Gigi D’Alessio, dai palasport al sogno di San Siro: “I concerti sono la prova del nove”
Dai nuovi appuntamenti nei palasport e negli stadi al sogno di San Siro, passando per il tour europeo e il film “Solo se canti tu”, in uscita nell’ottobre 2027. A Milano Gigi D’Alessio racconta i progetti futuri e presenta “Piccerè”, il singolo dedicato alla figlia Ginevra, senza risparmiare riflessioni su intelligenza artificiale, streaming e centralità della musica dal vivo
Un calendario di concerti sempre più fitto, il ritorno negli stadi, una tournée europea e un sogno chiamato San Siro. Ma anche un nuovo singolo dedicato alla figlia Ginevra, un film ispirato alla sua storia personale e una riflessione sul presente della discografia, tra algoritmi, streaming e intelligenza artificiale. Sono tanti i temi al centro dell’incontro con Gigi D’Alessio, realizzato a Milano, occasione per fare il punto sui prossimi progetti e tracciare un bilancio di una fase particolarmente intensa della sua carriera. Un percorso che continua a trovare nel palcoscenico il proprio principale punto di riferimento, come dimostrano i numeri degli ultimi anni e le nuove date annunciate proprio alla vigilia della ripartenza di “Gigi Palasport”, attesa il 14 novembre al Palazzo dello Sport di Roma, già tutto esaurito.
«È la mia più grande conferma personale», racconta, tornando sull’attività dal vivo e sui risultati raggiunti negli ultimi anni. «Dal 2022 al 2025 abbiamo cantato ventidue volte in Piazza del Plebiscito. Quando vedo che i numeri continuano a crescere, anche in maniera importante, significa che non c’è soltanto un repertorio e una storia alle spalle, ma soprattutto che le persone escono dai concerti felici. Ogni concerto può farti guadagnare altri dieci appuntamenti, ma può anche fartene perdere altrettanti: basta che qualcuno scriva sui social che lo spettacolo è stato brutto o noioso. Per questo sono contento della risposta che stiamo ricevendo».
Una risposta che guarda già al 2027, anno nel quale si concentrerà una nuova stagione di grandi appuntamenti. Il primo sarà il 22 maggio all’Arena di Verona, con “Gigi & Friends in Arena”, evento speciale nel quale D’Alessio condividerà il palco con ospiti e amici per una serata all’insegna dell’incontro e della musica vissuta insieme. A giugno sarà invece la volta di “Gigi Stadi”, a partire dal doppio appuntamento del 5 e 6 giugno allo Stadio Diego Armando Maradona di Napoli, dove l’artista tornerà dopo i due sold out del 2025. Il calendario proseguirà il 12 giugno a Taranto, allo Stadio Erasmo Iacovone, che aprirà per la prima volta le proprie porte alla musica, e il 19 giugno a Messina, allo Stadio Franco Scoglio.
Il viaggio oltre i confini italiani è previsto per novembre 2027 e toccherà alcune delle principali città europee: Zurigo, Stoccarda, Francoforte, Barcellona, Londra, Parigi, Malta e Liegi. Un calendario ancora in via di definizione, destinato ad ampliarsi con l’arrivo di nuove conferme. Nel frattempo, la tournée italiana continuerà a svilupparsi tra palasport, arene e stadi, con un repertorio che attraverserà oltre trent’anni di carriera. In scaletta troveranno spazio i brani che hanno segnato la storia musicale di D’Alessio e le canzoni di “Nuje”, il suo ultimo progetto discografico, pubblicato da GGD Edizioni Srl, Columbia Records e Sony Music.
Tra i progetti che potrebbero segnare il prossimo capitolo della sua attività dal vivo c’è anche un appuntamento a San Siro. La sua agenzia live, Friends & Partner, è al lavoro per provare a organizzare una grande festa allo stadio Giuseppe Meazza di Milano, ipotesi che l’artista accoglie come un traguardo significativo, senza tuttavia dare nulla per scontato. «Per me sarebbe un bel sogno chiudere questo triennio a San Siro. È sempre una grande soddisfazione. Naturalmente bisogna fare i conti con i numeri e con la possibilità di riempire uno stadio di quelle dimensioni. Se riusciremo, sarà una festa. Ma non dimentichiamo che, quando si parla di un finale, non è detto che sia davvero la fine: sono anni che immaginiamo questa chiusura e, se riempiremo San Siro, magari apriremo altre date».
