Recensione del nuovo album d’inediti del rapper

Ci sono tante cose che si potrebbero dire sul nuovo ed atteso lavoro di Ernia, al secolo Matteo Professione, rapper da sempre capace di distinguersi con classe da tutta la nuova scena. Colto, educato ma anche gasato e “zarro”, un mix di cultura e innovazione, senza dimenticare un linguaggio fresco e ricercato. Insomma di rapper come Ernia all’interno del complesso miscuglio del rap game italiano non ce ne sono.

Gemelli, questo il titolo del disco, rappresenta la terza fatica discografica ufficiale del rapper, dopo Come uccidere un usignolo e il successivo 68, quest’ultimo pubblicato nel 2018. Dopo due ottimi lavori l’attesa era ovviamente alta, condita dall’hype di uscire in momento così particolare della nostra storia. Ernia è un pezzo grosso ma non è con questo disco che lo diventa, lo è da parecchio tempo.

Gemelli è un super prodotto sotto più punti di vista, innanzitutto quello sonoro: il lavoro dei produttori in questo senso è di primo livello perché capace di fornire un risultato vario ma allo stesso dotato di un senso di continuità, sia tra le tracce del disco, sia con i lavori precedenti del rapper. È vero, questo è un disco più “soft”, meno “pomposo” e certamente molto più radiofriendly in alcuni pezzi, ma non in senso negativo. Marz, Zef, Sick Luke, D-Ross e Star-T-Uffo, questa è la squadra di produttori del disco, ai quali si aggiunge Don Joe in Puro Sinaloa, brano ispirato a Puro Bogotà dei Club Dogo in cui insieme a Tedua, Rkomi e Lazza, Ernia riprende lo storico beat realizzando quello che alla fine risulta un vero proprio omaggio ad un brano culto del rap italiano, senza volersi confrontare ma semplicemente volendo creare un filo conduttore tra la vecchia e la nuova generazione di rapper.

L’album è vario e rappresenta perfettamente il tema del doppio che lega al titolo, Ernia è lo “spaccone” del brano U2 ma anche il romantico cantautore che sulle note del singolo Superclassico si dimostra capace di descrivere con intelligenza ed originalità il racconto di una storia d’amore complicata. Introspettivo ma anche estroverso, il rapper trova la chiave per raccontarsi a 360°, passa da “mi hanno strappato il cuore e sono ancora vivo” (Vivo) a “se mi vieni contro, attento io sono già morto dentro” (Morto dentro), sdoppiato come come L’inizo – La fine in 68 e Il traditore – Il tradito in CUUU. Tra sound vecchio stile e ritornelli alla The Weekend, l’artista milanese si destreggia con abilità utilizzando un lessico più diretto, ma non per questo meno credibile.

Poi ci sono gli ospiti, abbastanza ma non troppi: ci sono Fabri Fibra e Luchè, messi nelle loro condizioni ideali con due tracce che sembrano create apposta per evidenziarne al meglio le caratteristiche, c’è Shiva che ben si incastra nell’intensa MeryXSempre e soprattutto c’è Madame nel brano Fuoriluogo, vera e propria perla del progetto.

Con questo album Ernia riesce nella difficile impresa di crescere ancora senza perdere credibilità, trovando la chiave narrativa perfetta per volare in equilibrio tra sound moderno e racconto sincero. Tante sonorità differenti, tante chiavi di lettura per un solo obiettivo: quello di raccontarsi con sincerità.

Migliori tracce: Morto dentro / Fuoriluogo

Voto complessivo: 8.2/10

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Francesco Cavalli

Vent'anni e una vita divisa da sempre in due passioni: calcio e musica. Studia per diventare giornalista. Apprezza la musica in tutte le sue forme ascoltando tutto ciò che passa dal suo mp3 24 ore su 24. Il suo passatempo preferito è annotare, scrivere e commentare tutta la musica che ascolta.

Di Francesco Cavalli

Vent'anni e una vita divisa da sempre in due passioni: calcio e musica. Studia per diventare giornalista. Apprezza la musica in tutte le sue forme ascoltando tutto ciò che passa dal suo mp3 24 ore su 24. Il suo passatempo preferito è annotare, scrivere e commentare tutta la musica che ascolta.

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