Raccontiamo l’attualità con una canzone

Da piccoli, in classe, tutti noi abbiamo avuto un compagno che, con somma aria da illuminato e futuro segnato da successi, si ergeva in piedi e a voce alta incantava le folle al grido di “da grande sarò un benzinaio”. Anch’io in classe ne avevo uno così. Non troppo alto, neanche troppo bello a dir la verità, ma con una grande sicurezza riguardo il suo destino, il che, nel linguaggio sacro e limpido dei bambini, significa rispetto e ammirazione. E allora si inizia a investigare e a curiosare sull’epico carattere del suddetto benzinaio. Gli si chiede come gli sia veniva l’idea, quante ore lavorerà al giorno, cosa farà di preciso. Quello che avevo in classe io, aveva un tecnica che reputo ancora oggi a dir poco geniale. Rimaneva in silenzio e ascoltava le domande, tutte quante fino all’ultimissima, poi, con sguardo e atteggiamento glaciale, guardava uno di noi dritto negli occhi e pronunciava così il suo verbo: “farò muovere le macchine”. Un coro di wow inondava la classe. E poi silenzio. E in quel silenzio, rispetto e ammirazione. Fino a che il futuro benzinaio andava in bagno, allora la folla commentava e lodava il suo eroe in chiacchiericci silenziosi.

Chi sa che fine abbia fatto e se sia diventato benzinaio per davvero, quel tipo là. Ci stavo pensando grazie ad una canzone molto bella ma passata molto in secondo piano. Tale canzone è “Vent’anni per sempre” di Cesare Cremonini – Piccola digressione sul cantante bolognese. Forse sarò io, ma ogni volta che ascolto Cremonini, mi sembra di scorgere un complicatissimo ed elaborato gioco architettonico di parole, musica e ritmo, mescolato con la sua voce da ragazzino felice, con lo scopo di dire una e una sola cosa soltanto: la semplicità. Sembra assurdo ma è così, ogni canzone è la dimostrazione pratica del proverbio “Arlecchino si confessa burlando”, e così tu ascolti una sua canzone, ma dentro, in fondo in fondo, c’è dramma, paura, terrore, ansia e solitudine. Ma sono sempre di sfondo, prima, c’è la semplicità. Anche Cartesio ragionava così. E l’album di oggi si chiama Logico. Coincidenze? Probabilmente si, però meravigliose, non credete? Fine digressione, Cercate di ascoltarla senza ballare e senza muovere la testa a ritmo di musica. Lo so è molto difficile, però verso la terza o quarta volta dovreste riuscirci.

“È inutile, non credo che sia possibile
Avere vent’anni per sempre
Se gli altri cambiano il tutto è non cambiare niente
È difficile, a meno che sia impossibile, non è una questione di scelte
Se ci pensi lo sai che invecchiare non è intelligente”

Nel mondo dell’università, tutti puntano, come giusto che sia, a diventare qualcosa. Ma spesso accade, cerco di dirlo nel miglior modo possibile, che non si tratti tanto di prepararsi il proprio futuro, bensì di aggrapparsi, al meglio che si può, alla propria giovinezza. Chiarissimo, vero?

Finché hai la possibilità di scegliere, sei sempre giovane (peccato che qualcuno se ne dimentichi), e scegliere il proprio futuro è il modo migliore per aprire le porte ai propri sogni. Ma nonostante questo, ogni futuro che incontro e che mi viene raccontato adesso, ha sempre meno luce e ammirazione di quello che incontrai anni fa in classe, con il mio compagno che voleva fare il benzinaio. Non saprei spiegare il motivo. Ci provo, ma non lo trovo. So solo che quando eravamo in classe con lui e sentivamo la magia che avrebbe fatto nel “far muovere le macchine”, per noi si apriva una porta gigante, quella dove ognuno può essere felice non per il lavoro che farà, ma per il gesto che porta già nel cuore.

“Non è già abbastanza ridicolo?
Non andare nel panico, non puoi avere vent’anni per sempre
Se gli altri cambiano il trucco è non cambiare niente”

Poi mi trovai a leggere questo libro di Veronesi chiamato Colibrì e scopro alcune idee di futuri paradisi di altre religioni. Ad esempio che per i nativi americani, l’aldilà, è esattamente come quello che viviamo ora, solo senza affanni e senza ansie, e l’unica cosa che resta da fare è cacciare bisonti e bere acqua. Ah, e trovare gli antenati, obviously. Invece per i Taoisti il paradiso è vivere nelle cime delle montagne aspirando gente e bevendo rugiada. Messner, sotto sotto, credo sia taoista.

Ma i migliori in assoluto, per distacco, sono gli aztechi. Infatti, i guerrieri uccisi in battaglia e le vittime immolate in sacrificio si univano agli aiutanti del sole nella sua battaglia quotidiana contro le tenebre. Ma dopo quattro anni si sarebbero trasformati in colibrì o in farfalle.

Ho troppe domande da fare e nessun azteco che mi possa rispondere, però provo la stessa ammirazione che provavo per il mio compagno di classe benzinaio. Un popolo la cui massima soddisfazione dopo una morte eroica era diventare un colibrì, o è un popolo folle o è un popolo geniale. Per ora scelgo la seconda e, anche se vedrò un tantino difficile riuscire a immolarmi in sacrificio o morire in battaglia da eroe, mi alzo in piedi e digito qui su questo schermo, il mio futuro illuminato: da grande voglio diventare un colibrì.

Non è detto che ci riesca, però me la immagino, anche solo per un secondo, la mia vita da colibrì, a fare il gesto che faccio da essere umano da quando son nato. Cambiare il mio mondo con un semplice battito d’ali, e andare a cercare casa mia, altrove, altrove, altrove.

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Tommaso Leotta

Scrittore, regista, chitarrista (orecchiabile, per i primi cinque minuti). Da sempre amante della musica e delle sue mille sfaccettature. Nel mio cuore Bob Dylan, De Gregori e De André.

Di Tommaso Leotta

Scrittore, regista, chitarrista (orecchiabile, per i primi cinque minuti). Da sempre amante della musica e delle sue mille sfaccettature. Nel mio cuore Bob Dylan, De Gregori e De André.

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