Hollywood Vampires, la liturgia delle chitarre: fuoco e fiamme in scaletta – RECENSIONE CONCERTO

Il resoconto del concerto in scena al Parco della Musica di Segrate degli Hollywood Vampires, in scena lo scorso 1° settembre 2026, tra effetti speciali sonori e una scaletta votata al rock classico

Prima tappa italiana, prima di replicare stasera a Este: martedì 1° settembre il Parco della Musica di Segrate si è trasformato per una notte in una cattedrale a cielo aperto del rock classico. Ore 21.45, sipario alzato su uno stage curato nei dettagli, luci e fumi da vero spettacolo hollywoodiano, con degli enormi canini a svettare in alto per render subito chiaro lo spirito del live.

Sul palco, una macchina perfetta: gli Hollywood Vampires, supergruppo nato in onore dell’omonimo leggendario club di bevute degli anni Settanta nato 1972 al piano superiore del Rainbow Bar & Grill sulla Sunset Strip a Los Angeles: un circolo privato di sole rockstar fondato da Alice Cooper, con partecipanti abituali come John Lennon, Keith Moon, Ringo Starr e Harry Nilsson. La regola era semplice: per entrare nel gruppo e bere al tavolo bisognava riuscire a reggere l’alcol più degli altri membri. Se questo non è rock, non sappiamo cosa lo sia. E la band oggi incarna questo spirito in ogni poro: non è posa, è essenza.

La formazione è oliatissima, suona e si diverte e la sensazione è quella di assistere a un rito più che a un semplice concerto. Cooper, a 78 anni, resta un maestro di carisma e presenza scenica: si muove come un predatore, canta con autorità, gestisce il palco con la sicurezza di un direttore d’orchestra che conosce ogni respiro della partitura. Joe Perry, leggenda delle sei corde, continua a far cantare le chitarre come un ventenne, con fraseggio sporco e timing chirurgico. E Johnny Depp, figlio di un’altra arte, non sfigura: ottima prova sia alle chitarre che alla voce, soprattutto nei momenti in cui il progetto chiede interpretazione più che virtuosismo.

Il resto della band è un concentrato di professionisti di altissimo livello: Tommy Henriksen (chitarre, tastiere, cori), Chris Wyse (basso, cori), Buck Johnson (tastiere, chitarre, cori) e Glen Sobel (batteria). Spicca in particolar modo la voce di Henriksen, potente e graffiante, capace di reggere pezzi impegnativi come “Highway to Hell” e di dare corpo all’intera impalcatura vocale del gruppo. La scaletta è un viaggio attraverso diverse anime: pezzi di Alice Cooper, classici degli Aerosmith, cover iconiche e tributi commoventi.

Il cuore emotivo della serata è “People Who Died”, il brano dei Jim Carroll Band che diventa una sorta di messa rock: foto e nomi di amici scomparsi scorrono sugli schermi, da pelle d’oca. È il momento in cui il concerto smette di essere solo spettacolo e diventa testimonianza: il rock c’è ancora e ci sono ancora i suoi sacerdoti. Tra i momenti più alti, “Walk This Way”: quando Perry spacca il palco e Cooper lo fa urlare, il pubblico canta riga per riga. Ma anche “I’m Eighteen”, “Livin’ on the Edge”, “Baba O’Riley”, “Roadhouse Blues”, “Heroes” e “School’s Out / Another Brick in the Wall” costruiscono un percorso che mescola energia, nostalgia e celebrazione.

L’encore con “The Train Kept A-Rollin’” chiude il cerchio, lasciando addosso la sensazione di aver assistito a qualcosa di più grande di un semplice live. Di fatto, è il regno delle chitarre: una liturgia delle sei corde con gli ultimi sacerdoti che ancora tengono il rito vivo. Cooper andrebbe clonato, Perry è un monumento vivente e Depp ha dimostrato di saper stare al gioco senza sfigurare. Ma la vera lezione di questa serata va oltre lo spettacolo.

Il rock non è morto, non è un reperto da museo. È qui, sotto i riflettori, nelle mani di chi lo ha scritto e continua a riscriverlo ogni notte. Queste leggende non si limitano a suonare: illuminano la via, mostrano alle nuove leve che il rock è ancora un linguaggio vivo, capace di urlare, di commuovere, di unire. Quando Cooper alza il microfono, quando Perry accarezza il primo accordo, non stanno solo eseguendo canzoni: stanno passando il testimone. E il messaggio è chiaro: il rock respira, il rock resiste, il rock, finché ci sarà qualcuno disposto a salire su quel palco e a dire “io ci sono”, non morirà mai.

Hollywood Vampires, la scaletta del concerto al Parco della Musica (1° settembre 2026)

1. I Want My Now
2. Raise the Dead
3. I’m Eighteen (Alice Cooper cover)
4. My Dead Drunk Friends
5. The Boogieman Surprise
6. Venus in Furs (The Velvet Underground cover) – voce: Johnny Depp
7. People Who Died (The Jim Carroll Band cover) – voce: Johnny Depp
8. You Can’t Put Your Arms Round a Memory (Johnny Thunders cover) – voce: Joe Perry
9. Who’s Laughing Now
10. Livin’ on the Edge (Aerosmith cover)
11. Baba O’Riley (The Who cover)
12. Bright Light Fright (Aerosmith cover) – voce: Joe Perry
13. Beck’s Bolero (Jeff Beck cover) – strumentale con intro “Rumble”
14. Roadhouse Blues (The Doors cover)
15. The Death and Resurrection Show (Killing Joke cover) – voce: Johnny Depp
16. “Heroes” (David Bowie cover) – voce: Johnny Depp
17. Highway to Hell (AC/DC cover) – voce: Tommy Henriksen
18. Walk This Way (Aerosmith cover)
19. School’s Out / Another Brick in the Wall
20. The Train Kept A-Rollin’ (Tiny Bradshaw cover)

Scritto da Federico Arduini
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