Gaia Gentile

A tu per tu con la giovane cantante pugliese, in uscita con il suo nuovo disco intitolato “Sono fuori

E’ disponibile a partire dallo scorso 14 maggio “Sono fuori”, il nuovo album di Gaia Gentile, anticipato dal singolo Fuori tendenza. Approfondiamo la sua conoscenza.

Ciao Gaia, benvenuta. Partiamo da “Sono fuori”, com’è nato e cosa rappresenta per te questo lavoro?

«“Sono Fuori” è un disco in cui io ho messo tutta me stessa, ricco di pathos. È come me: sincero, spontaneo e diretto. Direi quasi la mia cartella clinica. Nasce con l’intento di trasmettere un messaggio senza l’utilizzo di troppe parole e provare a lasciare un segno, in un mondo musicale usa e getta. Questo disco era nei miei pensieri da molti anni, ma la pandemia ha segnato una svolta. Mi ha riportata a casa e mi ha dato il tempo e la costanza di portarlo a termine con una determinazione che non avevo mai messo in campo. Il mio obbiettivo è provare ad emozionare e stupire chi mi ascolta».

Quali pensieri e quali stati d’animo ti hanno accompagnata durante la fase di scrittura?

«Nel periodo di scrittura più intensa ero super ispirata. Nascevano canzoni come nascono i fiori in primavera. Ho provato a tirare fuori la valanga di emozioni che avevo dentro, senza condizionamenti esterni. Sapevo di non voler solo intrattenere, ma raccontare storie, raccontarmi. Non c’è cosa più bella che ripensare al momento della scrittura. È un momento magico che non sai cosa potrà far nascere, quale colonna sonora scaturirà». 

A livello musicale, quali sonorità hai voluto abbracciare?

«Io ho sempre amato la musica vera, quella suonata dallo strumento e quella creta dalla interpretazione personale del musicista. Ma nel disco ho voluto fare convivere contaminazioni musicali che hanno segnato il mio percorso e i miei gusti. Ho provato a coniugare il pop che mi scorre nelle vene, con la dance, le armonie jazz fino ad arrivare alla canzone d’autore che mi ha segnata come artista. Ho unito la musica live ad un subastato elettronico, secondo me insieme le due cose creano un valore aggiunto». 

Fuori tendenza” è il titolo del brano che ha anticipato il progetto, cosa avete voluto trasmettere attraverso le immagini del videoclip diretto da Giuseppe Marco Albano?

«Gaia Gentile in questo esperimento video, in collaborazione con il regista Giuseppe Marco Albano, ha ripensato il suo concetto di “fuori tendenza” attraverso un percorso artistico fatto di opere d’arte al femminile. Durante il videoclip, divento interprete delle mie opere d’arte preferite. Le opere interpretate sono: Man Ray, con “Le Violon D’Ingres” opera surreale che concettualizza la musica stessa in un personaggio femminile completamente fuori dagli schemi e manifesto di un periodo esso stesso fuori tendenza; Frida Kalo, che tende a sottolineare la personalità di Gaia e lo spirito di quest’opera: indipendenza, libertà di essere e di esprimersi; Giuditta di Klimt e Tamara di Lempicka nella rappresentazione schietta e senza veli di personaggi femminili forti e diretti, fuori dagli schemi per il loro periodo storico; Infine Andy Warhol con Pop Art di Marilyn Monroe che è la rappresentazione dell’opera d’arte e della mercificazione dell’oggetto d’arte concetto contro cui si schiera Gaia nell’intero disco “Sono Fuori”. Il video vuole dunque enfatizzare la libertà di espressione dietro questo nuovo progetto discografico. Video interamente svolto in una vera bottega d’artista, con un bellissimo colpo di scena sul finale… Gaia si scopre l’artista di se stessa e ricalca il concetto di essere felicemente e volutamente “fuori tendenza”».

Facciamo un breve salto indietro nel tempo, quando e come ti sei avvicinata alla musica?

«La musica in me c’è sempre stata e col tempo si è manifestata. Avevo mio padre con la passione della chitarra e mi portava in giro con lui è la sua band. Poi mi sono accorta che non potevo fare a meno della musica nel mio periodo adolescenziale, quando mi sono ritrovata quasi inconsapevolmente sul palco come protagonista di alcuni musical. Vivere l’arte a 360” ha fatto scattare in me la scintilla e la determinazione di voler tornare il più spesso possibile sul luogo sacro chiamato palcoscenico». 

Quali artisti e quali generi hanno accompagnato e influenzato la tua crescita?

«Da bambina passivamente assorbivo il pop di artisti come Zucchero, Dalla, Battisti, Venditti, Pink Floyd, Dire Straits, che piacevano tanto ai miei genitori. Poi all’età di 15 anni ho cominciato a una scuola di musica dove si è palesato il mio amore sfrenato per il jazz. Le voci di Sarah Vaughan, Billy Holiday, Carmen McRae, Ella Fitzgerald, Rachel Ferrell hanno segnato Il mio approccio alla musica e l’utilizzo della voce come strumento al pari degli altri, quindi capace di virtuosismi, dinamiche, espressioni, pulizia, improvvisazione. Mi piace ascoltare tanta musica, anche quella dance, elettronica, soul, hip hip. Dipende dall’umore, ma anche questi ascolti influenzano la mia musica». 

Sei pugliese, quanto contano la tua terra e le tue radici nella tua musica?

«Contano al punto che nel disco c’è un pezzo in cui canto anche in dialetto locale del mio paese, Speriam. Io sono estremamente legata alle mie radici, a ciò che mi ha permesso di diventare quella che sono. Nel singolo del disco “Fuori Tendenza” ho specificato di abitare in provincia! Nel bene e nel male, essere una ragazza di un piccolo paese ti tempra, ti fa essere una persona pronta su più fronti e più temprata alla vita. Poi nella mia terra c’è la Murgia, uno degli aspetti più ispiranti per la mia musica». 

 Per concludere, a chi si rivolge la tua musica e a chi ti piacerebbe arrivare in futuro?

«La mia musica non ha limiti di genere o di età! Passiamo dalla musica dance ad una ninna nanna alla Walt Disney. In futuro mi piacerebbe arrivare a più gente possibile, perché sono consapevole che c’è gente che cerca verità ed emozione nella musica. Vuole rispecchiarsi e lasciarsi coinvolgere da una musica autentica e la mia missione è essere coerente con me stessa, con i miei gusti e i miei principi».

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Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

By Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

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