Ginevra: “La musica mi ha insegnato ad essere paziente” – INTERVISTA

Ginevra

A tu per tu con Ginevra, in occasione dell’uscita del disco “Femina”, fuori a partire dallo scorso 24 gennaio Ecco la nostra intervista

Tempo di nuova musica per Ginevra, fuori con il disco “Femina”, disponibile per Asian Fake / Sony Music Italy a partire dallo scorso 24 gennaio. Ad anticipare la release, insieme ai precedenti “Cupido” e “My baby!”, il nuovo singolo “30 anni”.

Un album che per Ginevra rappresenta, sia dal punto di vista sonoro che compositivo, il suo lavoro più maturo e sentito, un lavoro in cui si racconta come mai prima, in modo profondo, in otto brani senza filtri.

Ginevra presenta il disco “Femina”, l’intervista

Come si è svolto il processo creativo di “Femina”, da quali spunti sei partita e quali stati d’animo ti hanno accompagnata durante la realizzazione?

«Parto col dire che è sicuramente uno dei lavori a cui tengo di più tra tutto quello che ho fatto finora nel mio percorso. È stato un processo molto naturale, nel senso che dal precedente disco “Diamanti” ad oggi, sono cambiate anche le mi intenzioni, nel senso che all’inizio pensavo di concentrarmi di più sull’elettronica. Poi, i miei stati emotivi e confusionali da trentenne, mi hanno portato a ragionare su altro e, naturalmente, si è creato un discorso musicale molto più intimo di quello che appunto avevo previsto. Man mano che si stava delineando il disco, volevo fosse il più possibile sincero e diretto possibile».

La traccia “Femina”, oltre a dare il titolo al progetto, affronta il tema della violenza di genere. Come hai vissuto in prima persona la scrittura di questo pezzo che sicuramente ha a che fare con una delle piaghe della nostra società?

«È stato un momento molto delicato e che non avevo mai pensato di vivere. Devo ammettere che avevo anche paura di confrontarmi con un tema del genere, il timore è quello di banalizzare un tema e un problema così intrinseco nella nostra società e così delicato. Dopo aver scritto un pezzo, mi chiedo sempre se sono stata onesta con me stessa e se sono stata sincera. Spero che questa cosa arrivi al di là di come ho detto e di come ho affrontato l’argomento».

Nel disco affronti diversi argomenti, dal rapporto speciale con tua nonna in “30 anni” al conflitto interiore nelle dinamiche di coppia in “Cosa voglio cosa vuoi”, passando per l’evoluzione e anche l’accettazione di sé che ritroviamo sia in “Cupido” che in “Verità”, Ci sono dei momenti di grande intimità, ma anche di incredibile forza. Come hai trovato il giusto equilibrio tra questi aspetti della tua vita e della tua personalità?

«Sicuramente sono anche stata aiutata nel trovare l’equilibrio di questo racconto sonoro, ci tengo a citare il team di produzione che ha lavorato con me al disco, che sono: Francesco e Marco Fugazza e Domenico Finizio. Insieme abbiamo cercato di capire come concentrarci sui momenti intimi, ma poi anche far esplodere questi momenti. Per me era importante, proprio perché a livello di indole, non si tratta proprio la mia caratteristica vocale, per cui era interessante puntare sull’esplosione di altri elementi. Questo lavoro di ricerca sul suono dà sicuramente dinamica e accompagna anche quelle che sono le mie volontà, che poi magari non sono espresse nella voce, ma nel testo piuttosto, o magari nella distorsione, nell’uso della distorsione, sia sulla voce che su altri elementi. Quindi con tanta selezione anche nel materiale che avevamo a disposizione, alcuni pezzi sono stati anche più complessi di altri da lavorare».

Per concludere, qual è la lezione più importante che pensi di aver tratto dalla musica fino ad oggi?

«Sicuramente la musica mi ha insegnato ad essere molto paziente, e poi mi ha insegnato che la perseveranza, la resilienza e la pazienza sono tutte caratteristiche necessarie per raccontarsi attraverso la musica e per poi pubblicare musica, perché comunque si tratta di un percorso lungo, complesso e ogni volta tra un disco e l’altro è interessante vedere che cosa succede nel mezzo».

Scritto da Nico Donvito
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