giuramento

Come i testi hanno raccontato il tema

Sono giorni storici: un regale giuramento monarchico inglese e nuove promesse politiche alla vigilia di italiche elezioni. Esiste una differenza tra giuramento e promessa? Vediamo, se è possibile scoprirlo, attraverso i testi delle canzoni. Una giovanissima Ambra Angiolini canta “e adesso giura, adesso giura Adesso giura che non hai paura Che sia una fregatura dirmi “amore mio” Perché un amore col silenziatore Ti spara al cuore e pum! Tu sei caduto giù T’appartengo ed io ci tengo E se prometto poi mantengo M’appartieni e se ci tieni Tu prometti e poi mantieni Prometto, prometti”, utilizzando i due termini come sinonimi solo in apparenza, visto che si evidenzia una sfumatura di significato nel passaggio “ti giuro amore un amore eterno Se non è amore me ne andrò all’inferno”;  quel ‘se non è amore‘ implica la verità di un sentimento su cui l’amata invita a giurare.

Se ‘promettere’ vuol dire, infatti, fare una promessa, ‘giurare’ richiede il vero come oggetto da confermare tramite giuramento. In tutti e due i casi, c’è un impegno tra le persone e, spesso, quella solenne promessa diventa il pegno che conferma e rinsalda il sentimento. Nelle canzoni, si usa ‘giurare’ con un inciso fra le virgole, inserito in una frase dichiarativa o imperativa con il verbo  all’indicativo presente o futuro anteriore. ‘Giurare’ ha un valore assimilabile al sacro e assume un senso assoluto, inviolabile, paragonabile a un atto di fede e di fiducia nei confronti di chi amiamo.

Questo si legge tanto in Sal Da Vinci “fino alla fine del mondo noi due saremo qui perchè questo è il nostro giuramento… E tu perdonami se poi io credo cosi tanto in noi da immaginare di fermare il tempo”, quanto in Marco Mengoni, il cui testo richiama un antico mondo di combattenti, dame ed eroi, “e levo questa spada Attraverso il cielo” per dire all’amata “giuro sarò roccia contro il fuoco e il gelo Solo sulla cima Tenderò i predoni Arriveranno in molti (…) Giuro sarò roccia contro il fuoco e il gelo Veglio su di te, io sono il tuo guerriero”.

Del legame tra giuramento e intercessione religiosa, prendiamo uno spunto da Tosca, “così io oggi lo domando come il niente al tutto tu sai quale scintilla fa di questo seme un frutto resta con me mio destino dorato, giurato e proclamato ai piedi santi qui del nostro Cristo Redentor”. Diversamente, si intride di immaginifica poesia, il canto di Francesco De Gregori, “butterò questo mio enorme cuore tra le stelle un giorno Giuro che lo farò E oltre l’azzurro della tenda, nell’azzurro io volerò” e di un Ron innamorato, che esprime ciò che sente  attraverso un dettaglio fisico del viso, “ma ti giuro che per quella bocca Che se ti guardo diventa rossa, morirei”.

Nel giuramento, possiamo essere Mina e cantare, senza alcun dubbio, “nessuno, ti giuro, nessuno Nemmeno il destino Ci può separare perché questo amore Che il cielo ci dà Sempre vivrà “, anzi con la certezza che nessun altro “può darmi nel dono Di tutta la vita La gioia infinita Che sento con te Solo con te” , oppure, il più inquieto Gazzelle, che vive il giuramento come un bisogno ‘a condizione’: “giurami che cercherai di stare qui Anche se vorrai strappartimi di dosso Anche se perdo la testa e divento uno stronzo Un mezzo orso”. Chiede, espressamente, presenza e amore, mettendo a nudo fragilità, insicurezze e paure che possono innescarsi nella prospettiva futura della relazione.

