A tu per tu con le due artiste e polistrumentiste, in gara al Festival con il brano “Il gigante d’acciaio

Portare un messaggio da divulgare a più persone possibili, questa la missione di Gabriella Martinelli e Lucrezia Di Fiandra, in arte Lula, vincitrici di Area Sanremo e prossime a calcare il palco del Teatro Ariston, in gara tra le Nuove Proposte della 70esima edizione del Festival della canzone italiana con il brano “Il gigante d’acciaio”, composto a sei mani da entrambe e da Paolo Mazzotti, prodotto da Brando/Go Wild per Warner Music Italia. Approfondiamo la loro conoscenza.

Ciao ragazze, benvenute, Come state vivendo l’attesa del Festival?

Gabriella: «Sono emozionata, ma carica e determinata. In questi giorni abbiamo fatto la prima prova effettiva con l’orchestra sul palco dell’Ariston ed è stata una roba pazzesca, sono proiettatissima verso la prima serata, non vedo l’ora che arrivi quel momento».

“Il gigante d’acciaio” è il titolo del brano che vi ha permesso di vincere Area Sanremo, spalancandoti le porte dell’Ariston. Cosa rappresenta esattamente per voi questa canzone?

Gabriella: «Sono originaria di un paese in provincia di Taranto, Montemesola per l’esattezza, e avevo voglia di raccontare la storia della gente del mio posto, ho scritto questo brano quest’estate, in un viaggio di ritorno verso Roma, la città in cui vivo ormai da un po’ di tempo. Ero sull’autobus che parte dal Porco Mercantile, a due passi dal quartiere Tamburi, conosciuto come il quartiere rosso perché vicinissimo al gigante d’acciaio, l’ex Ilva che sprigiona polveri rosse che si depositano dappertutto, soprattutto nei polmoni della gente.

Tutto questo ce l’ho stampato forte sulla pelle, perché ho frequentato tantissimo la città, è lì che ho studiato sia al liceo che al Conservatorio, in più è una realtà che tocca tutti i Paesi limitrofi a causa del vento. Non si esce, i bambini non vanno a scuola, situazioni che conoscono bene le persone che vivono o hanno vissuto lì, per cui la mia volontà era quella di non lasciare che questo fosse nel dettaglio un argomento solo dei tarantini, anche perché non lo è visto e considerato che di acciaierie nel mondo ce ne sono tantissime. C’era la voglia di dire anche altre cose e portare questo argomento più in là, proprio per questa ragione ho coinvolto Lula, una musicista diversissima da me, un’artista romana e non pugliese per la voglia di rendere più universale di discorso, lei è inserita in questo brano con estrema grinta e sensibilità».

Lula: «Sono veramente felice di essere stata coinvolta in questa avventura, proprio perché “Il gigante d’acciaio” vuole abbracciare un messaggio che va anche oltre il caso ex Ilva, la storia di chi vive di sacrifici e si trova a combattere contro dei muri, spesso culturali, e fa fatica a trovare un futuro davanti a sé. Il mio contributo è stato molto istintivo, di pancia, di cuore, le prime righe che mi sono venute sono, di fatto, quelle che abbiamo utilizzato per lo special».

Gabriella: «Quando ho scritto a Lucrezia, avevo buttato già qualche frase, le ho spiegato quali erano le mie intenzioni e, soprattutto, il fatto che non volevo restasse un argomento di pochi. Lei c’ha messo del suo e mi ha mandato quelli che erano i suoi pensieri di getto, per cui dietro questo pezzo ci leggiamo anche dell’altro, perché c’è la voglia da parte nostra di portare alla luce altri temi, quali l’inquinamento, la sicurezza sul lavoro e anche la forza dell’emisfero femminile. Proprio per questo ho coinvolto Lula, un altra donna, anche lei musicista, per portare alto questo messaggio».

La tua percezione è cambiata da quando non vivi più lì? In che modo ha contribuito il fatto che vivi in un altra realtà? Pensi che avresti scritto questo pezzo con lo stesso approccio se avessi avuto un coinvolgimento più quotidiano? Perché, forse, chi vive lì quasi si abitua o, peggio ancora, si rassegna..

