“Il canto del mare” di Michele Zarrillo: te la ricordi questa?

Il canto del mare Michele Zarrillo

Viaggio quotidiano nella colonna sonora della nostra memoria, tra melodie sospese nel tempo pronte a farci emozionare ancora. Oggi parliamo di “Il canto del mare” di Michele Zarrillo

La musica è la nostra macchina del tempo: basta una nota, un ritornello, ed eccoci di nuovo lì, in una stagione vicina o lontana, in un’auto con i finestrini abbassati o nella cameretta della nostra infanzia. “Te la ricordi questa?” è il nostro appuntamento quotidiano per riavvolgere il nastro delle emozioni, proprio come si faceva una volta con una semplice penna e una musicassetta. Oggi l’orologio del tempo ci riporta al 1994 con “Il canto del mare” di Michele Zarrillo.

Ogni giorno, alle 13:00, vi accompagneremo in un viaggio musicale alla riscoperta di queste gemme nascoste: canzoni che hanno detto tanto e che hanno ancora tanto da dire, pronte a sbloccare ricordi, evocare immagini, restituirci pezzi di passato con la potenza che solo la musica sa avere. Brani che forse oggi non passano più in radio, pezzi di artisti affermati lasciati in un angolo, o successi di nomi che il tempo ha sbiadito ma che, appena tornano nelle nostre orecchie, sanno ancora farci vibrare. Perché la musica non invecchia, si nasconde soltanto tra le pieghe del tempo, aspettando il momento giusto per colpire nel segno e farci esclamare sorpresi un: “Te la ricordi questa?”.

Ti sblocco un ricordo: “Il canto del mare” di Michele Zarrillo

Il mare, che nella canzone non è quasi mai un luogo concreto, diventa così la metafora di tutto ciò che manca: libertà, amore, possibilità. «Il canto del mare / quaggiù non può arrivare» racconta una distanza che non è soltanto geografica, ma soprattutto sociale e familiare. Anche l’amore tra Teresa e Fabio deve muoversi di nascosto, tra una porta che potrebbe aprirsi da un momento all’altro e la minaccia di un padre che non accetterebbe quella relazione.

La tensione cresce insieme alla decisione di Fabio di trasformare il sogno in azione. Le chiavi, il motore acceso, la macchina lanciata verso il mare: il racconto prende velocità e il linguaggio diventa sempre più cinematografico. «Corriamo forte fino al mare» è insieme una promessa d’amore e un disperato tentativo di rompere le barriere che li tengono prigionieri. Persino il pericolo della fuga – «Vai piano che ci andiamo ad ammazzare» – non riesce a spegnere quella necessità di partire.

Ed è proprio nel finale che il “canto del mare” cambia significato: ciò che prima non poteva arrivare fino a loro, adesso «lo sentono arrivare» e soprattutto «gli passa sopra il cuore». Non sappiamo davvero cosa ci sia oltre quella corsa né se la fuga avrà successo: Michele Zarrillo sceglie di fermarsi sull’attimo in cui il sogno diventa possibile. Il mare resta dunque un orizzonte, ma anche la voce di una libertà inseguita fino all’ultimo, capace almeno per un momento di superare tutte le barriere.

Il testo di “Il canto del mare” di Michele Zarrillo

Teresa è chiusa nella stanza
Coi suoi non riesce più a parlare
La radio accesa e fogli di parole

E Fabio fa tutti i concorsi
E scrive a casa che è dottore
Ma poi ripara gomme per campare

E il canto del mare
Quaggiù non può arrivare
La sera si muore
Non ci si può incontrare

Teresa non è andata a scuola
E Fabio vuole far l’amore
E il cuore già gli batte sulle scale

E lei si tiene su le calze
Che i suoi potrebbero rientrare
Ti giuro, amore, non ti farò male

Ma il canto del mare
Abbassa le barriere
Mio padre mi uccide
Non farti più vedere

Ma Fabio adesso fa sul serio
Ha già le chiavi del padrone
Con quanta rabbia accende quel motore

Teresa, dai, scappiamo amore
Corriamo forte fino al mare
Vai piano che ci andiamo ad ammazzare

E il canto del mare
Lo sentono arrivare
E il canto del mare
Gli passa sopra il cuore

Teresa, dai, scappiamo amore
Corriamo forte fino al mare
Vai piano che ci andiamo ad ammazzare, ooh

E il canto del mare
Lo sentono arrivare
Il canto del mare
Gli passa sopra il cuore

Scritto da Nico Donvito
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