Il mastino dei Baskerville

Un libro, una canzone: insieme

Il mondo è pieno di cose ovvie che nessuno mai osserva.

Un’avversione per i gialli…

Fino a pochi giorni fa, se qualcuno mi avesse chiesto quale fosse genere letterario che proprio non ero in grado di apprezzare, avrei risposto senza pensarci troppo: i gialli. Non ho gusti difficili, leggo un po’ di tutto, ed i generi che proprio non esercitano alcuna attrattiva su di me, semplicemente non li considero. Non penso di aver mai detto di alcun libro a priori “no, questo non fa per me”. Ad esclusione dei gialli.

Ma perché tale avversione? Forse perché ho letto troppo presto Dieci piccoli indiani di Agatha Christie, libro che a quindici anni mi è parso un ammasso di trip psichedelici e che probabilmente adesso apprezzerei molto di più. O forse perché ho sempre visto i gialli come un prodotto per anziani, da guardare mentre si lavora all’uncinetto o si preparano le scaloppine per i nipoti (forse subisco un po’ l’influenza del ricordo di mia nonna, convintissima fan della Signora in giallo. Cara Jessica Fletcher, prenditi le tue responsabilità!).

… e la rapidità con cui cambio idea

Le cose, però, sono cambiate qualche giorno fa, quando mi sono imbattuta in Sir Arthur Conan Doyle e nel suo Il mastino dei Baskerville. Quando ho visto questo romanzo tra gli scaffali della libreria non vi riponevo molte speranze, ma il desiderio di cambiamento in un momento storico in cui tutto sembra completamente immobile (oppure molto più semplicemente un breve momento di follia), mi ha spinto a pagare quei 9,50 euro per portarmelo a casa. E adesso, dopo aver letto il romanzo in questione in poche ore, comincio a temere che siano i primi 9,50 euro di una lunga serie.

A dire il vero, uno dei motivi per cui ho scelto questo libro tra i tanti disponibili è la presenza nella trama del mastino. Dovete sapere che una cosa che da sempre nella narrativa mi affascina moltissimo è il soprannaturale. Datemi una creatura mitologica, un mostro o un potere magico e mi farete contenta. Quindi, quando nella sinossi del libro ho letto “Nebbia, brughiera, un cane maledetto con le fiamme dell’inferno negli occhi”, ho deciso di dare una possibilità al caro Sherlock Holmes. Dunque, il primo approccio che ho avuto con questo libro si deve a un enorme cane nero ricoperto di fiamme che se ne va in giro per la brughiera inglese spaventando i poveri popolani, ma sono bastate pochissime pagine per farmi dimenticare il mastino e farmi appassionare alla storia e alla prosa di Conan Doyle.

Il romanzo è come un ingranaggio perfettamente realizzato in cui tutti gli elementi, prima sparsi su di un tavolo, alla fine trovano una loro naturale collocazione. La prosa è estremamente coinvolgente e i colpi di scena narrati non sono per nulla scontati. Sia chiaro, se cercate un’opera con approfondimenti psicologici e descrizioni di legami d’amicizia o amore di chissà quale spessore, non è questo il libro che fa per voi. Ma se volete staccare il cervello dai vostri problemi quotidiani e immergervi in un giallo che vi induce a porvi domande, elaborare ipotesi e poi venire inesorabilmente smentiti, io questo libro ve lo consiglio caldamente.

Elementare Watson

Le trame e gli episodi che si intrecciano vengono narrati con grande maestria grazie all’alternarsi di lettere, pagine di diario e narrazione in prima persona, al punto che lo stile di scrittura di Conan Doyle sembra quasi emulare ed imitare il funzionamento della logica d’acciaio della sua creatura letteraria meglio riuscita, Sherlock Holmes.

