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Ico: “La musica è una costante ricerca della mia identità” – INTERVISTA

Ico

A tu per tu con Ico per parlare del suo primo album intitolato “Nell’etere”. La nostra intervista al giovane cantautore milanese classe 2000

È al suo debutto discografico Ludovico Poggio, in arte Ico, che ha reso disponibile la sua opera prima, intitolata “Nell’etere”. Si tratta di un progetto che intreccia cantautorato, rock alternativo, dream pop e suggestioni anni ’90, mantenendo uno sguardo contemporaneo e internazionale.

Al centro del disco c’è l’idea di etere, reinterpretata da Ico non come uno spazio astratto o distante, ma come materia viva, in cui memoria, desiderio, disillusione e possibilità continuano a trasformarsi, trovando una nuova forma nelle canzoni. Ecco cosa ci ha raccontato in questa nostra intervista.

“Nell’etere” è un titolo che suggerisce qualcosa di impalpabile, quando hai capito che era il nome giusto per questo tuo biglietto da visita discografico?

«Ho scelto “Nell’etere” come titolo perché credo che la title track sia quella più rappresentativa di questo mio primo capitolo e anche perché il concetto dell’etere permea in qualche modo ognuna delle canzoni dell’album».

Quali riflessioni e quali stati d’animo fotografano queste dodici canzoni dell’artista e della persona che sei oggi?

«In totale onestà, queste canzoni riflettono più il me stesso di questi ultimi tre anni. Dentro c’è un po’ di tutto di me, i miei alti e bassi, i miei amori, le mie paure, la mia sensibilità. Oggi sento di essere già proiettato verso una nuova fase, ma portandomi dentro questo importantissimo bagaglio d’esperienza».

A livello musicale, che tipo di ricerca c’è stata in studio dietro la costruzione del sound del disco?

«È partito tutto in camera mia, ogni brano. Più o meno metà delle parti son registrate a casa e metà registrate nuovamente in studio. L’idea era quella di dare ad ogni canzone una sua identità anche dal punto di vista del sound. La sintesi di tutto direi che sono le chitarre, acustiche o elettriche. Più in generale ogni canzone aveva due o tre riferimenti di artisti che mi hanno nutrito durante la crescita. Sono contento di essere riuscito a inserire molte sfaccettature del mio gusto musicale, dal rock al cantautorato, dal foll al new wave fino al prog».

Quando e come ti sei avvicinato alla musica? C’è stato un momento specifico, una qualche epifania, oppure si è trattato di un processo graduale?

«Mi sono avvicinato in seguito ai miei primi innamoramenti intorno ai sedici anni. Ho percepito la necessità di sfogare in qualche modo tutto quel che provavo dentro».

Quali ascolti e quali artisti hanno influenzato la tua crescita?

«Per forza di cose ne lascerò fuori molti, ma sicuramente i primi che mi vengono in mente sono Bob Dylan, Pink Floyd, Beatles, Led Zeppelin, Oasis, Jeff Buckley, Radiohead, Nirvana, Doors».

C’è un aspetto, tra tutti, che ti rende orgoglioso del tuo percorso e del risultato di “Nell’etere”?

«Sono orgoglioso di essere riuscito a portare avanti un progetto contro ogni ostacolo che mi sono trovato di fronte, e che di fondo ha mantenuto fino alla fine alla sua autenticità ed è quello che mi auguro anche per i progetti futuri».

Per concludere, qual è la lezione più importante che senti di aver imparato dalla musica fino ad oggi?

«Mi sento ancora agli inizi del mio percorso, ma per ora sento di aver capito quanto la musica per me sia una costante ricerca della mia identità, alla continua scoperta di me stesso e del mio posto nel mondo».

Scritto da Nico Donvito
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