Chi ti fa conoscere la musica nei momenti difficili renderà quelli sereni ancora più belli

Come tutti sappiamo la musica oggi è alla mercè di ogni impulso passivo che ci sta attorno, entra nel nostro apparato oculare e da lì si infila nel cervello che tramite dei rintocchi più o meno consapevoli manda il segnale al cuore. Il resto diventa storia, o noia, a seconda dei punti di vista.

Sono ormai diversi giorni che il cinghiale bianco si imbatte nello spot televisivo della nota Banca che porta la firma  di Ozpetek, il regista de “Le Fate Ignoranti” giusto per citare uno dei suoi  film. Il mini-documentario entra dentro le case degli italiani in questo prossimo Covid- Natale, mostrandoci immagini di speranza e di positività a più livelli. La voglia di rinascita  fa da sfondo. Tutt’attorno alle immagini la scelta musicale è quella del Preludio all’atto I della Traviata, Opera di Giuseppe Verdi e trasposizione musicale del romanzo di Dumas “La signora delle camelie“. Il cinghiale bianco aspetta dunque il successivo blocco pubblicitario nell’attesa di rivedere lo spot, perchè vuole rivivere quell’ emozione.

Finisce il blocco in cui Elisabetta Gregoraci sta per uscire dalla casa del Grande Fratello e sente i violini primi e secondi aprire l’Adagio. Il Do diesis minore è l’incipit ad “Amore e Morte“, titolo che originariamente avrebbe dovuto avere l’Opera. Come da sempre la critica musicale ha sottolineato, quì “alla musica spetta il compito di evidenziare il contrasto tra  la dimensione mondano-sentimentale e quella cupa, foriera di morte, di moralismo e rinuncia“.  Entriamo subito dentro la tragedia borghese all’ interno della quale si consuma il dramma ed  il settimo grado della scala “naturalizzato”  annuncia subito il senso di tensione straniante, ci si sente preoccupati ma non si sa perché. Le strade sono deserte, quasi le luci di Natale diventano il contorno perfetto ad un negozio che sta chiudendo. Mascherine, malinconia e un bambino che guarda dalla finestra il ritratto del Natale ai tempi del Covid.

Ma ecco che presto questo inizio struggente viene interrotto dalla scansione cromatica degli archi tutti che suonano un drastico cambiamento. E’ il flash-forward della scena prima atto II, è Violetta che deciderà di farsi da parte su richiesta del vecchio Germont ed intonerà la più pop di Lady Gaga “Amami Alfredo“.

Da oggi le cose cambiano” ma in fondo tutto resta uguale, gli auguri alla mamma non possono mancare, così come non può mancare la voglia di guardare al futuro ed alla voglia di amare. E’ una Violetta in un quasi ultimo afflato vitale che libera il proprio canto alla vita, all’ amore, e sono i picchettati frivoli degli archi a ricordare che “la tua salute rifiorirà” (atto II, “Parigi, o cara“). Ancora una volta il racconto della Traviata fa da sfondo all’impeccabile regia di Ozpetek. E quì il cinghiale bianco ricorda quanto l’Opera e la musica  in generale (quella bella che ha poco di soggettivo come si diceva in questo articolo) siano il canale giusto per raccontare la vita e la morte, l’ eros e il tànatos, evocare emozioni e raccontarci le immagini attraverso le note.

E’ d’altra parte nota la passione del regista per l’Opera Lirica e per la Traviata nello specifico. Risale infatti al 2012 la sua prima regia per il Teatro San Carlo di Napoli, perciò chi meglio di lui avrebbe potuto raccontare in musica l’impulso emotivo del mini spot che un brivido di commozione ce lo regala tutte le volte.

Al cinghiale bianco, infine, non possono passare inosservate le parole di Violetta che nell’ introduzione ad “Addio del passato” sembra attualizzarsi e rievocare momenti di vita tanto presenti e tragici quanto pieni di speranza per tutti:

Teneste la promessa… la disfida
Ebbe luogo! il barone fu ferito,
Però migliora Alfredo
È in stranio suolo; il vostro sacrifizio
Io stesso gli ho svelato;
Egli a voi tornerà pel suo perdono;
Io pur verrò. Curatevi… meritate
Un avvenir migliore“.

Sembra sia proprio nelle ultime parole di Violetta il messaggio  che vuole lasciarci Ozpetek: “meritate un avvenir migliore” e noi lo ringraziamo, per la sensibilità, dote rara nell’ arte oggi. Ma  il blocco pubblicitario è finito. Chissà se la Gregoraci deciderà di restare nella casa del Grande Fratello.

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Alberto Guarrasi

Sono stato educato alla musica classica come unica strada. Crescendo ho scoperto incroci, rotatorie e segnali stradali e ho deciso di scoprire tutte le alternative. Nella musica ho fatto un po’ di tutto: violinista classico, cantante e performer di teatro, cantautore, direttore artistico e insegnante di canto e cultura musicale, mi è servito a sviluppare un occhio critico nei confronti di ciò che ascolto in Radio e guardo in Tv. Sapevo già scrivere ma fare animazione mi ha insegnato a parlare senza troppi freni. È sempre meglio camminare a piedi, serve meglio ad osservare tutti i dettagli dei paesaggi che si incontrano.

Di Alberto Guarrasi

Sono stato educato alla musica classica come unica strada. Crescendo ho scoperto incroci, rotatorie e segnali stradali e ho deciso di scoprire tutte le alternative. Nella musica ho fatto un po’ di tutto: violinista classico, cantante e performer di teatro, cantautore, direttore artistico e insegnante di canto e cultura musicale, mi è servito a sviluppare un occhio critico nei confronti di ciò che ascolto in Radio e guardo in Tv. Sapevo già scrivere ma fare animazione mi ha insegnato a parlare senza troppi freni. È sempre meglio camminare a piedi, serve meglio ad osservare tutti i dettagli dei paesaggi che si incontrano.

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