“Il mutevole abitante del mio solito involucro” di Silvia Salemi: te la ricordi questa?

Il mutevole abitante del mio solito involucro Silvia Salemi

Viaggio quotidiano nella colonna sonora della nostra memoria, tra melodie sospese nel tempo pronte a farci emozionare ancora. Oggi parliamo di “Il mutevole abitante del mio solito involucro” di Silvia Salemi

La musica è la nostra macchina del tempo: basta una nota, un ritornello, ed eccoci di nuovo lì, in una stagione vicina o lontana, in un’auto con i finestrini abbassati o nella cameretta della nostra infanzia. “Te la ricordi questa?” è il nostro appuntamento quotidiano per riavvolgere il nastro delle emozioni, proprio come si faceva una volta con una semplice penna e una musicassetta. Oggi l’orologio del tempo ci riporta al 2007 con “Il mutevole abitante del mio solito involucro” di Silvia Salemi.

Ogni giorno, alle 13:00, vi accompagneremo in un viaggio musicale alla riscoperta di queste gemme nascoste: canzoni che hanno detto tanto e che hanno ancora tanto da dire, pronte a sbloccare ricordi, evocare immagini, restituirci pezzi di passato con la potenza che solo la musica sa avere. Brani che forse oggi non passano più in radio, pezzi di artisti affermati lasciati in un angolo, o successi di nomi che il tempo ha sbiadito ma che, appena tornano nelle nostre orecchie, sanno ancora farci vibrare. Perché la musica non invecchia, si nasconde soltanto tra le pieghe del tempo, aspettando il momento giusto per colpire nel segno e farci esclamare sorpresi un: “Te la ricordi questa?”.

Ti sblocco un ricordo: “Il mutevole abitante del mio solito involucro” di Silvia Salemi

“Il mutevole abitante del mio solito involucro” è il brano che segna il ritorno artistico di Silvia Salemi nel 2007, dopo una pausa dedicata alla maternità. Tratto dall’omonimo album, il singolo rappresenta uno dei momenti più complessi e maturi della sua carriera, sia per scrittura che per costruzione concettuale. È una canzone che si muove sul confine tra pop d’autore e riflessione esistenziale, affrontando il tema dell’identità come qualcosa di instabile, molteplice, in continua trasformazione.

Il cuore del brano è già racchiuso nel titolo: il corpo come “involucro” abitato da un’entità mutevole, quasi estranea, che cambia forma, voce e comportamento. Il testo si apre infatti con una sequenza di immagini frammentate e simboliche: “Il bambino nascosto / è il buffone del posto / è narciso dimesso”. L’identità non è mai unica, ma composta da molteplici stati interiori che convivono e si contraddicono.

Dal punto di vista stilistico, il brano si distingue per una scrittura densa, ricca di immagini simboliche e figure archetipiche. Non segue una narrazione lineare, ma costruisce un flusso di coscienza frammentato, in cui ogni verso aggiunge un tassello alla complessità dell’identità.

In definitiva, “Il mutevole abitante del mio solito involucro” è una delle prove più mature e profonde di Silvia Salemi. Una canzone che non si limita a raccontare l’identità, ma la mette in discussione, la frammenta e la ricompone continuamente, trasformando il pop in una riflessione poetica sull’essere umano e sulle sue molteplici nature.

Il testo di “Il mutevole abitante del mio solito involucro” di Silvia Salemi

Il bambino nascosto 
è il buffone del posto 
è narciso dimesso 
l’artista riflesso che scappa via 

dal labirinto di specchi 
è il fantasma in catene 
con la veste bianchina, 
giallina, azzurrina stirata bene 
l’acquaiolo ubriaco 
pecorelle e pastore 
odia il canto del gallo 
le mosche, l’inverno odia pure me 

l’alberello del bene 
l’alberello del male 
può cambiarmi la faccia, la forma, l’umore 
ma che cos’è? 

il mutevole abitante del mio solito involucro 

chi è 
l’inquilino che si serve del mio aspetto romantico? 
chi è? chi è? 
l’angelo… 
un angelo certo! un angelo certo 
dove sarà lo spirito, 
la vita che resta 
che resta anche dopo di me? 
il mutevole abitante del mio solito involucro 
chi è? 

e quando parlo da sola 
quella lì è la sua voce 
e dice tutte le cose 
che sogna di dire e non dice mai 

é il leone e il lombrico 
é il nemico e l’amico 
è il don Chisciotte perdente 
con cui strafottente non parli più 

perché mi sembra di capire 
che tu gli manchi da morire 
e pensa a te 

il mutevole abitante del mio solito involucro 

chi è 
l’affittuario che si serve del mio spazio genetico? 
chi è? chi è? chi è? 
l’angelo… 
un angelo certo! un angelo certo 
dove sarà lo spirito, 
la vita che resta e che resta, 
che resta anche dopo di me? 

il mutevole abitante del mio solito involucro 

chi è? 
quando parlo da sola…

Scritto da Nico Donvito
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