Raccontiamo l’attualità con una canzone

Robe strane, i portafogli. Nascono per contenere altre cose, denunciando già un malessere esistenziale nel loro stare al mondo: presi da sé non hanno senso. Dentro di loro, tutto un mondo.

Ad una prima ed inesatta occhiata, sembrano variare solo per forma e temperatura colore. Ingenuo e stolto sarebbe la persona che si fermerebbe a tale banale conclusione, senza approfondire i ramificati meandri che si annaspano nelle profondità di tale sacrale oggetto.

Difatti, prima della forma e del colore, esiste un universo a loro dedicato: la posizione dove esso è tenuto. I più confidenti e i più trasandati lo tengono conservato nelle tasche dei pantaloni, prestando ad esso le stesse attenzioni che può meritare una parte non troppo centrale del nostro corpo. Una tibia, un malleolo, fate un po’ voi. Codeste persone sono le stesse che perdendo tale componente, si ritrovano smarrite, private di loro stessi, lacerate nell’animo e nell’orgoglio. Non dovete lasciarvi ingannare da questo loro tragico dolore. Appena ritrovano lo sperduto portafoglio, lo riassesteranno di nuovo nell’originario posto, non nascondendo un sottile strato di orgoglio e masochismo nei propri stessi confronti.

Lasciando le tasche, c’è chi fa uso di una borsetta. In modo particolare le donne – ben consapevoli della loro superiorità evidente sul piano intellettivo – sembrano aver intuito che le cose più importanti vadano tenuto da noi distaccate. Non è improbabile credere che gli antenati di queste spiccate signore abbiano avuto, nel passato, dimestichezza nel rapinare banche e rubare vari tipi di tesori, così da nasconderli nelle immense praterie fuori città o vicino ad ruscello nel mezzo di un bosco. Difficile dire se è più veloce trovare un tesoro nel deserto, o un portafoglio nella borsa di una donna, ma questi, si sa, sono discorsi da bar e non da onorevoli articoli qui scritti umilmente dal sottoscritto. Quello che importa è che dopo secoli di evoluzione e progresso, qualcosa è cambiato.

Queste signore hanno totalmente perso gusto a rapinare e fregare tesori al prossimo. E se mai lo facessero, non lo nasconderebbero certo in un deserto o vicino al ruscello di un fiume, ma li posizionerebbero con dovuta attenzione nel disordine organizzato della loro borsa. E provateci voi a ritrovarli.

Altre persone più tenaci lo tengono in un marsupio, ma non parlerò di questi. La mia arroganza e la mia poca sensibilità verso il prossimo non è ancora pronta a rispettare persone che nel 2021 indossano ancora il marsupio. Passiamo così oltre.

Le forme. Le forme possano essere diverse. C’è chi l’ha lungo ai lati. Chi massiccio in superficie. Altri tendono a volerlo il più quadrato possibile, scommettendo mano a mano che la zip si apra, di trovarci dentro chissà quale fortuna o eredità. Spesso vi si trovano solo vecchi scontrini.

Del resto si sa, le dimensioni non sono tutte. In generale i portafogli più piccoli sono quelli dei più esibizionisti. Uno sguardo di umile eleganza iniziale e il possessore del portafoglio vi frega per sempre.
Va detto che lo aprono con calma, possenti e sicuri di sé. Non guardano mai in basso, ma sempre negli occhi di chi hanno intorno, così che appena il gesto è finito e il portafoglio si apre come un sipario al pubblico, non si possono non notare le due banconote da cinquanta euro sovrastare non solo i documenti dello stesso proprietario, ma anche l’invidia di tutte le persone accanto.

Come gesto di umiltà, i borseggiatori dovrebbero quantomeno provare a rubare i soldi a queste persone, prima di altri, se non per bravura almeno come atto di altruismo civile, come sostiene Fiorella Mannoia nella canzone E muoviti un po’.

Vorrei approfondire un ultimo punto prima di farvi decidere in quali di queste persone vi ritrovate. Nonostante un oggetto del genere sembri nato per tenere al sicuro i soldi, sono i tesori attorno che rendono più vissuto e interessante il portafoglio e il suo possessore.

Vi si trovano i posti dove gli piace mangiare, qualche buono sconto per il lavaggio auto, qualche preservativo (spesso dei ragazzi, le ragazze sono intelligenti: mica lo tengono così in bella mostra). Dei biglietti da visita che possono essere di due tipi: essenziali o imbarazzanti. Dei biglietti usati dalla metro, scontrini, bigliettini d’amore. E poi l’unica cosa che forse ha senso portare e conservare in un portafoglio: una foto.

Se di tutto il portafoglio si può parlare ore, della foto al suo interno bisognerebbe quantomeno spenderci un libro o una raccolta di poesie. Perché è un controsenso bello e buono, questo. Tenere al sicuro un oggetto che non ha bisogno di protezioni. Basterebbe scattare una foto con il cellulare, o digitalizzarla in rete. Eppure queste persone lo conservano nel proprio portafoglio. Indifferenti ai tempi che cambiano, alla modernizzazione che incombe. Tengono fissi il loro sguardo lì, non nei soldi che vanno e che vengono, ma nelle foto che restano. E quante storie, in quelle foto. Quanta bellezza, tristezza a volte, ma di una tenerezza sconfinata. Credo sia per foto come quelle che la gente alla fine trovi un poco più di forza per andare avanti. Roba che nessun conto in banca può eguagliare. Una foto, spesso vecchia, rovinata e sporca. Ma unica al mondo.

Ditemi voi, se non è poesia questa. Una foto tra i soldi, come un canto in una battaglia, o un fiore dentro un cavò. Robe strane, le persone. Nascono per contenere altre cose, denunciando già un malessere esistenziale nel loro stare al mondo: presi da sé non hanno senso. Dentro di loro, tutto un mondo.

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Tommaso Leotta

Scrittore, regista, chitarrista (orecchiabile, per i primi cinque minuti). Da sempre amante della musica e delle sue mille sfaccettature. Nel mio cuore Bob Dylan, De Gregori e De André.

By Tommaso Leotta

Scrittore, regista, chitarrista (orecchiabile, per i primi cinque minuti). Da sempre amante della musica e delle sue mille sfaccettature. Nel mio cuore Bob Dylan, De Gregori e De André.

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