Giordano Joe: “La mia musica è una bussola che indica quale direzione percorrere” – INTERVISTA

A tu per tu con il giovane cantautore milanese, in uscita con il suo terzo singolo intitolato “Ho la febbre”

Tempo di nuova musica per Giordano Joe Santonocito, meglio conosciuto semplicemente come Giordano Joe, artista classe ’91 attualmente in rotazione radiofonica con il singolo “Ho la febbre”, disponibile negli store digitali e sulle piattaforme streaming a partire dallo scorso 31 maggio. Prodotto da Luca Venturi, arrangiato da Marco Guarnerio e Simone Summa, il brano sviscera gli umori tipici della fine di una storia d’amore associandoli ai sintomi influenzali. Reduce dalla pubblicazione dei due precedenti inediti “Forse è stato” e “Lontana”, e dopo aver composto per Serena De Bari la canzone “Diamante nero”,  il giovane cantautore milanese sta lavorando alla realizzazione del suo primo album in studio. Conosciamolo meglio.

Ciao Giordano, partiamo dal tuo nuovo singolo “Ho la febbre”, com’è nato e cosa rappresenta per te?

«“Ho la febbre” nasce in un pomeriggio piovoso di primavera. Ero a casa da solo, con l’influenza e ho colto l’occasione per prendere la chitarra e scrivere questa canzone. Rappresenta l’epilogo di una relazione ma allo stesso tempo di un nuovo inizio!».

Cosa hai voluto raccontare e quali sonorità hai voluto abbracciare?

«Ho voluto raccontare a 360 gradi un periodo particolare della mia vita. Il clima incerto di quel periodo rispecchiava esattamente lo stato d’animo che albergava in me. Una sofferenza emotiva che si è evoluta in una vera e propria debolezza fisica! Ma con la giusta cura ogni brutta influenza può passare e nel mio caso la medicina è stata proprio la musica! “Ho la febbre” è una canzone pop/cantautoriale alla quale ho voluto aggiungere qualche sfumatura di elettronica per darle una sonorità più moderna».

Riguardo il videoclip, cosa avete voluto trasmettere attraverso quelle immagini?

«Il videoclip, diretto da Marco D’Andragora, è stato girato in un ambiente chiuso, dai colori un po’ freddi, proprio per rendere al meglio l’idea di una situazione interiore, piuttosto turbolenta, che dall’esterno, molte volte, non si riesce a percepire».

Facciamo un breve salto indietro nel tempo, quando e come ti sei avvicinato alla musica?

«Sin da bambino ho avuto un legame speciale con lei. Mio nonno Giovanni era un maestro di musica e quando andavo a Catania d’estate, trascorrevo molto tempo nel suo studio. Inoltre, mio padre scriveva canzoni ed è tuttora un produttore discografico; ascoltavo molta musica ma solo a 16 anni ho preso in mano una chitarra “sgangherata” ed ho iniziato a scrivere. Avevo un forte desiderio di trovare me stesso e soprattutto di tirare fuori quei pesi che già portavo dentro».

Quali ascolti hanno accompagnato e influenzato il tuo percorso?

«Un nome e cognome in particolare: Lucio Battisti. La sua musica per me è come una bussola che indica sempre quale direzione percorrere per raggiungere la destinazione finale; trasmettere emozioni! Ci sono anche artisti contemporanei dai quali traggo ispirazione come Jovanotti e Cremonini. Di loro amo la fantasia e i diversi modi che utilizzano per arrivare dritti al cuore. Ultimi, ma non per importanza, sono Johnny Cash ed Elvis Presley. Il loro carisma era travolgente e la loro musica immortale!».

Con quale spirito ti affacci al mercato e come valuti l’attuale scenario discografico?

«Il mio spirito è sempre positivo! Non ho grandi aspettative in quanto oggi come oggi il mercato musicale è davvero vasto ed è difficile emergere, ma credo fermamente che se si rimane sinceri e coerenti con il proprio essere si possano raggiungere risultati importanti. Oggi, a mio avviso, le case discografiche impongono troppo le loro idee lasciando poco spazio alla fantasia dell’artista, mi riferisco specialmente ai giovani  che pur di raggiungere subito la popolarità scendono a compromessi».

Come valuti il tuo rapporto con i social network?

«Abbastanza positivo… mi permette di interagire con chi ascolta le mie canzoni, raggiungendo persone che vivono in qualsiasi parte del mondo. Se usato responsabilmente, può essere davvero utile per confrontarsi e migliorare il proprio modo di interagire; saper comunicare credo sia la chiave per aprire le porte del successo, non inteso come fama, ma come maturazione artistica e personale».

Pensi che il web abbia portato più vantaggi o svantaggi al settore musicale?

«Credo abbia portato più vantaggi in quanto ha concesso a molti artisti di farsi conoscere dalla propria stanzetta, mostrando il lato più intimo e creativo della propria personalità. È ovvio dire che il mondo virtuale è completamente diverso rispetto a quello reale. Penso siano due strade che debbano essere percorse contemporaneamente se si vuole creare qualcosa di veramente importante».

Per concludere, dove e a chi desideri arrivare con la tua musica?

«Non ho una meta ben precisa. L’unico mio obiettivo è quello di fare musica perché mi fa stare bene e mi completa. Continuerò a raccontare le esperienze che vivo sperando che più persone possibili possano rivedersi in ciò che scrivo e trarne a loro volta ispirazione.  Solo così potrò creare con loro un legame duraturo nel tempo perché si sa, quando una canzone ti entra nel cuore la porterai con te per il resto della vita».

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Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

Nico Donvito

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