Perchè la post-produzione delle voci dilaga nei talent show ed in TV?

Questa è una breve riflessione pop, lontana dalla voglia di  onniscienza. Oggi il Cinghiale Bianco si interroga. La motivazione è sempre la musica, questa volta più specificatamente le voci dei cantanti in alcuni talent show. Per voci intendiamo lo strumento musicale col quale ogni artista si esprime, nessuna speculazione soggettiva su timbro, arte o bla bla bla.

Prendiamo come spunto “Amici di Maria de Filippi“, il talent più longevo della TV italiana, fucina di talenti del canto e del ballo che in vent’anni di attività ha imposto il mercato musicale nel nostro Paese, influenzando il gusto del pubblico alcune volte e seguendo il main stream altre, restando sempre al passo con le mode e con l’evolversi dei più giovani che consumano musica o si appassionano allo show.

La “scuola” televisiva si propone di fare un percorso accademico degli alunni che vengono selezionati, con esibizioni/esami da affrontare ogni sabato dal vivo. Ecco, diciamo “dal vivo” anche se da qualche edizione ormai lo “speciale” viene registrato qualche giorno prima, seppur seguendo le regole di uno show che nel montaggio poco si discosta dagli anni in cui il programma andava in diretta. Vengo e mi spiego meglio perchè qui sta l’inghippo.

Anni fa lo spettatore assisteva ad esibizioni “live” dei cantanti che al termine venivano giudicati dai professori, talvolta esperti di tecnica, altre solo di discografia. Si sentivano voce, talento, interpretazione e, menomale, anche le imprecisioni di intonazione ed esecuzione abbastanza giustificate da un’esibizione dal vivo che, come sappiamo, viene spesso condizionata da fattori emotivi e tecnici (volumi in spia o in cuffia ad esempio). I cinghiali più veterani ricorderanno la prima volta che Alessandra Amoroso cantò il suo inedito “Immobile“,  fu un momento pieno di emozione seppure non esente da imprecisioni di intonazione. Eppure era tutto vero: nessuno pensò che Alessandra fosse scarsa o che non meritasse un giorno di fare la carriera strepitosa che ha poi fatto (sono passati ben dodici anni da allora).

Diversa è la scelta del programma “oggi”. Le esibizioni sono si live, ma la trasmissione viene registrata e a tutti i cantanti viene post prodotta la voce, tramite  compressori che ne arricchiscono il suono, software che ne espandono le frequenze o che “accordano” le note imprecise, rendendo tutto discograficamente più appetibile, quasi come se ascoltassimo un singolo in radio ma snaturando completamente la bellezza dell’esibizione che poi paradossalmente subisce un giudizio da parte dei professori in studio sulla base di cose che l’orecchio del telespettatore non ha potuto sentire. “Peccato”, direbbe il cinghiale bianco, rinunciare ad un’educazione all’ascolto attraverso una scuola in TV.

Il cinghiale bianco si chiede: è mai possibile che nel 2020 nessuno stoni mai ad Amici?, ma soprattutto: perchè ci togliete il gusto di ascoltare dei ragazzi giovanissimi con la voce che mamma gli ha dato?.

La risposta dei più a queste domande sarà dettata dal nascondersi dietro a un dito e dire come sempre ma quella non è musica, i talent show sono solo TV e pertanto rispondono alle loro regole e bla bla bla. Eppure anni fa le cose andavano diversamente, nessuno faceva post produzione delle voci dei cantanti prima di mandare in onda la trasmissione e non credo che tutto ciò influisse sui risultati discografici finali. Si, perchè tra le ipotesi che al cinghiale bianco sono venute in mente c’è anche quella dell’imposizione di tale sistema da parte delle major agli occhi delle quali l’allievo in questione è, in realtà, una loro prossima uscita discografica, pertanto non sta attraversando un periodo di formazione in una scuola ma sta facendo promozione televisiva e tutto deve essere perfetto, anche quando poi sentiremo Zerbi dire ad una ragazza “hai stonato” o “sei stata imprecisa” senza tuttavia trovare riscontro in quello che noi spettatori abbiamo ascoltato. Ma questi ragazzi il più delle volte non hanno ancora un’etichetta alle spalle (così almeno dovrebbe essere) perciò quest’ultima ipotesi è da accantonare.

