Raccontiamo l’attualità con una canzone

Un anno fa ho preso un caffè con un mio amico. E fin qua, chi se ne frega. Solo che prendendo quel caffè mi sono ritrovato a parlare di musica e anche di un sito web specializzato in quella italiana che, guarda un po’, era uno dei più letti in Italia. Questo mio amico, molto noto per le sue eloquenti frasi ad affetto, mi ha rivelato che scriveva in questo sito web curando una rubrica tutta sua. La conversazione si fece lunga e il caffè freddo. Mi ha chiesto se mi andava di tenere una rubrica mia settimanale e che nel caso ne avrebbe parlato con il direttore. Io ci pensai su. Una rubrica settimanale non è una bazzecola. Alla fine, rinunciando definitivamente a bere il caffè, decisi di accettare l’offerta. Nel giro di una settimana mi ha chiamato Ilario, il direttore, eh beh, il resto è la somma di un anno di articoli usciti ogni domenica.

Mi fa molto sorridere pensare che siamo già ad un anno esatto da “Fuori il mondo come va”. 51 articoli. Circa settantamila parole, su per giù; mica le ho contate tutte. Ma insomma questo è. Ogni domenica, da un anno esatto, un pezzo di mondo scivolava dalla mia tastiera allo schermo, e lì ci restava impresso per sempre sotto forma di articolo. Mi rendo conto che questo possa non essere interessante per molti di voi, come molte delle cose che ho scritto in tutto quest’anno. Ma a volte va così. E così mi riguardo indietro e vedo articoli mediocri, sviolinate sdolcinate, errori grammaticali (Dio, quelli non li becco mai), e certe consecuzioni grammaticali che farebbe venire alla Treccani la voglia di suicidarsi. Però ho dei piccoli passaggi che porto nel cuore. Come il momento esatto in cui ho scritto “Il pianeta silenzioso”, o il bisogno di buttar giù “Cercasi patria per me” e le risate fatte con “Storie di casa mia”. È una bella cosa perché è come guardarsi indietro e vedere tracciato sulla sabbia i passi fatti fino ad ora. In modo che poi, camminando bene, si riesce anche a farci un bel disegno sulla terra mentre ci si perde.

Il fatto è che mi riesce sempre più difficile dire cosa vedo quando mi guardo intorno, e perfino il concentrarsi su un particolare spicchio di questo gran spettacolo non sembra portare molto lontano: si finisce per impelagarsi in tecnicismi che magari mettono a fuoco il dettaglio, ma perdono la mappa complessiva, l’unica che conta davvero. D’altra parte, come si fa a star zitti, con tutto quel che accade intorno? Alla fine mi sono ricordato di una cosa che ho imparato dai vecchi: falli parlare di quello che veramente conoscono e amano e capirai cosa pensano del mondo (Chiedigli come si immaginano il Paradiso, se vuoi capire cosa pensano della vita). Io di cose che conosco davvero, e amo senza smettere mai, ne ho due o tre. Una è la musica. Mi è venuta così questa idea: che se solo mi fossi messo lì a parlare di essa, prendendo una canzone alla volta, solo quelle belle, ogni settimana – bé, ne sarebbe venuta fuori innanzitutto una certa idea di mondo. C’erano buone possibilità fosse la mia.

Ed è per questo che non posso che ringraziare gente pazza come il direttore di questo pazzo sito web, Ilario Luisetto, che mi permette di portare le mie follie qua dentro. Grazie all’amico che mi ha portato in tutto questo, Luca BusonA Francesco Cavalli, per la sua pazienza e per non avermi mandato a quel paese ogni volta che il tag su Instagram non compariva (cose social, non le capisco tutt’ora e non le capirò mai). Grazie a tutte le persone che scrivono qua sopra. Perché in un modo o nell’altro mi hanno aiutato, sia con commenti positivi, sia portando novità nei loro articoli e una voglia di raccontare il mondo attraverso il modo migliore per farlo: la musica.

Ora ho portato dentro anche la mia fidanzata qui, Elisa Cabiale, che tiene con me una rubrica chiamata Letteratura a 45 giri – leggetela lei, che oltre ad essere una gran persona, e anche un’autrice che sa scrivere dannatamente bene. Insomma, un anno fa ho avuto un caffè freddo, ma in cambio posso dire di aver ricevuto molto altro. Perciò come canzone di questa settimana metto una ballata di Dellacasa Maldive dal titolo Un anno fa.

La scelgo perché un anno fa sono entrato in Recensiamo Musica, un sito web formidabile, forse ancora poco conosciuto, ma dove invece io ci ho trovato dentro un mondo, tra cui, con buone probabilità, il mio. Si racconta qualcosa solo se trovi qualcuno disposto ad ascoltarti. Io ho avuto la fortuna di trovarli, e questo articolo – e molti altri – sono dedicati a loro.

E dunque, a voi.

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Tommaso Leotta

Scrittore, regista, chitarrista (orecchiabile, per i primi cinque minuti). Da sempre amante della musica e delle sue mille sfaccettature. Nel mio cuore Bob Dylan, De Gregori e De André.

Di Tommaso Leotta

Scrittore, regista, chitarrista (orecchiabile, per i primi cinque minuti). Da sempre amante della musica e delle sue mille sfaccettature. Nel mio cuore Bob Dylan, De Gregori e De André.

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