silenziosi e attivi infermieri che vanno da una parte all’altra.

Ma come è che qui tutti impazziscono, pronti a sparare a zero su qualsiasi tema o discussione politica ed economica, mentre gli infermieri sono sempre lì, con il loro camice, con la loro mascherina, come se fosse una qualsiasi giornata di lavoro? È questo che non mi spiego, caro Davide. Da dove venga presa tutta quella energia e positività… e io che mi incavolo perché ho già finito tutta Casa di Carta 4 in soli tre giorni mentre tu che mi mandi una foto in ospedale con una discutibile bandana di Batman e con un innegabile sorriso sotto la mascherina (si, con la mascherina non si può mai dire. Ma se posso essere certo di qualcosa in questa vita, giurerei che lì sotto ci sia un sorriso).

Non possiamo neanche immaginare, caro Davide, cosa voglia dire fare l’infermiere in questo periodo. Quanto coraggio, quanta passione e quanta pazienza bisogna avere nel momento sanitario peggiore dal secondo dopoguerra in poi. Non serve che provi a capire quanta fatica ci sia dietro quel sorriso. Però provo a figurarmelo, qui nella mia camera mentre scrivo questo articolo. Vedo te, caro Davide, e vedo tutti voi infermieri, e con voi i dottori, i lavoratori di prima necessità… tutti. Vi vedo da soli, chiusi in bagno davanti allo specchio. Vi vedo accarezzare l’idea che sia tutta una follia e che non possiate niente di fronte ad un’emergenza così grande. Del resto, bisogna avere un’umanità smisurata per fare questo lavoro: vivere nei dolori degli altri, fisici e intimi. Come può un uomo solo trovare il coraggio di andare avanti, affrontando il dolore con il sorriso? Non si può, o almeno questa è la risposta più logica. Ma a questo punto temo che la logica puramente razionale venga a mancare quando si è infermieri, perché voi vi sciacquate la faccia e guardandovi allo specchio vi dite “Vada a quel paese il virus, hanno bisogno di me!” (nel tuo caso, dubito che le parole siano esattamente così, ma sorvoliamo sui dettagli.)

Soli ma bellissimi, fragili ma con un entusiasmo che toglie il fiato. Per questo ho pensato a questa canzone: ‘Mio fratello è figlio unico’. Spero mi perdonerà Rino Gaetano, ma la versione che prendo qui oggi è quella di Anastasio nel live di X-Factor del 2018 (qui per vedere l’esibizione).

È una canzone strana. Senti che c’è qualcosa che non va, come se avessi una piccola spina che ti bucasse il piede. Poi la canzone va avanti e il dolore cresce, ma sale anche la voglia di liberarsi di quella spina, quella spina che non sta facendo male solo a te, ma anche al tuo prossimo, al tuo amico, al tuo fratello. Mio fratello è figlio unico… credo che se esistesse una Top Ten delle canzoni coi titoli più belli del mondo, questa sventolerebbe in cima, con distacco.

Va a dormire ogni notte più stanco
E si sveglia ogni giorno più vivo
Anche se in faccia ogni giorno è più bianco
Lui, non ci diventa cattivo”.

Non sono fra quelli, caro Davide, pronti a nominarvi eroi, salvatori o patrioti. Quello lo potrei dire solo se riuscirai a fare canestro da tre al primo colpo senza migliaia di air ball (per i lettori interessati, quando finirà la quarantena vi porto a vedere una nostra partita… cose di un altro mondo, credetemi. Ma questa è un’altra storia…). Ma nonostante voi non siate supereroi, credo che abbiate lo stesso un super potere enorme. Quello di sconfiggere la morte… con un sorriso. Non è una frase detta per dire, caro Davide, è così! Mi basta guardare una tua foto che sorridi, in questo caos silenzioso che sta inondando le nostre vite, ed ecco che la morte la vedo più lontana. Non è incredibile? Un virus che sta mettendo in dubbio l’intero apparato socio-economico mondiale, portandosi dietro migliaia e migliaia di vittime, ma che non può far nulla per togliere il tuo entusiasmo e la forza tua e di tutti gli infermieri e dottori che vanno normalmente al lavoro. Altro che gli Avengers… queste sono i veri poteri. Anche perché noi vediamo solo una foto con un sorriso, non assistiamo al dramma dei pazienti e del vostro sacrificio quotidiano di ogni giorno. Se solo potessimo assistere alle vostre acrobazie nelle trincee penseremmo: quanto potranno resistere?

E il mondo vince le sue battaglie
Ma la guerra l’ha persa in partenza
Perché per quanto lo tenga in bilico
Lui, cinico non ci diventa
Per quanto lo tenga in bilico
Lui, cinico non ci diventa
Per quanti colpi incassa
Lui, cinico non ci diventa

Non so cosa ne pensi a riguardo, ma tu continua a mandarmi foto dove sorridi, caro Davide. Sia perché quella bandana discutibile di Batman ti sta benissimo, ma anche perché ne ho un gran bisogno.. ne abbiamo tutti un gran bisogno! Vivere il mondo e le sue assurdità con il sorriso. Magari non ti reputi un Bronzo di Riace, ma fidati di me, e della tua futura sposa che starà pensando la stessa cosa: in quelle foto dove sorridi, sei la cosa più bella di tutto questo periodo!

Un infermiere col sorriso… che fortuna conoscerlo e sapere che ci sia. Mannaggia… sto sorridendo anch’io ora! E adesso come faccio a lamentarmi per la fine della Casa di Carta 4? Un abbraccio forte Davide! (digitale, of course).

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Tommaso Leotta

Scrittore, regista, chitarrista (orecchiabile, per i primi cinque minuti). Da sempre amante della musica e delle sue mille sfaccettature. Nel mio cuore Bob Dylan, De Gregori e De André.

Di Tommaso Leotta

Scrittore, regista, chitarrista (orecchiabile, per i primi cinque minuti). Da sempre amante della musica e delle sue mille sfaccettature. Nel mio cuore Bob Dylan, De Gregori e De André.

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