Il talent, le promesse, i dischi e i concerti fantasma: ci risiamo!

Salta l’ennesimo tour promesso senza le giuste valutazioni

Ci risiamo. Ricordate quando Elodie ed Alessio Bernabei dovettero annullare (a sorpresa) i propri concerti nella primavera del 2017 pur venendo da una positiva esperienza al Festival di Sanremo rispettivamente con “Tutta colpa mia” “Nel mezzo di un applauso”? Ebbene, il copione sembra essersi ripetuto anche con il giovane Einar, protagonista, negli ultimi mesi, prima di ‘Sanremo Giovani’ e poi del Festival di Sanremo con il brano ‘Parole nuove’.

Qualche giorno fa lo staff del giovane artista italo-cubano ha comunicato ufficialmente che le due date dell’anteprima tour previste per il mese di maggio a Roma e a Milano sono state ufficialmente annullate per problemi tecnici e che saranno recuperate in autunno, in occasione del nuovo tour live. Ma quale tour? Finora non è stato annunciato assolutamente nulla per quel che riguarda l’autunno e qualcosa mi fa pensare che non sarà annunciato mai, almeno nei termini in cui si erano presentate queste due date-evento.

Sia chiaro, il fatto non è assolutamente imputabile ad Einar o al giovane artista di turno che prima (e, purtroppo, anche dopo) di lui si sono trovati al suo posto. Il tutto, piuttosto, è bensì ascrivibile a chi/cosa sta a monte dell’intera faccenda: la discografia, la televisione, le false promesse, le agenzie live.

Come si può pensare di programmare alla cieca un tour in due luoghi importanti per un ragazzo che non ha mai realizzato prima dei concerti tutti suoi? E’ inoppugnabile la verità che si tratta di un salto nel vuoto visto e considerato che non se ne conosce il richiamo esercitato sulla fanbase reale, quella davvero disposta a comprare il biglietto per uno spettacolo. Non quella che accende la TV quando il ragazzo canta in qualche trasmissione. E’ innegabile che c’è una bella differenza.

A tutto questo vanno aggiunti innegabili scarsi riscontri commerciali registrati in questi mesi. Giusto per rifarci all’ultimo caso, il primo progetto discografico di Einar ha registrato dati non sufficientemente rilevanti per un “prodotto da talent-show”: nemmeno lontanamente raggiunte le 25.000 copie, soglia minima per una qualche certificazione e, va detto, anche per una certa rilevanza sul mercato discografico d’oggi giorno se si tratta di un album promozionato per almeno 6 mesi in TV. I singoli radiofonici, poi, ancor peggio per non parlare dello scarsissimo apporto che le radio hanno fornito al progetto.

Ma poi c’è stato anche il secondo disco, figlio dell’esperienza al Festival di Sanremo del 2019. Un disco che, praticamente, è morto una settimana dopo la sua pubblicazione visto che non è mai arrivato nemmeno un secondo singolo e che in classifica FIMI c’è rimasto per appena 2 settimane. Un’esperienza quella del Festival che, diciamocelo, non è stata troppo positiva per il giovane talento di Amici visto l’ultimo posto collezionato. Anche qui la colpa non è certo del ragazzo ma di chi, giusto per battere il ferro finchè è caldo, l’ha buttato nella fossa dei leoni senza adeguatamente prepararlo, ricercare la canzone giusta, prendersi il tempo per costruire con coerenza un progetto che potesse funzionare visto che quello precedente non era stato di certo un successo. Insomma, se il ferro non è mai stato caldo è inutile batterlo…

Ed ecco che alla fine arriva la bastonata che proprio non serviva: annullati i concerti ed è che chiaro che la motivazione non siano i problemi tecnici ma il fatto che i biglietti staccati erano così pochi da non riuscire nemmeno a coprire le spese degli eventi. D’altronde, a breve Amici sfornerà nuovi talenti da sfruttare e se funzioneranno bene, altrimenti avanti un altro! E, sia chiaro, non è di certo colpa della televisione ma di chi dovrebbe dover guardare all’arte piuttosto che allo share. Ad ognuno il suo lavoro.

La morale di tutta la favola, dunque, è: se è chiaro che il mercato discografico non possa assorbire ogni anno una decina di nuovi artisti lanciati dai talent show perchè si continua a produrre un disco per tutti? Perchè non si fa, com’è giusto che sia, una selezione non solo all’interno del programma ma anche nell’industria discografica? E perchè ad ognuno di loro vengono promessi tour sold-out nelle più lussuosi location se poi non si è certi della reale possibilità di poterli realizzare? Insomma, non converrebbe a tutti fare qualche conto in più prima di pubblicare i bilanci? Poi, certo, è vero, c’è chi riesce a resistere anche a tutte queste batoste ma non tutti gli artisti sono uguali…

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Ilario Luisetto

Direttore di "Recensiamo Musica" e suo fondatore dal 2012. Sanremo ed il pop (esclusivamente ed orgogliosamente italiano) sono casa mia. Mia Martini è nel mio cuore sopra ogni altra/o ma sono alla costante ricerca di nuove grandi voci che possano accompagnarmi.

Ilario Luisetto

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