“Il mondo che vorrei” di Vasco Rossi: te la ricordi questa?

Il mondo che vorrei Vasco Rossi

Viaggio quotidiano nella colonna sonora della nostra memoria, tra melodie sospese nel tempo pronte a farci emozionare ancora. Oggi parliamo di “Il mondo che vorrei” di Vasco Rossi

La musica è la nostra macchina del tempo: basta una nota, un ritornello, ed eccoci di nuovo lì, in una stagione vicina o lontana, in un’auto con i finestrini abbassati o nella cameretta della nostra infanzia. “Te la ricordi questa?” è il nostro appuntamento quotidiano per riavvolgere il nastro delle emozioni, proprio come si faceva una volta con una semplice penna e una musicassetta. Oggi l’orologio del tempo ci riporta al 2008 con “Il mondo che vorrei” di Vasco Rossi.

Ogni giorno, alle 13:00, vi accompagneremo in un viaggio musicale alla riscoperta di queste gemme nascoste: canzoni che hanno detto tanto e che hanno ancora tanto da dire, pronte a sbloccare ricordi, evocare immagini, restituirci pezzi di passato con la potenza che solo la musica sa avere. Brani che forse oggi non passano più in radio, pezzi di artisti affermati lasciati in un angolo, o successi di nomi che il tempo ha sbiadito ma che, appena tornano nelle nostre orecchie, sanno ancora farci vibrare. Perché la musica non invecchia, si nasconde soltanto tra le pieghe del tempo, aspettando il momento giusto per colpire nel segno e farci esclamare sorpresi un: “Te la ricordi questa?”.

Ti sblocco un ricordo: “Il mondo che vorrei” di Vasco Rossi

Pubblicato nel 2008 come singolo apripista dell’album omonimo, “Il mondo che vorrei” è uno dei manifesti più lucidi e disillusi del Vasco Rossi maturo. Un brano che rinuncia alla rabbia esplosiva degli anni precedenti per scegliere una forma di amarezza consapevole, quasi rassegnata, capace però di colpire con la stessa forza.

Il testo si costruisce su una serie di contraddizioni dichiarate. Vasco mette subito in scena lo scarto tra desiderio e realtà, tra ciò che si vorrebbe fare, dire, essere, e ciò che invece il mondo consente davvero. La ripetizione di “quello che non si potrebbe”, “che non si farebbe”, “che non si direbbe” non è un vezzo stilistico, ma il cuore del brano: l’impossibilità di coincidere con i propri desideri diventa condizione permanente dell’esistenza adulta.

Il “mondo che vorrei” non viene mai descritto direttamente. Vasco non costruisce un’utopia alternativa, ma si limita a constatare l’assenza. È un mondo fatto di limiti invalicabili: non si possono sorvolare le montagne, non si può andare dove si vorrebbe, non si può spingere solo l’acceleratore. La vita, così com’è, impone freni continui, compromessi, rinunce. E la constatazione più amara arriva proprio quando il dolore si consuma: “alla fine non si piange neanche più”. Non perché si sia guariti, ma perché ci si è assuefatti.

Il mondo che vorrei” è una canzone sulla fine delle illusioni, ma non sulla fine del desiderio. Vasco non smette di volere un mondo diverso, smette solo di fingere che sia possibile ottenerlo. Ed è proprio in questa sincerità disarmata che il brano trova la sua forza: raccontare ciò che resta quando si smette di credere alle promesse e si impara a convivere con i limiti. Un ritratto onesto e profondamente umano della maturità.

Il testo di “Il mondo che vorrei” di Vasco Rossi

Ed è proprio quello che non si potrebbe che vorrei
Ed è sempre quello che non si farebbe che farei
Ed è come quello che non si direbbe che direi
Quando dico che non è così il mondo che vorrei

Non si può sorvolare le montagne
Non puoi andare dove vorresti andare
Sai cosa c’è? Ogni cosa resta qui
Qui si può solo piangere

E alla fine non si piange neanche più

Ed è proprio quando arrivo lì che già ritornerei
Ed è sempre quando sono qui che io ripartirei
Ed è come quello che non c’è che io rimpiangerei
Quando penso che non è così il mondo che vorrei

Non si può fare quello che si vuole
Non si può spingere solo l’acceleratore
Guarda un po’, ci si deve accontentare
Qui si può solo perdere

E alla fine non si perde neanche più

La-la-la, la-la, la-la
La-la-la-la, la-la-la, la, la-la
La-la, la-la, la-la
La, la-la, la-la, la-la

Eh, eh, eh

La-la-la, la-la, la-la
La-la-la, la-la-la, la, la-la
La-la, la-la, la
La, la-la, la-la-la

Scritto da Nico Donvito
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