Imma: “Antartide? Un passo importante, quasi necessario” – INTERVISTA
A tu per tu con Imma D’Amico per parlare del suo primo singolo “Antartide”, disponibile dallo scorso 3 aprile per Dischi dei Sognatori. La nostra intervista alla cantante calabrese
Classe 2006, originaria della Calabria e oggi di base a Roma per inseguire il suo percorso di studi musicali, Imma è una delle nuove voci che si affacciano con maggiore delicatezza e autenticità sulla scena emergente italiana. La musica, per lei, è da sempre uno spazio sicuro, un rifugio in cui trasformare emozioni, fragilità e silenzi in parole capaci di raccontare relazioni e distanze con una sensibilità già sorprendentemente matura.
Dopo anni dedicati alla scrittura e alla ricerca del proprio linguaggio artistico, arriva ora il suo primo passo ufficiale: “Antartide”, disponibile per Dischi dei Sognatori dal 3 aprile 2026, un brano che segna il debutto discografico e che racchiude il freddo emotivo di un amore che si consuma tra paure e mancate comunicazioni. Un esordio che non è solo una presentazione, ma una vera dichiarazione di identità.
In questa intervista, Imma racconta la genesi del suo primo singolo, il rapporto viscerale con la scrittura e il percorso che l’ha portata a trasformare la musica in una scelta di vita. Tra ascolti che l’hanno formata e nuove consapevolezze artistiche, emerge il ritratto di una giovane cantautrice in costruzione, già ben consapevole della direzione che vuole prendere: quella della sincerità.
“Antartide” è il tuo primo brano pubblicato: che emozione si prova a condividere per la prima volta una parte così intima di sé con il pubblico?
«È un’emozione fortissima, difficile da spiegare a parole. Da un lato c’è tanta paura, perché ti stai mostrando davvero, senza filtri; dall’altro però c’è una sensazione bellissima di libertà. È come dire: “questa sono io”, e lasciare che le persone si riconoscano, se vogliono. È stato un passo importante, quasi necessario».
Com’è nata “Antartide” e cosa ti ha spinto a sceglierla come singolo di debutto?
«“Antartide” è nata in studio, di getto, in un momento molto sincero in cui sentivo il bisogno di mettere ordine dentro alcune emozioni. È venuta fuori in modo naturale, quasi senza pensarci troppo, come se avesse trovato da sola il suo spazio. Ho scelto lei come primo singolo perché è il brano che ho sentito più mio fin da subito: mi rappresenta tanto, per quello che dice e per come lo dice. Mi sembrava il punto di partenza più autentico per raccontare chi sono artisticamente».
Nel brano racconti un amore che si spegne tra silenzi e paure. Quali sensazioni e quali stati d’animo ti hanno accompagnata durante il processo di scrittura?
«Sicuramente malinconia, ma anche tanta lucidità. Quando scrivevo ero molto dentro quelle emozioni, ma allo stesso tempo cercavo di osservarle da fuori. C’era un senso di distanza, di freddo, proprio come suggerisce il titolo. Però scrivere mi ha aiutata anche a trasformare quel dolore in qualcosa di più leggero, condivisibile».
Quando e come ti sei avvicinata alla musica?
«La musica c’è sempre stata nella mia vita. Da piccola cantavo ovunque, senza pensarci troppo. Crescendo ho iniziato a viverla in modo più consapevole, capendo che poteva essere un mezzo per esprimermi davvero, e anche che volevo che diventasse il mio lavoro. Da lì è diventata una parte fondamentale di me».
Quali ascolti hanno influenzato e ispirato la tua crescita?
«Ho ascoltato tantissima musica diversa, e credo che questa varietà mi abbia formata molto. Sicuramente il cantautorato italiano ha avuto un ruolo importante, ma anche il pop più internazionale e alcune sonorità più intime e alternative. Mi piace lasciarmi contaminare, senza chiudermi in un solo genere».
Dalla Calabria ti sei trasferita a Roma per studiare musica: quanto questo cambiamento ha influenzato il tuo percorso artistico e umano?
«Tantissimo. È stato un cambiamento grande, non solo artisticamente ma anche a livello personale. Roma mi ha dato stimoli nuovi, mi ha messo alla prova e mi ha fatto crescere molto. Ho incontrato persone, idee, suoni diversi… è stato fondamentale per capire meglio che direzione volevo prendere».
Dopo “Antartide”, stai già lavorando a nuova musica? Possiamo aspettarci un progetto più ampio?
«Sì, sto già lavorando a nuova musica e ne sono davvero felice. “Antartide” è solo l’inizio: ho tante cose da dire e sto cercando il modo più autentico per farlo. L’idea è sicuramente quella di costruire qualcosa di più ampio, passo dopo passo».
Per concludere, dove e a chi sogni di arrivare con la tua musica e che tipo di artista vorresti diventare nei prossimi anni?
«Mi piacerebbe arrivare a chi ha bisogno di sentirsi capito, anche solo per tre minuti. Se qualcuno ascoltando una mia canzone si riconosce, per me è già tantissimo. Nei prossimi anni vorrei diventare un’artista sempre più sincera, coerente con quello che sente, senza rincorrere troppo altro. Crescere, ma restando vera».