La prospettiva di un grande appuntamento milanese si inserisce in una stagione che, oltre ai concerti, sarà accompagnata da nuovi contenuti musicali. Gigi D’Alessio ha infatti pubblicato a sorpresa “Piccerè”, una ballad dolce e intensa di cui ha firmato testo e musica, con gli arrangiamenti del Maestro Adriano Pennino. Il brano è una lettera aperta alla figlia Ginevra, una carezza affidata alla musica per accompagnarla lungo il cammino della vita. Un racconto intimo e universale, attraversato da consigli, paure, speranze e promesse silenziose, che si trasforma in una dichiarazione d’amore capace di superare il tempo e le distanze, rivolgendosi a ogni padre, a ogni figlia e a chiunque conosca la forza di un legame destinato a durare.
«Come sapete, ho sei figli e sei canzoni dedicate a loro. Mio figlio Luca, scherzando, mi ha detto: “Papà, mi raccomando, se devi fare un medley, fallo con le canzoni dedicate ai figli, altrimenti salta mezzo concerto!”. “Piccerè” mi sembrava giusto dedicarla a Ginevra, la mia ultima bambina, che ha quasi tre anni. Poi, però, mi sono reso conto di aver scritto una canzone che può appartenere a tutti i figli, a tutti i papà e a tutte le mamme. È un brano che tocca anche un argomento purtroppo molto attuale, quello della violenza sulle donne. Per me è davvero un capolavoro. Abbiamo realizzato anche una traduzione in italiano, ma non rende allo stesso modo. La lingua napoletana, oggi più che mai, è entrata nella quotidianità e tra le due versioni non c’è confronto».
Nelle parole dell’artista, “Piccerè” non è dunque soltanto una dedica privata, ma un brano che allarga il proprio significato fino a comprendere le relazioni familiari e le fragilità del presente. Gigi D’Alessio ne sottolinea anche la natura profondamente legata alla lingua napoletana, ormai entrata nella quotidianità e capace di raggiungere un pubblico sempre più ampio. Una canzone che, proprio per la sua intensità emotiva, diventa anche il punto di partenza per una riflessione sulla creatività e sull’intelligenza artificiale.
«È frutto dell’intelligenza napoletana, non di quella artificiale», osserva, affrontando un tema che considera sempre più urgente. «Viviamo un momento complicato e credo che sia necessario mettere delle regole. Un conto è utilizzare l’intelligenza artificiale per abbreviare i tempi, un altro è farla diventare una collaboratrice a cui affidare tutto: scrivere una canzone, un articolo o realizzare un disegno. Se scrivo un brano e voglio provare come potrebbe funzionare con una voce femminile, posso chiedere di farmelo ascoltare in quella versione. Ma è diverso dal domandare all’intelligenza artificiale di scrivere direttamente una canzone. La creatività deve rimanere nostra».
Un distinguo che si lega alla sua idea di mestiere e al valore dell’esperienza maturata negli anni. Gigi D’Alessio non è attualmente al lavoro su un nuovo album di inediti e ragiona piuttosto in un’ottica di singoli, da pubblicare con una maggiore frequenza. Una scelta che nasce anche dall’osservazione delle trasformazioni del mercato discografico, dove la durata dei brani e le modalità di fruizione sembrano rispondere sempre più alle logiche delle piattaforme e degli algoritmi. «Oggi le canzoni non hanno più un’introduzione, perché devono durare due minuti e trenta o due minuti e quarantacinque secondi. C’è il trucco che, se una persona le ascolta più volte, aumenta il numero degli streaming. Si è creato un mondo complicato, in cui sembra che basti avere più soldi e comprare visibilità su TikTok perché un pezzo funzioni. Per me le piattaforme dovrebbero mettere la musica a disposizione e lasciare che ognuno scelga liberamente cosa ascoltare. Oggi, invece, un ragazzo può fare mille streaming in meno e finire in depressione. È un mondo che rischia di essere dopato, nel quale non si capisce più bene che cosa sia reale».
