Emma - Il ritono

Analisi del nuovo lavoro cinematografico della cantante

Capita sempre di più che cantanti vengano “prestati” al cinema. Del resto, non è una novità se pensiamo ai film di Al Bano e Romina Power, a quelli di Nino D’Angelo, Massimo Ranieri o Adriano Celentano. Parliamo, in questo caso, de “Il ritorno” di Emma e proviamo a capire come “sentirlo” oltre la trama.

Un film duro, anzi durissimo, perché senza speranza, forse minimamente abbozzata nella scena finale del figlio che sfiora la mano della mamma Teresa (Emma), “persa” per un crimine, che lei commette quando era bambino, e ritrovata dopo dieci di carcere. Un film con pochi dialoghi, quasi senza musica a rinforzare la forza dei gesti e dell’azione fisica. Emma è potente, vera, prestata al cinema senza risparmiarsi ed essere risparmiata in niente.

Se pensiamo a un film “pop” perché c’è la Marrone, ci sbagliamo e ne usciamo insoddisfatti. Se pensiamo a un cinema emozionale ne usciamo, ugualmente, turbati, non preparati a un contatto così forte con l’arte in contatto, diretto e crudo, con il nulla, a cui siamo inavvertitamente esposti nella vita, e l’estrema solitudine umana. Diventano simboliche, in tal senso, alcune immagini: i mezzi pubblici sempre vuoti, esclusa la presenza della protagonista; il contrasto tra il rumore traffico, primo e ultimo slalom di Teresa nel rientro quotidiano a casa, e i dialoghi scarni fra i vari personaggi.

La colonna sonora non ha nessun pezzo cantato, è fatta anch’essa di silenzi e accompagna pochi momenti della pellicola, come fosse un requiem interiore, a sottolineare l’ineluttabilità del dramma.  La casa di Teresa non è un nido d’amore facile né lineare, ma nemmeno fragile; vi si ritrova una famiglia spezzata da un imprevisto che ha fatto saltare ogni schema di controllo, difficile già da prima, e ogni possibilità di riconoscersi affettivamente. Quella casa, la stessa in cui si è consumato il reato, è ora il luogo dei bisogni primitivi e routinari, come mangiare e dormire, in solitudine anche quando si è insieme e a parlare sono soltanto gli sguardi.

Eppure questa è la vita se ci fermiamo a pensare: un’esperienza che ci capita e che porta il sapore di un'”andata” senza un “ritorno” garantito. Bomba esistenziale, per la regia di Stefano Chiantini, “Il ritorno” è stato presentato nell’edizione 2022 di Alice nella Città, sezione autonoma e parallela nata da una costola della Festa del Cinema di Roma. Dal 15 dicembre, ci aspetta sul grande schermo di  trentaquattro sale cinematografiche italiane: cerchiamolo e, se possiamo, portiamone un pezzo dentro di noi.

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Francesco Penta

Appassionato della parola in tutte le sue forme; prediligo, in particolar modo, la poesia a schema metrico libero. Strizzo l'occhio all'ironico, all'onirico e al bizzarro. Insieme alla musica sia la parola. Dopo la musica si ascolti il silenzio. Da quel vuoto sonoro nasca un nuovo concerto.

By Francesco Penta

Appassionato della parola in tutte le sue forme; prediligo, in particolar modo, la poesia a schema metrico libero. Strizzo l'occhio all'ironico, all'onirico e al bizzarro. Insieme alla musica sia la parola. Dopo la musica si ascolti il silenzio. Da quel vuoto sonoro nasca un nuovo concerto.

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