Quando i giovani sono buoni solo per aprire concerti o scrivere canzoni...

Quando i giovani sono buoni solo per aprire i concerti o scrivere canzoni…

Ieri al Wind Summer Festival è andato in scena l’ultimo insulto per la vera nuova generazione della nostra musica

Raramente oramai ci si ritrova a parlare di giovani in ambito musicale e quando lo si fa la radice talent show, web o televisione li accomuna pressochè tutti. La qualità, spesso (non sempre), è quella che è: voci da karaoke al massimo o, se pur dotate di un qualcosa in più, ridotte ad un repertorio piatto, omologato e del tutto impersonale. Ciò che resta di questi giovani dopo qualche mese di popolarità è, nella maggioranza dei casi, un destino già scritto ed imperniato di porte chiuse ed oblio pressochè eterno.

Capita, poi, che alcuni giovani riescano ad emergere anche da contesti diversi o a ritornare alla ribalta dopo che quel cupo destino li aveva avvolti per primi. Non è semplice, ma talvolta avviene. Tornare a farsi notare, però, richiede di superare non poche difficoltà e, spesso, per farlo è necessario re-inventarsi totalmente: ecco, allora, che si diventa autori per altri, ci si riscopre musicalmente del tutto diversi o si inizia a costruire un viaggio del tutto nuovo, azzerando quanto fatto fino a quel momento.

Eventi come il Wind Summer Festival, di cui ieri sera è andata in onda su Canale 5 la terza puntata, sono estremamente utili per questi ragazzi: è un’occasione per tornare a farsi vedere al grande pubblico con una propria canzone, mettendoci nuovamente la faccia, dimostrando di non essere scomparsi o, viceversa, di essere pronti per conquistarsi un posto tra i big per la prima volta. Ma se anche questa opportunità risulta falsata, pilotata e del tutto inefficace viene da chiedersi a quale scopo questi “eterni giovani” vengano tenuti sul filo di lana dalla discografia che non riesce a lanciarli mai davvero.

Ma ricapitoliamo quanto avvenuto in queste prime tre puntate del Wind Summer Festival.

Prima puntata: si esibiscono (e si sfidano) Amara e I Desideri. Lei è autrice di gran classe e profondità, realizzatrice di “Che sia benedetta” (brano di Fiorella Mannoia, secondo classificato all’ultimo Festival di Sanremo), penna per Emma, Ornella Vanoni, Elodie, Paolo Vallesi e Loredana Errore, partecipante al Festival di Sanremo nella sezione dei giovani con “Credo” nel 2015. Loro? Beh, dai non chiedetemi troppo: loro son loro. Due bei ragazzi emersi su YouTube e nuova scommessa di Sony Music sul modello Benji e Fede per capirci.

Seconda puntata: si esibiscono (e si sfidano) Lowlow e Shade. Il primo è la scommessa rap di Caterina Caselli, una che di talenti ne ha scoperti un bel po’, una delle nuove leve più lodate dalla critica, una delle proposte più innovative dell’ultimo anno. Il secondo, si dai, non fate i timidi, lo conoscete tutti. Spuntato fuori dal nulla vanta, però, un contratto con Warner Music.

Terza puntata: si esibiscono (e si sfidano) Tony Maiello e Mahmood. Il primo è vincitore di Sanremo Giovani (anno 2010), autore delle hit di Laura Pausini, Francesco Renga, Giorgia, Lorenzo Fragola, Lele, Raige e tanti altri. Il secondo ha partecipato a Sanremo Giovani nel 2016 arrivando al quarto posto, ha duettato recentemente con Fabri Fibra ma non ha ancora realizzato un album. Ah, lui ha un contratto con Universal Music.

Ah, la prima puntata è stata vinta da I Desideri, la seconda da Shade, la terza da Mahmood.

Morale della favola? Mi sembra abbastanza palese, inutile esplicitarlo, fate andare un po’ i neuroni e ci arriverete da soli: è abbastanza lampante. E’ forse un caso che a vincere siano stati i tre “giovani” con un contratto con una major e non un indipendente? E’ stato forse un caso che a vincere siano stati i meno quotati? Ma soprattutto, è stato forse un caso che a vincere siano state le canzoni più brutte (escludo dall’aggettivo “brutte” il brano di Mahmood, oggettivamente molto accattivante e alla pari di quello di Maiello, contro cui gareggiava)?

Chi ha deciso questa vittoria vi chiederete voi. Ebbene, il verdetto derivava dalla votazione congiunta degli artisti big in gara e di alcuni giornalisti e “giovani” blogger. Ora, dico io, ma se Amara e Tony Maiello hanno scritto da soli canzoni per mezza discografia italiana presente in queste tre serate e se Lowlow è il rapper più lodato dalla critica dell’ultimo anno com’è possibile che nessuno di loro abbia vinto una puntata contro degli autentici sconosciuti?

Ma gli artisti che hanno votato si ricordano di chi scrive le loro canzoni? Giorgia ieri sera ha votato per Maiello, autore della sua “Credo”, il brano che lei stessa ha eseguito live durante la serata? E Renga? Fiorella Mannoia ha votato per Amara nella prima puntata? Ed Emma? Questi artisti si ricordano di questi “giovani” solo quando è il tempo di raccogliere qualche hit per i loro album o per trovare qualche bravo artista per aprire i propri concerti, oppure hanno in sé una qualche forma di riconoscenza che va oltre alla citazione (tra l’altro presente una volta su dieci) nel booklet dell’album? Si sono venduti alle loro etichette che hanno imposto loro di votare i loro “nuovi affiliati”?

Riguardo ai carissimi amici giornalisti preferisco non esprimermi visto che spesso sono i primi a lodare i talenti esclusi in queste serate, a riservargli fior fior d’interviste mielose o a recensire i loro brani con punteggi niente male. Che poi, anche qui, ce ne sarebbe da dire ma preferisco pensare abbiano votato secondo gusto personale anche perché, per il resto…

Fatto sta che a vincere saranno I Desideri: che bella gioventù che ci propone il Wind Summer Festival su cui ribadisco, ancora una volta, il giudizio che espressi un mese fa (lo ritrovate qui): un puttanaio. Un puttanaio dove i clienti più prestigiosi della nostra scena musicale (e non solo i cantanti) non si ricordano nemmeno che puttana hanno stuprato un secondo prima di essere pronti a vendersi loro stessi.

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Ilario Luisetto

Direttore di "Recensiamo Musica" e suo fondatore dal 2012. Sanremo ed il pop sono casa mia. Mia Martini è nel mio cuore sopra ogni altra/o ma sono alla costante ricerca di nuove grandi voci.

Ilario Luisetto

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