In questo scenario, il concerto resta per Gigi D’Alessio il luogo in cui misurare concretamente la risposta del pubblico e verificare la tenuta di una proposta musicale. Non soltanto una questione di numeri, ma un rapporto diretto con le persone che scelgono di acquistare un biglietto, affrontando anche spese importanti pur di assistere a uno spettacolo. «Il live è la prova del nove. Puoi avere anche un miliardo di streaming, ma poi devi salire su un palco, in un teatro da mille posti o in uno stadio da cinquantamila, e vedere che cosa succede. Oggi sembra che il mondo della musica si sia diviso tra chi fa pochi streaming e molti biglietti venduti e chi, al contrario, ottiene tanti ascolti ma pochi spettatori. Non si capisce più niente. Però bisogna ricordare che dietro ogni biglietto c’è una persona che fa un sacrificio. Nel mio caso spesso vengono interi nuclei familiari, che acquistano quattro, cinque o sei biglietti. Tra biglietti, benzina, parcheggio, merchandising e tutto il resto, una famiglia può arrivare a spendere cinquecento, seicento o anche settecento, ottocento euro. Sono persone che magari per quindici giorni non vanno più a mangiare una pizza o rinunciano a comprare un giocattolo ai figli. Dobbiamo avere un rispetto enorme per loro. Mi auguro che gli artisti comincino a guardare non soltanto a quanti streaming fanno, ma a quante persone rendono felici e a quanta bella musica riescono a realizzare».
Il rapporto con le nuove generazioni, del resto, è uno degli aspetti che hanno contribuito a rinnovare il pubblico di Gigi D’Alessio. Un passaggio importante in questa direzione è stato “Buongiorno”, il progetto discografico realizzato nel 2020 insieme ad alcuni giovani protagonisti della scena rap e urban. Un disco nato dalla curiosità di confrontarsi con linguaggi differenti e dalla volontà di rileggere brani del proprio repertorio, alcuni dei quali risalenti a venticinque o trent’anni prima, attraverso una sensibilità contemporanea.
«Sono sempre stato curioso, ho voluto capire che cosa stesse succedendo, senza chiudermi nel mio orto e rimanere convinto soltanto delle mie idee. Mi piace incontrare i ragazzi e confrontarmi con loro. Prima della pandemia ho pensato di prendere alcune mie canzoni di venticinque o trent’anni fa e rifarle insieme ad artisti di oggi. Erano brani che duravano anche quattro o cinque minuti, quindi abbiamo cercato di mantenerne il cuore e dare loro una svolta attraverso l’intervento dei giovani. Ho incontrato tanti ragazzi, alcuni scrivevano i testi direttamente sulle note dell’iPhone. Cercavo di aiutarli a trovare il senso delle canzoni: se stiamo raccontando una storia d’amore, il testo deve rimanere legato a quella storia. Il disco “Buongiorno” ha dato una nuova vita a quelle canzoni e mi ha avvicinato a un pubblico molto giovane».
Un’apertura che non ha significato rinunciare alla propria identità, ma piuttosto metterla in dialogo con quella di chi si è affacciato più recentemente sulla scena musicale. La stessa curiosità che Gigi D’Alessio rivendica oggi nel rapporto con i nuovi linguaggi si ritrova nella scelta di continuare a pubblicare musica senza inseguire necessariamente la struttura tradizionale dell’album, privilegiando il singolo e la possibilità di raggiungere il pubblico con nuove canzoni.
Il 2027 porterà con sé anche un progetto cinematografico che ripercorrerà una parte della sua vicenda personale. Il film, intitolato “Solo se canti tu”, arriverà nelle sale il prossimo ottobre e vedrà Matteo Paolillo nel ruolo del protagonista. Non si tratterà di una celebrazione della popolarità raggiunta, quanto piuttosto del racconto di una formazione, degli anni dello studio e dei sacrifici che hanno preceduto l’inizio della carriera musicale. La storia partirà dall’infanzia, quando D’Alessio aveva sei o sette anni, per arrivare al momento in cui cominciò a fare il cantante.