Sconfortata, ma speranzosa la narrazione di Emanuele Aloia, perché “soffia la polvere sopra il tuo cuore Giurami che ti vedrò ritornare Come un dipinto che ha perso colore Promettimi che tornerò a disegnare”. Quelle situazioni, in cui una storia prende proprio una brutta piega per ‘piccole’ piacevoli distrazioni, ce le racconta Lucio Battisti con “il giradischi, le luci rosse e poi Champagne ghiacciato e l’avventura può iniziare (…) Ma come mai tu qui stasera Ti sbagli sai, non potrei Non aspettavo, ti giuro, nessuno Strana atmosfera Ma cosa dici, mia cara Non sono prove, no, no (…) Chi può bussare a quest’ora di sera? Sarà uno scherzo, un amico e chi lo sa No, non alzarti, chiunque sia si stancherà”.

E se tutto dovesse finire? Ci risponde Massimo Di Cataldo “ora che tu non ci sei dimmi che sarà di me …rinascerà ancora il mondo, risalirò dal mio fondo ma te lo giuro sai, ho paura di che sarà di me Io te lo giuro”. Parole, di nuovo, importanti quelle di Malfunk, simili a un fil rouge che accomuna ogni storia, esortando a vivere pienamente e rischia pure se vuoi non è mai uno sbaglio Prenditi cura di me ma tienimi accanto (…) Si può anche perdere sai (…) Non mi guardare così (mi fai sentire peggio)”. In fondo, anche quello che può sembrare un tentativo di minimizzare un’azione “non è niente lo giuro non succederà più”, può diventare la reale intenzione di imparare dagli errori.

In amore, dovrebbe accadere come nell’arte, in cui, per dirla con Renato Zero, “ho giurato di amarvi un po’ tutti” e, nonostante le loro varie cadute, “sono grato agli zeri del mondo Per la loro assoluta pazienza Perché vogliono, osano, credono Rispettando la loro coscienza”. Noi che, come cantano gli Eugenio in Via Di Gioia, “siamo in tanti, seduti distanti Arrivati in orari distinti E tutti quanti convinti Di essere arrivati per primi” possiamo ancora ritrovare un senso in chi amiamo e a cui possiamo dire, “giurami che veglierai con me Se no poi domani saranno guai Giurami che veglierai con me Se no poi domani saranno guai” per non essere “pugili senza guantoni” in un posto “qui”, dove esistono “solo verità senza opinioni”.

Proprio come il rischio che sta correndo il nostro Paese, descritto magistralmente da  Frankie Hi-nrg, dove “la maggioranza vince, il resto fa l’opposizione, un manipolo di eletti forma una delegazione, va dall’arbitro sul colle per prestare giuramento forgiando nuove palle dabuttare in Parlamento. ‘Ste palle – dette “leggi”, per via del peso scarso – avuto un voto, un veto, un Vito ed un ricorso, galleggiano tra i banchi tutto quanto il santo giomo: da destra a sinistra a destra e poi ritorno. Quando sei in cabina e giochi la schedina ricordati che sei la colonna di un sistema. Valuta un po’ prima: rametto o bandierina? Scegli attentamente il tuo prossimo problema”. In questa nebbia presente, possiamo pensare, comunque, al messaggio pedagogico e di impegno etico dei Modà: come si fa con gli amici, ci dicono “accetta le sconfitte, l’invidia e l’impotenza Di chi osserva e perde il tempo a giudicare E abbi sempre la coscienza, la pazienza, la prudenza E ricordati che è sempre meglio dare Ma non dimenticare, anche se l’ho già detto Se avrai un dubbio, che tra il bene e il male Vince sempre il bene Te lo posso giurare”.

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Francesco Penta

Appassionato della parola in tutte le sue forme; prediligo, in particolar modo, la poesia a schema metrico libero. Strizzo l'occhio all'ironico, all'onirico e al bizzarro. Insieme alla musica sia la parola. Dopo la musica si ascolti il silenzio. Da quel vuoto sonoro nasca un nuovo concerto.

By Francesco Penta

Appassionato della parola in tutte le sue forme; prediligo, in particolar modo, la poesia a schema metrico libero. Strizzo l'occhio all'ironico, all'onirico e al bizzarro. Insieme alla musica sia la parola. Dopo la musica si ascolti il silenzio. Da quel vuoto sonoro nasca un nuovo concerto.

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