A tu per tu con il cantautore torinese classe ’82, in uscita con il singolo intitolato “Una rosa bianca

Tempo di nuova musica per Giuseppe Oppedisano, in arte Giosef, al suo ritorno discografico con il singolo “Una rosa bianca”, disponibile e in radio e sulle piattaforme digitali a partire dallo scorso 28 giugno. Lo abbiamo incontrato per approfondire la conoscenza della sua personale visione di vita e di musica.

Ciao Giuseppe, benvenuto. Partiamo dal tuo singolo d’esordio “Una rosa bianca”, cosa racconta?

«Sicuramente ti posso dire cosa mi ha spinto a scriverla, la voglia di ritornare ad essere una persona felice e sorridente. Quando una canzone esce diventa un po di tutti e il significato può prendere vie diverse a seconda dell’ascoltatore. Dare una direzione, un significato, può togliere la fantasia e l’emozione che si cela dietro la persona che l’ascolta».

Quali pensieri e quali stati d’animo ti hanno accompagnato durante la fase di composizione del pezzo?

«Sicuramente come accennavo prima, la voglia di rinascere, di maturare, di sorridere, la voglia di prendere una difficoltà come un qualcosa di costruttivo che ti possa far evolvere e crescere». 

C’è una frase che, secondo te, rappresenta e sintetizza al meglio il senso dell’intera canzone?

«Assolutamente sì e penso sia veramente potente: “Pianta un seme nel cemento sarà il tuo giardino”».

Facciamo un salto indietro nel tempo, c’è stato un momento preciso in cui hai capito che la musica per te era più di un passatempo?

«Io penso che sia tutto un percorso, naturalmente ho iniziato a fare musica come passatempo come qualcosa che potesse farmi crescere come persona e far uscire tutte le emozioni, siccome ero un ragazzo solare sì, ma anche introverso. Piano piano è diventata sempre più un’esigenza, un qualcosa che ti entra nella pelle, un lavoro vero e proprio, un qualcosa che muove la passione, la determinazione, la costanza e che nello stesso tempo ti fa crescere».

A livello di ascolti, quali artisti e quali generi hanno accompagnato la tua crescita?

«Come ascolti diciamo che sono cresciuto con i cantautori anni ’70-’90 quindi parliamo di Battisti, Dalla, Battiamo ma oggi sono quasi interamente influenzato dalla poesia di Niccolò Fabi per me un Guru musicale, e affascinato dal mondo di Brunori Sas e Bungaro, che ritengo dei grandissimi parolieri che fanno della musica un vero e proprio diario della vita».

Qual è l’aspetto che più ti affascina nella fase di composizione di un brano?

«Ma non ce n’è uno preciso, diciamo che la cosa che mi affascina di più è che i brani che scrivo escono sempre nel momento in cui la mia vita lo richiede. O sono delle intuizioni o sono delle proprie gemme da seguire».

“Una rosa bianca” anticipa l’uscita del tuo secondo album “La rinascita del Viola” atteso entro la fine dell’anno. Cosa puoi dobbiamo aspettarci a riguardo?

«”La rinascita del Viola” rispecchia interamente quello che sono io, un disco dove c’è un percorso di vita vissuto che non solo racchiude la mia vita ma anche un po quella di tutti, se dovessi trovare un aggettivo per definire questo lavoro direi autentico».

Per concludere, a chi si rivolge oggi la tua musica e a chi ti piacerebbe arrivare in futuro?

«Sicuramente posso dire che la mia musica non è mainstream, è rivolta ad un pubblico più adulto, che sa entrare nella profondità di un testo, che sa fare proprio il significato e portarlo nella propria vita. Magari in futuro ci può essere una ricerca di sonorità più elettronica, “moderna”, se così si può dire, ma assolutamente non snaturando l’autenticità di cui parlavo prima, anche se io prediligo il live, la musica che suona, e qualche idea già ce l’ho».

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Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

Di Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

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