I personaggi, inoltre, sono tutti ben scritti e caratterizzati. Si parte da Watson, il narratore della vicenda, uomo coraggioso, buono ed intelligente, ma spesso schiacciato dall’esuberante genio di Sherlock Holmes. Il celebre detective rimane spesso sullo sfondo della narrazione a causa dei piani che egli stesso mette a punto, che lo vedono burattinaio di un gioco a cui solo eccezionalmente prende parte, preferendo muovere i fili che legano il suo buon amico e tutti i personaggi secondari.

Uno dei difetti di Sherlock Holmes, dato e non concesso che si trattasse di un difetto, era quello di essere estremamente restio a comunicare a chiunque altro i suoi piani fino al momento stesso della loro attuazione. Questo era dovuto in parte, senza dubbio, alla sua natura autoritaria, che si compiaceva nel dominare e sorprendere coloro che gli stavano intorno; in parte alla sua prudenza professionale, che gli imponeva di non correre mai rischi inutili. Il risultato, comunque sia, era quello di mettere a dura prova i nervi di coloro che agivano come suoi emissari e collaboratori.

Ho pensato a lungo a una canzone che potesse descrivere questo rapporto di amicizia e collaborazione, spesso condito da momenti di frustrazione del povero Watson che non riesce a star dietro ai pensieri e alle azioni del suo geniale amico. Ci ho pensato e ripensato, e dopo qualche ora mi è venuta in mente una canzone di uno dei miei cantautori preferiti in assoluto, forse il primo che abbia mai ascoltato con una certa assiduità. Edoardo Bennato (a cui qui la nostra intervista) nel 2020 fa uscire Geniale, canzone evidentemente scritta per una donna ma che potrebbe ricalcare in alcuni punti un possibile dialogo tra Watson e Sherlock Holmes. Già dalle prime strofe riesco ad immaginarmi perfettamente il primo rivolgersi al secondo con queste parole:

Anche se a volte non ti fai capire
Anche se a volte non mi lasci spiegare
E sotto i baffi sembra che ridi
Anche se a volte le tue arti sottili
Mettono a nudo il mio lato peggiore
Lo devo ammettere: sei geniale
Sì, geniale

E se la logica del nostro detective non è certo “elementare” come dice la canzone, è sicuramente più calzante ciò che viene detto qualche strofa dopo:

Geniale il tuo modo originale
Di pensare, fantasticare

Se quindi Bennato si rivolge a una donna di cui è innamorato, uno spirito libero e irrequieto, alcune delle sue parole si prestano egregiamente a descrivere parte di ciò che Sherlock Holmes è e parte di ciò che Watson pensa che sia. Ciò non toglie, d’altra parte, che il detective di Baker Street sia questo e molto di più.

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Elisa Cabiale

Fin da piccola mi interesso a qualsiasi cosa possa raccontarmi una storia, che sia un libro, un film o una canzone. Mi destreggio tra tanti interessi diversi, dal musical amatoriale (sono quella sullo sfondo) alle gite per musei. Dal 2019 sono dottoressa in Scienze dei beni culturali e attualmente frequento il corso di laurea magistrale in lettere moderne. Nel 2015 comincio a scrivere per la Junk Food Films, mentre dal 2018 collaboro con la NAC - Nuova Accademia di Cinema. Vado matta per il cantautorato anni '60-'70, le canzoni dei musical, le opere di klimt, il caffè e la carbonara.

By Elisa Cabiale

Fin da piccola mi interesso a qualsiasi cosa possa raccontarmi una storia, che sia un libro, un film o una canzone. Mi destreggio tra tanti interessi diversi, dal musical amatoriale (sono quella sullo sfondo) alle gite per musei. Dal 2019 sono dottoressa in Scienze dei beni culturali e attualmente frequento il corso di laurea magistrale in lettere moderne. Nel 2015 comincio a scrivere per la Junk Food Films, mentre dal 2018 collaboro con la NAC - Nuova Accademia di Cinema. Vado matta per il cantautorato anni '60-'70, le canzoni dei musical, le opere di klimt, il caffè e la carbonara.

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