Gabriella: «Hai centrato il punto, hai colto una serie di aspetti importantissimi. Chiaramente questa è una storia che hai sulla pelle quando cresci in un ambiente del genere, tra l’altro i miei cugini sono ex operai Ilva, mia nonna ha sempre lavorato in una fabbrica, quindi parliamo di un argomento che ho sempre respirato sin da piccola, però è stato proprio l’andare via che mi ha fatto rendere conto di quanto tutto questo sia una roba pesantissima, perché sai dopo un po’ che vivi in una determinata condizione ci fai l’abitudine, la consideri quasi una cosa normale.

Proprio per questo ho sentito l’esigenza e l’urgenza di raccontarla oggi questa storia, pur avendo fatto parte da sempre del mio vissuto. Chiunque arrivi a Taranto, la prima cosa che nota sono le strade completamente rosse e le facciate delle abitazioni. La gente del posto non vive questo problema con indifferenza, anzi, trovo che ci voglia tanto coraggio a restare, ad esempio mio cugino dice sempre che non riuscirebbe mai ad andarsene perché è la sua terra, quella che ama di più in assoluto, con tutta quanta la bellezza e le numerose problematiche quotidiane».

Dal punto di vista musicale il rock cantautorale si sposa con il rap, com’è nata l’idea di fondere queste due dimensioni sonore?

Gabriella: «Innanzitutto Lula è musicista piuttosto versatile, in questa occasione si è prestata come rapper, ma in realtà abbraccia diversi stili musicali, tra l’altro sto curando la produzione artistica del suo progetto insieme a Paolo Mazzotti, co-autore anche lui de “Il gigante di acciaio” insieme a noi due. Per il tipo di argomento ha voluto esprime il suo pensiero rappando, per risultare il più possibile diretta e avvicinarsi ad un pubblico anche più giovane, con l’obiettivo di far arrivare un messaggio di per sè non semplice e immediato anche ai ragazzi. Il rock e il cantautorato, invece, sono due elementi che accomunano entrambe».

Riguardo alla performance, riproporrete a grandi linee l’esibizione che abbiamo visto a Sanremo Giovani? Suonerete entrambe anche sul palco dell’Ariston?

Gabriella: «Sì, siamo entrambe due polistrumentiste, ma porteremo quello che consideriamo il nostro strumento di riferimento, vale a dire la chitarra per me e la batteria per Lucrezia. Sul palco dell’Ariston presenteremo una nuova versione di questo brano, perché in questo mese la squadra è cresciuta, il pezzo è stato successivamente prodotto da Brando Go Wilde, sarà per noi divertente riproporlo in una chiave completamente nuova».

Facciamo un passo indietro nel tempo, quando e come vi siete avvicinate alla musica?

Gabriella: «La famiglia fu galeotta (sorride, ndr), devo molto agli ascolti della mia mamma e tutto è successo per colpa/fortuna di Pierangelo Bertoli, lei era una sua grandissima fan, ascoltava sempre le sue canzoni in macchina, ripetendomi sempre con attenzione i suoi testi. Ero piccolina quando mi ha portato ad uno dei suoi spettacoli, rimasi folgorata da quest’uomo che fumava 106 sigarette sul palco e, più che cantare i suoi pezzi, interagiva e dialogava con la gente, lanciava continuamente messaggi con una potenza assurda. Subito dopo il concerto confidai a mia mamma il desiderio di poter un giorno anche io avere la stessa capacità comunicativa, così mi regalò la prima chitarra e da lì ho iniziato a sognare, mi sono iscritta al conservatorio e ho iniziato a viaggiare con la mia musica. Tutt’oggi chiudo tutti i miei live con “A muso duro”, il mio inno».

Lula: «Ho sempre respirato musica fin da piccola, mio fratello maggiore è anche lui un musicista, in particolare bassista, per cui mi ha trasmesso fortemente questa grande passione, così ho iniziato a suonare la batteria, poi il piano e, successivamente, ho cominciato a scrivere pezzi miei».

Quali ascolti hanno accompagnato e influenzato il vostro percorso?

Gabriella: «A parte Bertoli già citato, ho avuto ascolti variegati, tra i miei artisti di riferimento posso nominarti anche Lucio Dalla e Bruce Springsteen, ma sono amante anche della soul music, un mondo che mi interessa moltissimo e che cerco di riportare nel mio atteggiamento canoro».

