Gabriel Grillotti

A tu per tu con il performer italiano cittadino del mondo, in uscita con il suo nuovo singolo intitolato “C’est l’amour”

Dopo il successo dell’album “Couleurs de France”, Gabriel Grillotti torna con un nuovo brano originale, dal titolo C’est l’amour, un pezzo da ballare e cantare che ben si adatta alla stagione estiva e alla voglia di libertà dettata da questa attuale ripartenza. Approfondiamo la sua conoscenza.

Ciao Gabriel, benvenuto. Partiamo da “C’est l’amour”, che sapore ha per te questo pezzo?

«“C’est L’amour” e una canzone leggera divertente per ballare tutti insieme. Ho avuto l’idea dei pirati perché a suo tempo i pirati depredavano tutto quanto, invece nel 2022 cantano l’amore, lo stare insieme, l’amicizia e il raggruppamento dei popoli della terra, il rispetto e il volersi bene dimenticando invidie gelosie e falsità. Siamo tutti figli di questo universo».

Quali riflessioni ti hanno ispirato durante la fase di composizione del brano?

«Diciamo che per la realizzazione del brano ho seguito l’ispirazione della musica composta da Dario Carli, che mi ha trasmesso subito un messaggio di libertà e dello stare insieme. Da lì ho scritto il testo in due minuti».

C’è una frase che, secondo te, rappresenta e sintetizza al meglio il senso dell’intera canzone?

«La frase che sintetizza la canzone penso che sia il ponte in spagnolo, “Daime l’amor”, dammi l’amore: due parole che significano tutto».

Dal punto di vista musicale, che tipo di lavoro c’è stato dietro la costruzione del sound?

«Il mio caro amico Dario Carli, con il quale collaboro da circa venti anni e con il quale abbiamo fatto diversi album per altri artisti come Asha Puthli e Patty Pravo, è un ragazzo molto puntiglioso e professionale, ma ascolta volentieri tutte le riflessioni e i commenti che faccio sulla parte musicale perché li trova costruttivi, fino ad arrivare poi al lavoro finale che è quello che potete ascoltare. Lui è veramente un grande professionista, avendo lavorato con BB King, Barry White e molti altri».

A livello narrativo, cosa aggiungono le immagini del bel videoclip che hai tu stesso diretto?

«Il testo dice siamo arrivati su questa isola e intorno a noi i colori si riflettono in questo cielo azzurro, amori che si formano e amicizie che si creano, lo stare insieme primordiale, ballando ci sentiamo liberi. Considerato che attualmente sembra tutto fatto per vietarci qualsiasi cosa e dopo due anni di restrizioni, adesso, ci si mette anche la guerra a complicare la situazione. A tal proposito, penso che la fratellanza tra i popoli e la libertà nel rispetto del prossimo siano le cose più importanti».

Sei italiano, ma vivi a Praga. Com’è l’Italia vista da fuori?

«Sono un italiano che vive a Praga, Parigi e in Messico. L’Italia da turista è veramente il più bel paese del mondo: luoghi, cibo, moda, inventiva e praticità. Le nuove generazioni stanno cominciando ad apprezzare il nostro Paese, anche se per l’estero abbiamo delle grosse lacune politiche, ma adorano l’Italia, anche se a volte hanno paura dell’italiano che cerca di arrotondare sui turisti, ma penso che sia una cosa che succede anche altrove. Tutto il mondo è paese, ma il sogno di tutti comunque è vivere in Italia».

Per concludere, qual è l’insegnamento più importante che senti di aver appreso fino ad oggi dalla musica?

«Penso che nella musica, soprattutto in questo periodo, tutti cercano di seguire le tendenze. Ma io mi domando: quali tendenze? Quelle dei dj? Del rap? O del suono che hanno sentito qualche parte e che tutti cercano di copiare? Nella musica a mio avviso si deve seguire il cuore e l’idea di quello che si sente dentro sè. La musica è fatta di tante forme che si possono apprezzare, ma deve uscire dalla nostra anima e non dalle mode del momento. Quando ero produttore per un periodo di Mario Fargetta, amico da moltissimi anni, gli imposi di uscire con le radio che non era veramente il suo target, mi ascoltò un po’ obbligato e il pezzo diventò un successo mondiale. Il messaggio che vorrei trasmette è quello di uscire dagli schemi, perché alla fine non servono davvero a nulla».

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Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

By Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

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