“Il pianto” dei Blind Fool Love: te la ricordi questa?
Viaggio quotidiano nella colonna sonora della nostra memoria, tra melodie sospese nel tempo pronte a farci emozionare ancora. Oggi parliamo di “Il pianto” dei Blind Fool Love
La musica è la nostra macchina del tempo: basta una nota, un ritornello, ed eccoci di nuovo lì, in una stagione vicina o lontana, in un’auto con i finestrini abbassati o nella cameretta della nostra infanzia. “Te la ricordi questa?” è il nostro appuntamento quotidiano per riavvolgere il nastro delle emozioni, proprio come si faceva una volta con una semplice penna e una musicassetta. Oggi l’orologio del tempo ci riporta al 2011 con “Il pianto” dei Blind Fool Love.
Ogni giorno, alle 13:00, vi accompagneremo in un viaggio musicale alla riscoperta di queste gemme nascoste: canzoni che hanno detto tanto e che hanno ancora tanto da dire, pronte a sbloccare ricordi, evocare immagini, restituirci pezzi di passato con la potenza che solo la musica sa avere. Brani che forse oggi non passano più in radio, pezzi di artisti affermati lasciati in un angolo, o successi di nomi che il tempo ha sbiadito ma che, appena tornano nelle nostre orecchie, sanno ancora farci vibrare. Perché la musica non invecchia, si nasconde soltanto tra le pieghe del tempo, aspettando il momento giusto per colpire nel segno e farci esclamare sorpresi un: “Te la ricordi questa?”.
Ti sblocco un ricordo: “Il pianto” dei Blind Fool Love
“Il pianto” è uno dei brani più oscuri, viscerali e rappresentativi dei Blind Fool Love, una canzone che fotografa senza filtri lo smarrimento emotivo e generazionale di una giovinezza attraversata da illusioni spezzate, rabbia e disillusione. Pubblicato nel 2011 come anticipazione dell’omonimo EP, il pezzo segna una maturazione netta nella scrittura della band fondata a Grosseto nel 2005 da Tommaso Ottomano, allora noto come Tommaso Sabatini.
Il testo si muove fin da subito in un territorio frantumato: illusioni acerbe, nostalgie tossiche, disordini mentali, realtà fallimentari. Non c’è una narrazione lineare, ma una successione di immagini che restituiscono un senso di disorientamento costante. È una fotografia interiore più che un racconto, dove ogni verso aggiunge peso a un clima già saturo.
Il “pianto” non è solo un’emozione, ma una presenza. Sorprende, consuma, striscia. È “sordo”, “triste”, “avvelenato”: aggettivi che lo rendono quasi fisico, predatorio. Non libera, non purifica. Al contrario, logora lentamente, nutrendosi dei “giorni persi a vivere” e dei sogni rimasti a mani vuote. È il simbolo di un dolore che non trova sfogo, che resta incastrato dentro.
Riascoltato oggi, “Il pianto” resta un brano duro, spigoloso, necessario. Un grido trattenuto che non chiede aiuto, ma pretende di essere ascoltato. E proprio per questo continua a colpire, come una ferita che non ha mai smesso di bruciare.
Il testo di “Il pianto” dei Blind Fool Love
Tra le acerbe illusioni
La nostalgia dei vecchi amori
Tra i disordini mentali
Le realtà fallimentari.
Ti sorprenderà
Ti consumerà
Il pianto sordo
Triste avvelenato
Dai giorni persi a vivere Ti sogni a mani vuote.
Tra rabbia e malinconia
Che mi sputa addosso
Tra impostori e gente fiera
Ti spaccerai la tua chimera.
Tra sconforti e delusioni
Le verità sulle finzioni.
Ti sorprenderà
Ti consumerà
Il pianto striscia
triste avvelenato
Dai giorni persi a vivere
Ti sogni a mani vuote
Tra rabbia e malinconia
Tra le smorfie della morte
I pagliacci ridono di te
Tra le smorfie della morte I pagliacci ridono.
Tra le smorfie della morte
I pagliacci ridono.
Striscia triste, avvelenato
Dai giorni persi a vivere
Ti sogni a mani vuote
Tra rabbia e malinconia
Tra le smorfie della morte
I pagliacci ridono di te.
Tra le smorfie della morte
I pagliacci ridono di te.