A tu per tu con il cantautore astigiano, in uscita con il singolo intitolato “Eleonora sei normale

Il 15 marzo è la Giornata dei Disturbi Alimentari, per questa occasione abbiamo incontrato per voi Igor Nogarotto, cantautore che ha da poco rilasciato il singolo “Eleonora sei normale”, un brano per combattere la bulimia, nato dal biglietto d’addio di una giovane ragazza, scritto per la madre prima di porre fine alla propria esistenza. Un messaggio forte, importante e universalmente toccante, che abbiamo deciso di affrontare e sviscerare insieme all’artista.

Ciao Igor, benvenuto. “Eleonora sei normale” è il titolo del tuo nuovo singolo, un brano dalla tematica importante. Com’è nato?

«E’ nato da un biglietto, quello lasciato da Eleonora alla madre, prima di compiere l’estremo gesto del suicidio. Era gravemente malata di bulimia. La madre mi ha poi affidato quel testo chiedendomi di scriverne una canzone, in modo da divulgare un messaggio che sensibilizzasse sulla tematica dei disturbi alimentari, dicendomi: “Non posso donare gli organi di mia figlia, perché non sono più vitali, ma posso consegnare questa poesia scritta da Eleonora a tutte le persone che soffrono e se anche una sola vita sarà salvata grazie a queste parole, avrò reso onore al sacrificio di mia figlia“».

Un testo in qualche modo di denuncia, com’è stato l’approccio alla scrittura per un tema così delicato?

«Molto, molto, complesso. Ci ho messo anni per trovare la forza di portarlo a compimento. Sia perché sentivo il peso della responsabilità di divulgare in modo coerente e rispettoso un messaggio così importante, sia perché dovevo trovare una “forma canzone” immediata: alla fine tutto il brano gira dall’inizio alla fine intorno a 4 accordi: SI- SOL RE LA: questa semplicità armonica permette di concentrarsi meglio sul testo, valorizzando il concept».

Il 15 marzo è la Giornata dei Disturbi Alimentari, solo in Italia sono oltre 3 milioni le persone che soffrono di patologie quali l’anoressia o la bulimia. Secondo te, in un’epoca così confusa e veloce, in cui l’apparenza sembra contare socialmente più della sostanza, è più facile cadere in questo genere di problematiche?

«I “modelli” in realtà fanno parte del costume sociale da vari decenni: negli anni ’60 lo stereotipo era la “Donna curvy” (dalla 44 in su), nel decennio successivo ’70 si capovolse la moda e le Donne dovevano essere “grissini”, poi ci si è assestati su un’idea di ‘perfezione’ 90/60/90. Oggi ahimè le modelle in passerella sono spesso così esili e gracili da trasmettere l’idea della denutrizione: in questo sì, i “valori” che veicolano i social sono altamente dannosi».

C’è un consiglio che ti senti di rivolgere a chi si ritrova a combattere contro questo genere di mostro?

«Per ogni genere di malessere, sono certo che una soluzione sia cercare dentro noi stessi ciò che ci appassiona: se occupiamo il nostro tempo in modo costruttivo e funzionale a realizzare un nostro progetto, sogno, aspirazione, allora è più difficile cadere nella depressione».

Cosa aggiungono alla narrazione le immagini del videoclip diretto da Simone Gazzola?

«Tanta consapevolezza. Estetica. Emozione. Informazioni “tecniche” (latte, spazzolino). Sono stati mesi di duro lavoro quelli che hanno portato alla definizione della scelta delle immagini: la volontà era quella di trasmettere un messaggio pulito e di trattare l’argomento con delicatezza: per questo motivo non state inserite scene troppo cruente, ma si è lavorato per metafore. Però, al contempo, si è voluta anche trasmettere la pericolosità della patologia: si può morire, quindi alcuni passaggi sono più crudi e a tratti inquietanti, ma era necessario secondo noi far passare anche questa sensazione, per risvegliare chi sottovalutasse il problema. Oltre a Simone Gazzola, ringrazio tutto lo staff, perché sono stati professionisti esemplari e umanamente sensibili: direttore della fotografia Stefano Campagna, direzione esecutiva Pierpaolo Poggi, riprese aeree Antonio Rafanelli, fotografia di scena e styling Laura Grossi, press Giovanni Germanelli. E naturalmente Lisa Parra, che ha interpretato in modo magistrale il ruolo di Eleonora».

Come e quando hai scoperto la tua passione per la musica?

«Abbastanza tardi. Avevo 14 anni, ero dai miei Nonni ed un venditore porta a porta (va beh, al tempo si chiamavano “vu cumprà”!) mi propose delle cassette: mi comprarono “Money for Nothing” dei Dire Straits: rimasi fulminato e capii che dovevo fare musica anch’io!».

Quali ascolti hanno ispirato e accompagnato il tuo percorso?

«Oltre ai Dire Straits, un sacco di artisti con “B”: Beatles, Battisti, Battiato, Bach, Bowie, Bjork, Blur, Bluvertigo, Baustelle». 

Cosa pensi dell’attuale scenario discografico italiano? Cosa ti piace e cosa meno?

«Penso che circoli troppa spazzatura, tipo Achille Lauro o Tommaso Paradiso. Mi piace molto Brunori Sas (anche se sta diventando sempre più il clone di De Gregori, ma ameno è un bel clonare, quello…)».

In questo ultimo periodo stiamo vivendo una situazione inedita a livello mondiale, l’emergenza sanitaria nei confronti della diffusione del Covid-19 sta mutando la nostra quotidianità. Come stai vivendo ciò che sta accadendo? 

«Come ogni inverno quando si rischia di prendere l’influenza».

“Eleonora sei normale” anticipa l’uscita di un tuo nuovo lavoro discografico, cosa puoi spoilerarci a riguardo?

«L’album si intitola “D Di Donne”: è un concept album interamente dedicato alle Donne e attraversa le generazioni ed i mondi femminili parlando di Madri, Nonne, Figlie, di amori equivoci, di aborto, dei disturbi alimentari (“Eleonora sei normale”), del lato più giocoso ed ironico (“Elisabetta”), di amori appena nati (“Amanda”). La Donna in tutta la sua Bellezza e nei suoi chiaroscuri, narrata attraverso le storie che mi hanno raccontato le Donne stesse. Ognuna delle 10 tracce presenta nel titolo un nome o una figura di Donna: con un pizzico di orgoglio, dico che ciò rappresenta un unicum nella storia della Musica».

Per concludere, dove e a chi ti piacerebbe arrivare con la tua musica?

«A tutte le persone che attraverso le emozioni della Musica vogliono sviluppare maggiore consapevolezza di se stessi e di conseguenza capire quale sia il proprio ruolo nella vita. A me la Musica ha salvato la vita: sono in debito e con le mie canzoni spero di migliorarla a qualcun altro».

The following two tabs change content below.

Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

Di Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

Loading Facebook Comments ...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.