Raccontiamo l’attualità con una canzone

Non avendo nient’altro da fare, un’anima uscii fuori dal suo corpo e svolazzò via. Per prima cosa vide un ragazzo dai capelli molto lunghi che tutti avrebbero scambiato per un bravo ragazzo, se solo non fosse che, sotto quei lunghi capelli, si nascondeva Tommaso. Tommaso non sapeva, ovviamente, che un’anima lo stesse osservando, altrimenti si sarebbe di certo preso la briga di pettinarsi un poco e di mettersi qualcosa di decente addosso e, soprattutto, si sarebbe dato un tono e un’immagine di certo migliore visto che è lui il protagonista di questo articolo ed è di lui che si parlerà, nel bene e nel male, nel tirar le somme di una morale alla fine di questa storia.

Ignaro di ciò, Tommaso gironzolava per casa con addosso delle mutande e un pigiama alquanto discutibile e con i piedi e il senso del pudore totalmente nudi. Dopo aver studiato per qualche secondo la forma squisitamente esatta dello spazzolino – oggetto da lui ammirato per la sua ostinata contrarietà al deteriorarsi nel tempo – Tommaso si lavò i denti e con essi controllò minuziosamente il suo viso rotondo che non ha mai avuto a cuore la simmetria facciale. Qualche timido brufolo lottava per un posto d’onore sulla guancia, ma Tommaso non se la sentì di spegnere la vita ai poveri foruncoli, perché di mattina non c’è spazio per altre condanne corporee oltre a quella di svegliarsi al suono della sveglia.

Quando Tommaso uscì di casa, l’anima non fece alcuna fatica a seguirlo, visto che esso disponeva di una velocità leggermente – non di molto a dire la verità – inferiore a quella dei ghiri e dei panda nella stagione invernale; quando essi dormono. Si indirizzò verso il panificio e il sole splendeva già alto in cielo senza la compagnia di nessuna nuvola, cosa che non piaceva molto a Tommaso, perché – così diceva lui – ‘un sole senza nuvole mette sempre sete, e non bisogna mai avere sete quando si compra il pane’ (molti dei suoi sillogismi erano infatti imperscrutabili). L’anima vide che Tommaso tirò fuori dalle tasche un paio di cuffie e con esso mise in moto un rituale che chissà quante altre volte avranno varcato i confini delle dita di quelle mani. Tale rituale procedeva un gesto molto chiaro, ovvero quello dello scegliere la musica esatta. Per prima cosa il passo cominciava a cambiare diventando più ritmico e preciso, in parte meno trasandato ma più goffo. Poi si risistemava meglio i capelli perché – come diceva lui – ‘non si può ascoltare la musica con i capelli in disordine’ (molti dei suoi sillogismi erano infatti imperscrutabili) e infine apriva Spotify per cercare la melodia esatta per quel momento. Ciò poteva durare dai due minuti alle due ore, essendo Tommaso ragazzo fortemente ostile al lasciar in mano ad un cellulare e al suo “ascolto shuffle” una scelta così importante che avrebbe potuto avere effetti negativi sull’intera giornata a venire. Così camminava dimenticandosi del mondo intorno e coprendo distanze sempre più corte alle vicinanze di pali, rifiuti e semafori. Gli riuscì infine, più per miracolo che per bravura, di trovare la canzone, la canzone giusta: Charlotte de L’officina della Camomilla. Ascoltò l’inizio della canzone e sì, gli sembrò proprio che la sua giornata fosse iniziata bene.

Prima o poi ci tornerò
Sul letto di Charlotte
Tredici coccole e uno schiaffo
Tazze latte e mandorla
Prima o poi ci ritornerò
Su quel letto di Charlotte”.

E così gli riuscì di trovare la canzone ma, con essa, anche di perdere la rotta visto che, per tutto il tragitto, era andato nella parte opposta rispetto al panificio. Un’ombra oscurò il suo viso ma non il suo umore, e così, voltati i tacchi, si indirizzò, di nuovo, verso il panificio. Il sole continuò a battere sui capelli lunghi di Tommaso producendo una lenta cascata di sudore che andò a bagnare tutti i giovani brufoli come fiori sui balconi in attesa di essere annaffiati. Tommaso affrettò il passo e ripetè le parole della canzone per non perdere quel rimasuglio di entusiasmo che, se perso, avrebbe poi devastato il resto della giornata. L’anima lo vide infine arrivare al panificio, stremato e sudato, ma gloriosamente vittorioso. L’odore del pane regalò a Tommaso un sorriso da bambino perché – come diceva lui – ‘chi non odora il pane non sorride prima di ridere’ (molti dei suoi sillogismi erano infatti imperscrutabili). Comprò il pane necessario e si regalò anche qualche focaccia. Tutto sembrò prendere la giusta forma, almeno fino al momento in cui Tommaso constatò di aver dimenticato a casa il suo portafoglio. Ecco che l’ira, la rabbia e l’egoismo si impossessarono di lui e si mise quasi a gridare parole infuocate indirizzate a non si sa bene chi per non si sa bene a quale scopo, se non quello di lanciare parole al vento saziando così la sua furia. Fu proprio allora, quando la panettiera portò fuori dal negozio l’apparente ladro arrabbiato, che l’anima fece ritorno in Tommaso riparandosi sotto i suoi lunghi e sudati capelli da bravo ragazzo e portandosi a casa una lezione da questo racconto.

Questa storia serve a dimostrare, per quel poco che può dimostrare, che tutti siamo teneri e umani agli occhi della propria anima e che il nostro egoismo nasconde in sé una parte bella e preziosa del nostro essere e dei nostri sogni.
Con la dovuta precisazione che si tratti del nostro egoismo e non di quello degli altri.

Firmato:
L’anima della panettiera.

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Tommaso Leotta

Scrittore, regista, chitarrista (orecchiabile, per i primi cinque minuti). Da sempre amante della musica e delle sue mille sfaccettature. Nel mio cuore Bob Dylan, De Gregori e De André.

Di Tommaso Leotta

Scrittore, regista, chitarrista (orecchiabile, per i primi cinque minuti). Da sempre amante della musica e delle sue mille sfaccettature. Nel mio cuore Bob Dylan, De Gregori e De André.

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