Un libro, una canzone: insieme

“Lontano, nei dimenticati spazi non segnati sulle carte del limite estremo della galassia, c’è un piccolo e insignificante sole giallo. A arbitrare intorno a esso, alla distanza di centoquarantanove milioni di chilometri, c’è un piccolo, trascurabilissimo pianeta azzurro-verde, le cui forme di vita, discendenti dalle scimmie, sono così incredibilmente primitive che credono ancora che gli orologi da polso digitali siano una brillante invenzione.”

Come avrete notato, oh arguti e studiati lettori, i primi articoli di questa nuova rubrica sono stati spesso carichi di grande letteratura e colta poesia. Non so se sia un caso ma l’altra autrice di questa rubrica, una ragazza molto più seria e posata di me, mi ha regalato questo libro dal titolo non molto classico e di gran lunga poco poetico ma non per questo meno efficace: Guida galattica per autostoppisti, trilogia già che completa in cinque parti edizione double-face!

Ciò mi ha portato a fare tre importanti considerazioni.
1) Se mai troverete un libro con scritto edizione double-face, voi compratelo. Poco importa se sia un fumetto sconcio, la Bibbia o un mattone polacco minimalista di scrittore morto suicida giovanissimo. Il fatto che sia double face lo renderà di certo più incantevole.
B) Avendomene regalata una, di versione double-face, l’altra autrice di questa rubrica mi deve volere davvero tanto bene.
C) Ma forse, a ben guardare, l’altra autrice non mi vuole davvero poi così tanto bene.

Tengo un attimo a precisare il punto C con la persona in questione. Se non vi interessano queste diatribe giovanili sorvolate pure giù di qualche riga. Dunque, cara collega e autrice di questa rubrica: se dopo tanti articoli colti e maestosi tu mi regali questo libro, significa forse che vuoi sminuirmi? Significa forse che vuoi che io mi distragga con questo libro ironico così che tu ti possa dilettare in scrittori intellettualmente superiori? Vuoi così evidenziare il distacco fra le tue recensioni sagge e il mio fallimentare tentativo di conciliare ironia e dramma?
No, mia cara e colta autrice. Non cadrò nel tuo tranello. O meglio, ci cadrò, ma solo perché il libro mi è piaciuto da matti e me lo vorrei rileggere da capo. Quindi per questa volta hai vinto ma non mi lascerò tentare mai più. A meno che non ci sia un’altra edizione double-face. In quel caso allora…

Fine digressione, inizio recensione. Guida galattica per autostoppisti non è un libro bello. È – come direbbe il suo scrittore se si fosse sbronzato e avesse dovuto recensirlo senza ricordarsi che l’abbia scritto lui – un fottuto capolavoro di fantasia che supera la fantasia, supera il concetto di fottuto capolavoro e, già che c’è, supera anche il concetto di insuperabilità insuperabile. Un’idea nata da una sbronza micidiale in Austria quando Douglas Adams era a tutti gli effetti un autostoppista, poco galattico ma molto al verde. Questo libro è uno dei più famosi libri spaziali di tutti i tempi, per due motivi. Uno perché quando un inglese si mette a scrivere con la fantasia, non lo ferma più nessuno. Aprendo mondi magici come fossero scatole di cioccolatini e rivelando una capacità nel tenere tutto il brodo insieme neanche ci fosse lì Shakespeare in persona a suggerire il prossimo capitolo. Secondo perché Adams ci ha messo, dentro a questo libro, tutto quanto. Ogni cosa. Dall’amore alla morte, dallo spazio-tempo al motore di improbabilità infinita (meraviglioso, anche se non sono ancora del tutto convinto che esista davvero), alla fine del mondo al suo ritorno, religione e ateismo, viaggi e ritorni, guerra e pace. Insomma, un polverone dove è meraviglioso perdersi e ritrovare qua e là nell’universo tracce del nostro mondo, la terra, spazzata via (spoiler) per fare spazio ad un’autostrada spaziale. Tranquilli, accade circa a pagine 6 del libro.

Ciò che davvero rende questo libro un’icona dell’ironia e della commedia – oltre alla scritta in copertina, in grandi e rassicuranti caratteri, le parole NIENTE PANICO – è la sua esagerazione. Ogni cosa è esagerata. Non ci sono pessimisti, ma robot devastati dalla noia e dalla tristezza senza fine. Non c’è un presidente un po’ stupido. C’è il peggior presidente senza senso e senza tatto di tutta la galassia futura, passata e presente. I burocrati non sono normali cassiere alle poste ma dei Vogon: alieni – cito la guida – che non alzerebbero un dito nemmeno per salvare la loro nonna dalla Vorace Bestia Bugblatta di Traal, senza un ordine in triplice copia spedito, ricevuto, verificato, smarrito, ritrovato, soggetto a inchiesta ufficiale, smarrito di nuovo e, alla fine sposto nella torba per tre mesi e riciclato come cubetti accendifuoco. Così si creano personaggi indimenticabili senza quel noioso rischio di non essere credibili agli occhi del lettore medio. Non c’è credibilità fuori dalla terra perciò tutto è impossibilmente bello perché accadere. E perciò accade.

Dopo aver letto questo libro, la canzone “Caro Duemila” di Elio e le storie Tese diventerà ancora più apprezzabile.

Perché come nella canzone, anche nella guida c’è spazio per una lunga riflessione di fondo. Sul nostro essere piccoli, sulla modesta relatività di molti nostri problemi. Di quanto effettivamente le cose appaiono stupide per un occhio esterno. Ma appena il rischio di cadere in una lezione di filosofia avanza, ecco che un Vogon burocratico spiazza tutti inventando un nuovo sport di nome Krikkit, che consiste nel picchiare chi ti sta intorno senza motivo e andare velocemente a chiedere scusa ad uno sconosciuto. E giù a ridire.

E poi c’è la risposta alla domanda fondamentale. Un computer che elabora per milioni di anni la risposta alla vita, l’universo e tutto quanto. Anche se poi la risposta è… Insomma, vi avrei già dovuto convincere a leggere Guida Galattica per Autostoppisti perché è una edizione double-face. Se dopo questo articolo non correte subito a prenderlo significa che siete dei rozzi e sgradevoli Vogon. O forse amici dell’altra autrice di questa rubrica che vogliono solo prendersi beffa di me. Il che mi fa davvero venire voglia di giocare a Krikkit con voi.

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Tommaso Leotta

Scrittore, regista, chitarrista (orecchiabile, per i primi cinque minuti). Da sempre amante della musica e delle sue mille sfaccettature. Nel mio cuore Bob Dylan, De Gregori e De André.

Di Tommaso Leotta

Scrittore, regista, chitarrista (orecchiabile, per i primi cinque minuti). Da sempre amante della musica e delle sue mille sfaccettature. Nel mio cuore Bob Dylan, De Gregori e De André.

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