Lula: «I miei ascolti sono abbastanza vari, di conseguenza anche quello che scrivo. Ascolto principalmente il cantautorato, ma anche il rap e il rock, per farti capire passo da Fabrizio De Andrè ai Blink 182 (sorride, ndr)».

Tornando a “Il gigante d’acciaio”, avete il timore che questo tema, sociale e non politico, possa non compreso alla perfezione o, peggio ancora, venire in qualche modo strumentalizzato?

Gabriella: «Sinceramente no, non è un aspetto che ci interessa, quindi non ci preoccupa. Il nostro non è un pezzo che ha un’accezione politica, bensì abbraccia un tema sociale. Il problema dell’Ilva esiste da sempre e, come le luci di Natale, si accende e si spegne. In realtà, il fatto che se ne parli sempre di più, magari in un contesto importante come quello di Sanremo, per noi assume un valore positivo. Se possiamo contribuire nel nostro piccolo a sollevare ulteriormente la questione, non può che farci piacere. E poi il rischio c’è su tutto, anche se scrivi una canzone d’amore potrebbero pure dire che sei troppo innamorato, trovare il cosiddetto pelo nell’uovo».

Riguardo questo asse Taranto-Roma che si è creato tra di voi, mi vengono in mente i due concertoni che vengono organizzati in entrambe le città il Primo Maggio. Visto il tema della canzone così importante, la butto lì, sarebbe bello in qualche modo unire le due piazze e cantare questo pezzo in un contesto così importante per la tutela dei diritti dei lavoratori… no?

Gabriella: «L’idea non sarebbe male, in realtà stavamo già ragionando su come eventualmente poter fare, magari con un jet privato (ride, ndr), non ci dispiacerebbe per niente riuscire a portare il nostro messaggio su entrambi questi due prestigiosi palcoscenici».

Lula: «Potremmo pure dividerci e giocare con gli ologrammi (sorride, ndr), oppure un collegamento tramite Skype. A parte gli scherzi, sarebbe per noi un onore riuscire in qualche modo ad unire queste due realtà, in fin dei conti simili, perché trattano gli stessi argomenti. Bravo, bell’idea, adesso tu hai il compito di concretizzarla!».

Intanto noi la buttiamo lì, lanciamo questo messaggio, poi vedremo se si concretizzerà o meno. Nel frattempo vi chiedo: prossimi progetti in cantiere dopo il Festival?

Gabriella: «Sono al lavoro del mio terzo disco, ho firmato con Warner Music Italia, subito dopo Sanremo riprenderò il lavoro, adesso siamo concentratissimi per questo importante appuntamento, non abbiamo voglia di fare le cose in fretta».

Lula: «Sto lavorando a nuove canzoni, come anticipava Gabriella, lei si sta occupando della produzioni artistica dei miei pezzi. Il discorso vale anche per me, sto cercando di fare tutto un passo alla volta, perché questa esperienza sanremese è forte, intensa e ci sta prendendo al 100%. Ovviamente è in costruzione un disco, ancora niente di definito, voglio fare una cosa sentita, fatta bene e di cuore».

Avete una canzone o un ricordo di Sanremo del cuore?

Gabriella: «Ti direi Domenico Modugno, sarò di parte e ti cito la mia terra, come canzone scelgo la più rappresentativa, ovvero “Nel blu dipinto di blu”, andiamo sul classico, sicuramente uno dei pezzi più importanti di questi settant’anni».

Lula: «Essendo cresciuta a pane e Battisti, ti cito “Un’avventura”».

Al di là di come andrà Sanremo, quale sarebbe per voi la vittoria più importante?

Gabriella e Lula: «Il riconoscimento più importante è che tutti possano cantare la nostra canzone, cantando all’unanimità lo slogan “non ci sarà un’altra volta”, ognuno con l’intenzione che vuole. Il nostro desiderio è che la gente cantasse “Il gigante d’acciaio” più forte possibile, il nostro obiettivo è sfruttare questa occasione per fare arrivare lontanissimo il nostro messaggio».

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Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

Di Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

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