Giovanni Toscano: “A volte dal dolore si riesce davvero a creare” – INTERVISTA

Giovanni Toscano

A tu per tu con Giovanni Toscano per parlare del nuovo Ep “Il gioco delle tre domande”, fuori per LaTarma Records da venerdì 27 marzo 2026. La nostra intervista

Dopo aver aperto il suo 2026 con i singoli “Mi manca” e “Dritti all’inferno”, Giovanni Toscano torna con un nuovo capitolo del suo percorso artistico: “Il gioco delle tre domande”, Ep disponibile su tutte le piattaforme digitali per LaTarma Records (distribuzione ADA Music Italy). Un progetto che segna un’evoluzione naturale rispetto al precedente “Un posto migliore”, ma che allo stesso tempo ne ribalta la prospettiva, scegliendo di partire dalle crepe invece che dalle certezze.

Nato da un momento di disillusione personale, il lavoro si sviluppa attorno al tema delle aspettative tradite, attraversando cinque brani che raccontano relazioni, occasioni mancate e piccoli fallimenti quotidiani. Con una scrittura diretta e immagini concrete, Toscano costruisce un racconto sincero, sospeso tra malinconia e leggerezza, in cui anche gli inciampi diventano parte di un percorso più ampio.

Più che offrire risposte, “Il gioco delle tre domande” si configura come un viaggio aperto, fatto di dubbi e riflessioni, dove il senso sta proprio nel continuare a interrogarsi. Abbiamo incontrato Giovanni Toscano per approfondire questo nuovo progetto, tra introspezione, cambiamenti e la consapevolezza che, a volte, anche le difficoltà possono diventare un punto di partenza.

Giovanni Toscano racconta l’Ep “Il gioco delle tre domande”, l’intervista

Per cominciare farei una panoramica generale di questo progetto, chiedendoti: come si è svolto il processo creativo di queste canzoni?

«Tutti i brani di questo Ep sono nati quest’anno, sono molto freschi, non ho recuperato nulla dal passato. Se nel primo disco parlavo più del presente e nel secondo guardavo al futuro, qui c’è uno sguardo rivolto al passato, anche a quello più recente. È l’inizio di un percorso che andrà avanti e che, più che dare risposte, si costruisce proprio sulle domande».

Questo Ep sembra costruito più su domande che su risposte. Ma durante la stesura hai trovato almeno una risposta che ti è servita e che ti è stata utile?

«Forse l’unica risposta che mi sono dato è che la difficoltà è una variante del presente: può portarci avanti oppure no, dipende da noi. Il 2025 è stato un anno pieno di piccoli e grandi fallimenti, ma non mi hanno schiacciato, anzi mi hanno dato qualcosa. A volte dal dolore si riesce davvero a creare».

A livello musicale, che tipo di lavoro c’è stato in studio dietro la ricerca del sound?

«Ho lavorato principalmente con Paolo Caruccio nel suo studio a Torino e abbiamo cercato di dare sempre più spazio alla musica suonata. Per la prima volta abbiamo registrato tutto lì: batterie vere, archi, strumenti suonati. È stato un lavoro più paziente e accurato, che si sente nel risultato finale».

Nei testi ti muovi spesso tra ciò che è reale e ciò che potrebbe essere. Quanto spazio occupano la realtà e l’immaginazione in questo lavoro?

«In questo disco c’è soprattutto realtà. In generale faccio musica anche perché la realtà a volte non mi basta e l’immaginazione mi permette di renderla più interessante, ma qui ho raccontato davvero quello che mi è successo. Ci sono cose incredibili e altre più miserabili, ma sono tutte vere».

Rispetto al precedente lavoro “Un posto migliore”, questo progetto sembra più diretto e disilluso. Cos’è cambiato nel tuo sguardo e nel tuo modo di raccontare?

«È cambiato che ho compiuto trent’anni, e mi hanno fatto più impressione di quanto pensassi. Non è stato traumatico, però più significativo del previsto. Questo inevitabilmente cambia lo sguardo: forse oggi sono più diretto e meno filtrato nel raccontare quello che mi succede».

Un anno fa mi dicevi che “Un posto migliore” era un disco onesto e che il giudizio spettava al Giovanni del futuro. Oggi cosa ne pensi di quell’album?

«Quando mi capita di riascoltarlo lo trovo ancora genuino, non mi dà fastidio. Magari alcune scelte di produzione oggi non le rifarei, infatti questo nuovo lavoro mi piace di più anche per il suono. Però è giusto così: il gusto cambia e fa parte del percorso».

Sui social hai scritto che i trent’anni ti hanno fatto più impressione del previsto. Che rapporto hai oggi con il tempo che passa?

«Fino ad ora è andato tutto bene, ho avuto momenti più difficili in cui mi rifugiavo nel passato, ma nel complesso il rapporto è positivo. Adesso sento che qualcosa potrebbe cambiare, ma ancora no… mi do ancora un po’ di anni».

Per concludere, qual è la lezione più importante che senti di aver imparato dalla musica fino ad oggi?

«Credo che non esistano lezioni definitive. Ogni volta che penso di aver capito qualcosa, dopo poco succede qualcosa che rimette tutto in discussione. Alcune cose restano più a lungo, ma in generale c’è sempre da imparare».

Scritto da Nico Donvito
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