«Più che un’autocelebrazione sarà un messaggio sociale. Si parte da quando avevo sei o sette anni e si arriva al momento in cui comincio a fare il cantante. Voglio raccontare ai ragazzi di oggi che bisogna fare sacrifici e che non bisogna cercare scorciatoie. Io ho studiato pianoforte otto ore al giorno, tutti i giorni, rinunciando al tempo che avrei potuto dedicare ai trenini, alle costruzioni, al pallone e a tante altre cose. La sicurezza che senti quando ti siedi davanti a uno strumento e sai quello che stai facendo arriva soltanto attraverso lo studio e il sacrificio. Oggi posso sedermi al pianoforte senza avere ansia da prestazione, che davanti a me ci sia Riccardo Muti oppure un ragazzo che si affaccia al mondo della musica. Questa padronanza non te la regala nessuno».
Il titolo scelto per il film rimanda a una fase iniziale della sua storia, quando il canto non era ancora il centro del suo percorso. Gigi D’Alessio scriveva canzoni per altri e non immaginava ancora di diventare il protagonista delle proprie interpretazioni. La timidezza, il rapporto con la famiglia e il passaggio verso una dimensione professionale saranno alcuni degli elementi affrontati dalla narrazione, che si muoverà tra episodi realmente vissuti e ricostruzioni cinematografiche.
«Ho voluto che fosse definito “ispirato alla storia di Gigi D’Alessio”, perché la mia storia, così come l’ho vissuta, la conosco soltanto io. Quando uno sceneggiatore scrive un film deve necessariamente inventare alcune situazioni. Ho chiesto che si rimanesse, però, dentro i binari della verità. Poi si può romanzare, colorare, prendersi qualche licenza, ma il fondo deve essere autentico. Ci sono episodi che nel film vengono raccontati in maniera diversa: per esempio, il rapporto con mio padre o il modo in cui sono arrivato al conservatorio. Sono licenze narrative che conosco io e che ho voluto precisare. Il titolo nasce dal fatto che inizialmente non ero un cantante: scrivevo canzoni per altri. Ero una persona molto timida, non avevo vergogna di cantare, ma non mi immaginavo ancora in quel ruolo. Il film racconterà anche questo passaggio».
Nel racconto cinematografico troverà spazio anche la figura di Vincenzo D’Agostino, autore di numerose canzoni insieme a Gigi D’Alessio e scomparso nel corso di quest’anno. «Il film racconta anche la storia di Vincenzo, che ha scritto tantissime canzoni insieme a me e che purtroppo è venuto a mancare quest’anno. È stato un amico con cui ho condiviso un percorso importante. Anche questo fa parte della mia storia».
Sul fronte live, intanto, la macchina organizzativa si prepara a una nuova stagione di appuntamenti. I biglietti per le date del 2027 saranno disponibili in presale per gli iscritti alla newsletter e all’area riservata di gigidalessioofficial.it a partire da venerdì 30 ottobre alle ore 16, mentre la vendita generale su TicketOne aprirà il 31 ottobre dalle ore 11.00. Ad accompagnare l’artista sul palco ci sarà una formazione composta da Kekko D’Alessio alle tastiere, Giuseppe Seno e Ciro Manna alle chitarre, Lorenzo Maffia al piano, Daniele Leucci alle percussioni, Alfredo Golino alla batteria, Roberto D’Aquino al basso e Max D’Ambra alle tastiere e alle programmazioni.
La scaletta sarà costruita per attraversare le diverse stagioni di una carriera che ha saputo mantenere un dialogo costante con il pubblico, senza trascurare il materiale più recente. Dai successi che hanno segnato il percorso di Gigi D’Alessio alle canzoni di “Nuje”, il filo conduttore rimarrà la dimensione del concerto come momento di condivisione. Un principio che si ritrova anche nelle parole con cui l’artista guarda al futuro: nuovi palchi, nuove città, un film che riporta alle origini e una canzone che, partendo da una dedica familiare, ambisce a parlare a tutti. Con la consapevolezza che, al di là delle classifiche e degli ascolti, la misura più concreta di una carriera continua a essere la felicità delle persone che scelgono di esserci.