Giovane Feddini Un giorno in meno

A tu per tu con il rapper classe ’92, in uscita con il suo nuovo album intitolato “Un giorno in meno

Si intitola “Un giorno in meno” il nuovo progetto discografico di Giovane Feddini, disponibile negli store digitali e sulle piattaforme streaming a partire dallo scorso 5 febbraio, per Dogozilla Empire/Sony Music Italy, sotto la guida artistica di Don Joe. Approfondiamo la sua conoscenza.

Ciao Federico, benvenuto. Partiamo dal tuo nuovo album “Un giorno in meno”, da quali idee sei partito e come si è svolto l’intero processo creativo?

«Ogni mio progetto musicale nasce dall’istinto creativo: lascio che le prime canzoni nascano naturalmente e una volta che capisco la forma che sta prendendo il progetto, lo perfeziono. “Un giorno in meno” è nato grazie alla vibe milanese e alle mie prime esperienze vissute nella metropoli».

Quali pensieri e quali stati d’animo hanno accompagnato la realizzazione di questo lavoro?

«Questo album ha la nostalgia degli occhi che ho lasciato andare per essere qui; la fame dei giorni con solo pasta in bianco e mandarini; la rabbia delle mille di volte che sono stato dato per scontato; l’immagine di mia mamma in pensiero per me, motivo per cui non mi perdo mai d’animo».

Un album con un titolo che invita l’ascoltatore a riflettere sul concetto di “carpe diem”. A non dare per scontato nemmeno un secondo della nostra vita. Da quali intuizioni è scaturita questa riflessione?

«Inizio spiegando che la mia musica è quasi sempre a servizio dell’ascoltatore: “Carnevale di Venezia”, “Figlio di Claudio” e “Un giorno in meno” hanno tutti il denominatore comune di dare un messaggio positivo, specialmente questo mio primo album ufficiale, che esce durante una pandemia e le sue conseguenti limitazioni di cui stiamo tutti risentendo fortemente. È importante per me inserire una componente reale, che sta nell’aiutare le persone a mantenere la loro umanità».

Dal punto di vista musicale, che tipo di sonorità gai voluto abbracciare?

«È stato un album molto diverso dai precedenti, già solo per il fatto di aver scritto alcune canzoni per la prima volta soltanto su un riff di chitarra. Essendo il mio album ufficiale volevo che ci fossero tutte le mie influenze più uno step successivo: i Caraibi in “Gentile” e “Fuego”, New York su “Jetski”, Londra su “Bravi ragazzi” e “High in Lambrate”. “Millepiedi”, il brano più pop e malinconico del disco, doveva essere semplice ed efficace: ha rappresentato la sfida di comunicare il messaggio senza le mie citazioni e metriche rap».

Giovane Feddini Un giorno in meno

Facciamo un breve salto indietro nel tempo, quando e come hai scoperto la tua passione per la musica?

«Ho scoperto il rap alle medie, in una delle storie più comuni in Italia: ero il ragazzo nuovo a scuola e non parlavo con nessuno, non avevo praticamente amici e venivo spesso preso in giro e punzecchiato. Ascoltare 50 Cent e la G Unit in quel momento mi ha dato il coraggio di tirare fuori gli artigli. Ringrazio la mia sorellona Giulia per quei CD masterizzati».

Quali ascolti hanno accompagnato e ispirato la tua crescita?

«Se dovessi dire cinque rapper che mi hanno influenzato nel modo di scrivere: Rick Ross, Drake, Styles P, Conway The Machine e Jim Jones. Cinque artisti non rap direi Zucchero (si sente su Fuego), Samuele Bersani, Sean Paul e Damian Marley».

In un momento instabile come quello attuale, cosa ti piacerebbe riuscire a trasmettere a chi ascolterà “Un giorno in meno”?

«A chi ha difficoltà lavorative, come è successo anche a me, dico: diversificatevi e innovatevi. Sfruttate internet più che potete perché ora più che mai è il momento di abbracciare i lati buoni della digitalizzazione, e non chiudetevi in un solo settore perché le vostre qualità possono sempre aprirvi più strade! A chi è in difficoltà con il proprio spirito dico di concentrarsi sulle cose importanti: il proprio benessere e quello delle persone a cui tiene. Non è più il momento di gareggiare gli uni contro gli altri, ma di costruire insieme».

Per concludere, a chi si rivolge oggi la tua musica e a chi ti piacerebbe arrivare in futuro?

«Ai ragazzi che stamattina si sono alzati alle sei con il buio per andare in fabbrica e tornano a casa che è ancora buio. Agli studenti universitari con un obbiettivo per cambiare e migliorare la nostra situazione. Ai figli che non riescono a parlare ai loro genitori, alle coppie che hanno troppo orgoglio e paura di essere deboli per fare lo step in più per capirsi. Si rivolge a chi lotta ogni giorno. È musica positiva per combattenti».

Giovane Feddini Un giorno in meno

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Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

By Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

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