Gard: “Dentro ogni piccolo particolare di “Lividi” ci sono io” – INTERVISTA
A tu per tu con Gard in occasione dell’uscita del suo primo Ep, intitolato “Lividi”. La nostra intervista al giovane cantante che abbiamo imparato a conoscere durante la 25esima edizione di Amici
Dopo essersi fatto conoscere e apprezzare dal pubblico di Amici grazie a un’identità musicale intensa e riconoscibile, Gard è pronto a compiere il suo primo passo discografico con “Lividi”, l’Ep d’esordio disponibile dallo scorso 22 maggio in formato fisico e su tutte le piattaforme digitali. Un progetto che raccoglie sei tracce, tra cui i singoli già presentati nel talent: “Lacrime di fango”, “Dimmi che mi vuoi”, “Inferno” e “Precipitando”, insieme agli inediti “Lasciami gridare” e “Un passo”, che aprono e chiudono simbolicamente il racconto.
Un lavoro che mette a fuoco tutta la cifra stilistica del giovane cantautore: testi emotivi e viscerali, sonorità elettro-pop energiche e una scrittura che alterna fragilità e rabbia. In questa intervista Gard ci ha raccontato la nascita di “Lividi”, il bisogno di trasformare il dolore in musica, il percorso vissuto dentro la scuola di Amici e l’emozione di incontrare finalmente il pubblico durante l’instore tour.
Gard presenta l’Ep “Lividi”, l’intervista
Come ci si sente a sentir pronunciare queste due parole: “primo EP” e cosa rappresenta per te questo biglietto da visita discografico?
«Mi sento gasatissimo. Questo Ep rappresenta ciò che sono e per me questa è la cosa più importante: essere sempre se stessi nella musica che si fa. Dentro ogni piccolo particolare di “Lividi” ci sono io e questa cosa mi fa impazzire».
Che momento fotografa questo progetto della tua vita e cosa pensi racconti della persona, del ragazzo che sei oggi?
«Fotografa tanti piccoli pezzi di dolore, proprio come dice il titolo. Dentro i brani ci sono diverse sfumature del mio dolore: alcuni lividi sono più grandi, altri più piccoli, dipende dal momento in cui li ho scritti. Racconta tanto di quello che sono oggi».
Sui social hai scritto: “Ho messo tutto me stesso in ogni pezzo e spero che vi arrivino tutte le emozioni che ho provato mentre scrivevo tutti i pezzi”. Ecco, ci racconti un po’ quali sono queste emozioni e questi stati d’animo che ti hanno accompagnato in questi mesi di lavoro?
«Sicuramente tanta incazzatura, perché quando uno sta male passa anche da lì. Poi delusione, sia in amore che nella vita in generale. Però dopo è arrivato anche il divertimento. Abbiamo voluto mischiare queste due cose: testi molto dolceamari e produzioni più aggressive ed energiche. Se togli quelle produzioni, molte canzoni sarebbero quasi delle ballad, perché nascono così. Poi io e Fulvio le abbiamo trasformate».
Entriamo nel dettaglio delle tracce e partiamo dalle canzoni che già conosciamo e che hai presentato nel corso della tua partecipazione ad Amici. “Dimmi che mi vuoi”, “Inferno” e “Precipitando” sono già conosciute: quali sono i feedback che ti hanno fatto più piacere?
«Per me il parere più importante resta quello del pubblico, perché sono le persone che poi ti fanno andare avanti. La cosa più bella è quando qualcuno mi dice: “Ho capito quello che provavi” oppure “Mi hai aiutato in un momento buio”. Più che salvare qualcuno, credo che la musica faccia compagnia. Io stesso la cerco negli artisti quando sto male. Ti fa sentire meno solo e oggi nella mia generazione c’è davvero troppa solitudine».
Poi c’è “Lacrime di fango”, l’attuale singolo estratto dall’EP. Il testo sembra quasi uno sfogo: quali riflessioni hanno favorito la nascita di questo pezzo?
«L’ho scritto il giorno prima di entrare ad Amici. Eravamo in studio e Fulvio mi ha detto: “Sfogati”. Ho buttato giù tutto quello che avevo in testa e poi abbiamo riordinato il testo. È uno sfogo contro la vita, non parla d’amore. Quando dico “mi guardi morire e marcire ma non mi maledire” è come se stessi parlando direttamente alla vita. È stato un grande vaffa».
Poi ci sono i due inediti che aprono e chiudono l’ascolto: “Lasciami gridare” e “Un passo”. Cosa aggiungono a livello narrativo questi due pezzi all’EP?
«Li ho scritti entrambi dentro la casetta, quindi sono i pezzi più recenti. “Lasciami gridare” nasce in un momento molto buio del percorso, quando avevo paura di perdermi. Non tanto di uscire, ma proprio di perdere me stesso. Avevo bisogno di sentire anche il dolore e accettarlo. “Un passo”, invece, parla delle mie paure più profonde, di tutte quelle cose che magari non dirò mai. È come se il disco si aprisse con il bisogno di gridare il male e si chiudesse con l’accettazione di certe ferite».
Non è inclusa nel tuo Ep, ma mi piace citarla perché l’ho trovata una proposta molto interessante: mi riferisco a “Sin ti”, interpretata con Cate Lumina. È nata davvero in modo così naturale?
«Sì, tutto velocissimo. Appena uscito da Amici mi è arrivato il messaggio di Cate con il file del pezzo e mi ha chiesto di provare a scrivere la seconda strofa. Mi sono chiuso in studio ed è uscita subito. Gliel’ho rimandata, le è piaciuta e dopo due giorni ci siamo visti a Milano per registrare. È stato bello perché andava anche un po’ fuori dai miei schemi, però volevo portare il mio sound e il mio modo di usare la voce anche in quel tipo di pezzo».
Venendo al tuo percorso ad Amici, quali skill pensi di aver acquisito da questa esperienza?
«Sicuramente tecnica vocale, anche se devo ancora migliorare tantissimo. E poi ho approfondito molto la parte musicale. Dopo un quattro in intonazione ho detto: “Ok, ora mi metto davvero a studiare”. Ho iniziato a studiare piano, armonia, tutte quelle cose che prima avevo solo sfiorato».
Nel corso del programma ti sei messo in gioco con cover molto diverse tra loro. Qual è quella di cui oggi sei più soddisfatto? E quale ti ha emozionato di più?
«“Fai rumore”. Mi ha emozionato tantissimo perché era lo stesso periodo in cui avevo scritto “Lasciami gridare”. Avevo proprio bisogno di fare rumore e gridare davvero, quindi quelle due cose si sono unite».
In questi giorni sarai protagonista dell’instore tour e sarà il primo contatto diretto con il pubblico. Che emozione provi?
«Non vedo l’ora. Che siano tante o poche persone non importa, voglio proprio incontrarle, guardarle negli occhi, avere un’interazione reale. Infatti faremo anche dei mini showcase chitarra e voce in ogni store. Voglio vivere quel contatto nel modo più sincero possibile».
Per concludere, quali elementi ti rendono più orgoglioso di “Lividi” e del percorso che hai fatto finora?
«Il fatto di fregarmene del giudizio non costruttivo. Più che giudizio, spesso è pregiudizio. E poi l’essere libero, aperto, totalmente me stesso. Questa è la cosa che conta di più».