Negramaro 2020

Recensione dell’ottavo album d’inediti della band salentina

Sono passati tre anni da quando i Negramaro pubblicarono con grande successo un ottimo ‘Amore che torni’ (di cui qui la nostra recensione) che li confermò come grandi protagonisti dello scenario discografico italiano grazie ad un sound sempre riconoscibile, una voce svettante ed una scrittura minimalmente sviluppata. In questo tempo molte sono le cose che sono cambiate dentro al “mondo Negramaro” e tutt’attorno ad esso. Frutto di questo cambiamento è Contatto, il progetto discografico che la band salentina ha dato alle stampe lo scorso 13 novembre per ‘Sugar Music’ e che proprio del concetto della trasformazione ha scelto di fare la propria bandiera. ‘Contatto’ è un disco sul cambiamento, un concept album che riflette interamente attorno all’idea di evoluzione di sé ma anche della musica.

E di musica dei Negramaro qui dentro ce n’è molta in tutte e 13 le tracce in cui, però, si riflette anche quell’idea di cambiamento da intendersi in uno sviluppo che conduca in un punto diverso dalla partenza. Il percorso tracciato è quello di un’elettronica convinta e precisa che prende corpo da tastiere e sintetizzatori svuotando la vocalità di Sangiorgi, più impegnato questa volta nella ricerca testuale che su quella vocale, e riempiendo quel vuoto con i suoni.

Tutto ciò è ben rappresentato dall’apertura di quella Noi resteremo in piedi che suona come un vero e proprio manifesto programmatico sia per l’accento che viene posto sulla commistione tra ritmica ed elettronica nell’arrangiamento che per la volontà di un testo che con coscienza dice “per capire meglio cosa è più importante: se sembrare o essere un uomo o un cantante” testimoniando tutto quel dissidio interiore di chi si trova arrivato ad un punto della vita in cui sente necessario esporsi e dire chiaramente ciò che pensa. E, in questo senso, il campionamento delle voci dei protagonisti del movimento BlackLivesBetter è alquanto esaustivo.

Negramaro Contatto 2020

Sono, dunque, i suoni ad occupare la centralità di questo progetto insieme a dei messaggi ben messi a fuoco e delineati dai testi. L’attenzione all’oggi e all’esigenza di confrontarsi con esso è palese nella dedica di Devi solo ballare, suggerita dall’esigenza di libertà e leggerezza della figlia, e soprattutto nella Non è vero niente, in cui è chiamata in causa anche la nuova Madame che accompagna Sangiorgi in un brano che non respinge valanghe di synth, distorsioni vocali e tastiere per creare un suono urban-rock che ben si adatterebbe all’ambientazione da club.

L’elettronica monopolizza la produzione dell’intero progetto e si rivela capace di condurre in territori diversi da quelli che ci si aspetterebbe sia in Mandiamo via l’inverno, tra i pochi episodi in cui la vocalità di Sangiorgi regala ancora delle sfumature oniriche e barocche, che nella più apertamente ispirata dall’universo ballad Scegli me dove è il pianoforte ad aprire vedendosi, però, presto a fare i conti con una produzione ritmica ed elettronica straniante. Un ulteriore esempio di ciò è fornito anche dalla title track nonché primo singolo estratto per la rotazione radiofonica, Contatto, che pur avendo in sè il DNA della più tipica ballad si trova a far a meno di un utilizzo importante della voce o ad un’orchestrazione più rassicurante per vedersi rivestire di tastiere ed una linea vocale sprovvista di ogni variazione dinamica o accento capace di svoltare il brano secondo il tradizionale schema pop. Sempre abbondantemente appoggiate all’esperienza 2.0 della produzione dei Negramaro sono, invece, sia Come se non fosse successo mai niente, che “elettrizza” anche la stessa voce, che E se domani ti portassi al mare.

Più fedele, invece, all’aspettativa pop è quella La cura del tempo scelta come futuro nuovo singolo e che gode di una maggiore purezza di suono, di un’utilizzo importante della vocalità che va ad intrecciarsi con affascinanti controcanti, di un’elettronica messa finalmente da parte per dar voce, invece, alla ritmica e di un’evoluzione della forma-canzone nel senso più classicamente inteso per quanto riguarda l’universo di riferimento dei Negramaro. Non è forse un caso che un disco quanto mai omogeneo nelle scelte questa piccola eccezioni brilli di luce propria e si faccia apprezzare in modo univoco risultando potente, immediata e “senza tempo”.