Il discorso è ingarbugliato, però è onesto e di seguito il cinghiale bianco ve ne darà una dimostrazione pratica. Confrontiamo queste due esibizioni. La prima è, come sopra citato, il video di Alessandra Amoroso che cantava ad Amici il suo primo singolo “Immobile” per la prima volta:

Segue quella di un’ allieva dell’ edizione corrente, Kika, che canta “Chandelier“. Ascoltate attentamente da 00:35:

La voce di Alessandra è traballante, manca di fondamenta tecniche qua e là, intonazione che viene e che va, tanto che si vede nel video il maestro Luca Jurman che tenta di aiutarla a controllare meglio il suo “strumento”. L’emozione, però, la fa da padrona e nessuno, dico nessuno, ha mai pensato riguardando il video “mamma mia quanto sbaglia“.

Nel secondo video, invece, la post produzione della voce annebbia totalmente le imprecisioni, tantoché lo “scalino” che si sente nel passaggio tra la voce piena e quella di testa nel ritornello, totalmente naturale nelle voci come quella di Kika, diventa quasi un attimo dell’effetto pitch free dell’auto-tune. Il paradosso è che nessuno al termine dell’esibizione di Alessandra Amoroso parlò di imprecisioni, il giudizio per Kika è stato invece “ci sono state delle imprecisioni” che tuttavia il pubblico da casa non ha potuto sentire a causa della post produzione.

Per concludere, il cinghiale bianco vi dirà il motivo per cui ha deciso di scrivere questo articolo: dire a tutti voi che decidete di prendere la traccia vocale delle registrazioni dei giovani cantanti nei talent e, prima di mandare in onda la puntata, impiegate del tempo a post produrre (e credetemi, ce ne vuole di tempo), sia essa una scelta discografica, del programma, di Rudy Zerby o di Ignazio La Russa, non fatelo! Facendolo snaturate le esibizioni privandole del loro aspetto emotivo, ci fate apparire questi giovani cantanti bravi anche quando potremmo vederli semplicemente umani e dentro ad un programma che vorrebbe essere una scuola abbiamo bisogno di vederli emozionati e traballanti vocalmente, qualora lo fossero. Regalereste così a noi pubblico l’emozione un po’ persa a discapito della patina d’oro che riveste questi ragazzi tutto sommato alle prime armi.

In ultimo il cinghiale bianco vuole farvi una domanda, la più importante: cosa c’è questo sabato pomeriggio su Canale 5?

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Alberto Guarrasi

Sono stato educato alla musica classica come unica strada. Crescendo ho scoperto incroci, rotatorie e segnali stradali e ho deciso di scoprire tutte le alternative. Nella musica ho fatto un po’ di tutto: violinista classico, cantante e performer di teatro, cantautore, direttore artistico e insegnante di canto e cultura musicale, mi è servito a sviluppare un occhio critico nei confronti di ciò che ascolto in Radio e guardo in Tv. Sapevo già scrivere ma fare animazione mi ha insegnato a parlare senza troppi freni. È sempre meglio camminare a piedi, serve meglio ad osservare tutti i dettagli dei paesaggi che si incontrano.

Di Alberto Guarrasi

Sono stato educato alla musica classica come unica strada. Crescendo ho scoperto incroci, rotatorie e segnali stradali e ho deciso di scoprire tutte le alternative. Nella musica ho fatto un po’ di tutto: violinista classico, cantante e performer di teatro, cantautore, direttore artistico e insegnante di canto e cultura musicale, mi è servito a sviluppare un occhio critico nei confronti di ciò che ascolto in Radio e guardo in Tv. Sapevo già scrivere ma fare animazione mi ha insegnato a parlare senza troppi freni. È sempre meglio camminare a piedi, serve meglio ad osservare tutti i dettagli dei paesaggi che si incontrano.

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