Inna Cantina Sound, tornano i paladini del reggae-pop – INTERVISTA

A tu per tu con la band romana in uscita con la loro terza fatica discografica, disponibile dall’11 maggio

Inna Cantina SoundSi intitola “A piedi nudi”, il nuovo album degli Inna Cantina Sound, interessante e fresca realtà della scena musicale romana, al secolo Gianmarco Amatucci aka Jimmy, Riccando Venturini aka Ientu e Viola Rossi. A due anni di distanza dall’uscita dell’EP “Mango Papaya”, il gruppo torna con dieci brani inediti che spaziano tra divertimento e temi che rappresentano uno spaccato della nostra attuale società.

Ciao ragazzi, benvenuti su RecensiamoMusica. Chi sono gli Inna Cantina Sound?

«Ciao A tutti. Gli Inna Cantina Sound sono un gruppo di giovani musicisti allegri che suonano reggae-pop, innamorati della Jamaica e con tantissima voglia di far divertire».

Avete appena pubblicato l’album “A piedi nudi”, cosa rappresenta per voi questo vostro terzo tassello discografico?

«L’ultimo album “A piedi nudi” è un lavoro  che parte da un approccio sempre molto comunicativo, ogni canzone ha un messaggio ben preciso e nel complesso quello che volevamo esprimere è la nostra visione della società di oggi: denuncia schietta su quello che non ci va bene e forti apprezzamenti su ciò che amiamo come la musica la natura e l’amore. Siamo noi stessi senza filtri… a piedi nudi».

Un progetto prodotto dall’etichetta La Grande Onda di fondata da Tommaso Zanello, alias Piotta. Una bella realtà indipendente?

«Si, lavoriamo con questa etichetta da quasi 4 anni e sono stati davvero importanti in tutto il nostro percorso. Piotta è il nostro maestro e ogni giorno ci da un insegnamento prezioso per andare avanti e spaccare».

Come valutate l’attuale scenario del mercato discografico italiano?

«Attualmente mi sembra molto vario. Da qualche anno nel mainstream ristagnavano delle realtà pop che non rispecchiavano i gusti e le tendenze musicali del momento. Negli ultimi due anni sono esplosi artisti ed etichette indipendenti che secondo me hanno dato un’onda di freschezza alla discografia italiana. Poi cè sempre bene e male in tutto».

Per anticipare l’album avete scelto il singolo “Non svegliarmi”. Il più rappresentativo?

«Non è il piu rappresentativo del nostro gruppo ma di certo lo è di questo momento storico. È un brano che ci rappresenta per le sonorità ma è sicuramente piu Pop rispetto al solito. Questo è avvenuto un po naturalmente, il nostro obiettivo è far ascoltare la nostra musica a piu gente possibile e far conoscere il reggae a piu persone possibile. Questo, secondo noi, è un modo per farlo».

Facciamo un salto indietro nel tempo, quando e come è nata la vostra passione per la musica e come vi siete conosciuti?

«Nel 2010, io (Jimmy) e ientu andavamo al liceo insieme al mamiani, ci piaceva questo genere di musica che è il reggae  e abbiamo iniziato a scrivere su delle basi , “i riddim“ in gergo. sempre a scuola abbiamo conosciuto una band che suonava il funky e abbiamo deciso di suonare dal vivo quelle basi, aggiungendo tutti gli elementi di una reggae-band: percussioni, shaker, fiati. Da li abbiamo deciso che volevamo essere una realtà nella scena romana e abbiamo registrato  il primo disco “innacantina12“ che ha subito scaldato i cuori dei nostri colleghi liceali. Poi da quando abbiamo conosciuto Piotta e siamo entrati nella sua label abbiamo iniziato a fare piu sul serio, è entrata anche Viola a fare parte del gruppo con cui abbiamo registrato altri due album che ci hanno portato a suonare su dei bellissimi palchi in tutta italia e in europa come ad esempio il Rototom sunsplash in Spagna».

Quali artisti o generi musicali vi hanno ispirato e accompagnato?

«(Jimmy) Ci ispiriamo a tantissimi artisti del mondo del reggae come Shaggy, Sean Paul, Protoje Kabaka Pyramid, ma le ispirazioni piu grandi vengono sempre dal n.1 al mondo mondo, Bob Marley. Ci ispririamo anche molti italiani come Boomdabash, Alborosie, Sud Sound System, Giuliano Palma. Abbiamo molte influenze diverse all’interno del gruppo per esempio Viola viene da un background più Soul».

Avete realizzato numerosi i concerti in Italia e in diversi festival europei, quanto conta per voi la dimensione live?

«La dimensione del live è tutto. Un’artista secondo me non è completo se non ha sviluppato al massimo questo aspetto. Noi nello specifico siamo molto legati a questo aspetto perche ad oggi è quello che ci fa fare piu cose. In generale suonare su piu palchi in piu città e anche nazioni ti fa avere sempre di piu quella sicurezza che ti permette di fare dei live con un certo tiro».

Qual è la lezione più importante che avete appreso dalla musica in questi anni di attività?

«Non mollare mai. Se vuoi dire una cosa dilla e se qualcuno ti chiude la porta in faccia urla. Questo è cio che abbiamo imparato per ora J».

Alla luce di tutto quello che ci siamo detti, per concludere, quale messaggio vorreste trasmettere al pubblico, oggi, attraverso la vostra musica?

«A riflettere su quello che abbiamo intorno  e a lasciarsi andare e ad amare  la vita in positive vibration».

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Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

Nico Donvito

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