La chiusura dell’album viene riservato al trittico composto da Non è mai per sempre, capace di recuperare vecchi stimoli coniugandoli a nuove esigenze produttive pur senza risultare invadente o eccessive rispetto ad una vocalità che necessita dei suoi spazi per esprimersi, La terra di nessuno, che chiama alla memoria Lucio Dalla per dipingere la tela di un mondo nuovo in cui viva libertà ed uguaglianza annullando distanze, discriminazioni e destini, e Dalle mie parti, piccolo gioiellino conclusivo in cui tutto appare calibrato alla perfezione in una ricetta più intensa, emozionale e rimandabile alla produzione dei Negramaro malgrado un testo anomalo sotto il profilo della narrazione che sottotraccia viene suggerita all’ascoltatore.

Negramaro - Contatto (copertina)

Se Giuliano Sangiorgi e soci in questi anni ci avevamo abituato a degli album concentrici in cui le sperimentazioni e le evoluzioni riconducevamo sempre l’ascoltatore, prima o poi, nel porto rassicurante di partenza, questa volta il racconto risulta più vicino ad una linea retta che coscientemente sceglie di portare avanti il discorso senza mai guardarsi indietro. E’ vero, il disco si divide essenzialmente in due tranche con la prima molto più “elettronica” e la seconda con più ampie parentesi sonore ma, in genere, quel cambiamento a cui si riferisce il concept dell’album appare chiaramente riferito ad una scelta sufficientemente netta rispetto ad un suono più vivo, potente, sovrastante rispetto ad ogni altro elemento. E così spesso la voce sognante di Giuliano Sangiorgi lascia il posto a dinamiche più lineari e poco invadenti e la scrittura onirica si divide tra un “non dire” palesato ed uno schierarsi aperto in alcuni argomenti (anche sociali). ‘La rivoluzione sta arrivando’ avevano annunciato i Negramaro un paio di album fa ma poi, in realtà, nulla era sensibilmente cambiato per davvero nella loro ricetta musicale. Fino a questo progetto perlomeno. Qui tanto cambia, si evolve e tenta di trovare una combinazione tra le radici e l’oggi spostandosi il più possibile verso quest’ultimo elemento.

Ai Negramaro difficilmente si può recriminare qualcosa: sono da sempre degli artisti completi ed affidabili che al pubblico propongono sempre musica sentita e di qualità. Lo hanno fatto anche questa volta. Piaceranno di più o di meno rispetto al solito in base alle disposizioni d’ascolto di ciascuno: a me che ho sempre apprezzato la vocalità spesso preponderante di Giuliano, uno scrivere lineare ma non totalizzante ed un suono mai troppo invadente piacciono, forse, un po’ meno.

Migliori tracce | La cura del tempo – Dalle mie parti – Noi resteremo in piedi

Voto complessivo | 7.3/10

Tracklist |

  1. Noi resteremo in piedi ★★★★★★★★☆☆
    [Giuliano Sangiorgi]
  2. Mandiamo via l’inverno ★★★★★½☆☆☆
    [Giuliano Sangiorgi]
  3. Non è vero niente feat. Madame ★★★★★★☆☆☆
    [Giuliano Sangiorgi, Madame]
  4. Devi solo ballare ★★★★★★★½☆☆
    [Giuliano Sangiorgi]
  5. Come non fosse successo mai niente ★★½☆☆☆☆
    [Giuliano Sangiorgi]
  6. E se domani ti portassi al mare ★★★★☆☆☆☆
    [Giuliano Sangiorgi]
  7. Scegli me ★★★★★★½☆☆☆
    [Giuliano Sangiorgi]
  8. Contatto ★★★★★★★½☆☆
    [Giuliano Sangiorgi]
  9. Non è mai per sempre ★★★★★★★½☆☆
    [Giuliano Sangiorgi]
  10. La cura del tempo ★★★★★★★½☆
    [Giuliano Sangiorgi]
  11. La terra di nessuno ★★★★★★★★☆☆
    [Giuliano Sangiorgi]
  12. Dalle mie parti ★★★★★★★½☆
    [Giuliano Sangiorgi]

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Ilario Luisetto

Direttore di "Recensiamo Musica" e suo fondatore dal 2012. Sanremo ed il pop (esclusivamente ed orgogliosamente italiano) sono casa mia. Mia Martini è nel mio cuore sopra ogni altra/o ma sono alla costante ricerca di nuove grandi voci che possano accompagnarmi.

Di Ilario Luisetto

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