“Io e te” di Enzo Jannacci: te la ricordi questa?
Viaggio quotidiano nella colonna sonora della nostra memoria, tra melodie sospese nel tempo pronte a farci emozionare ancora. Oggi parliamo di “Io e te” di Enzo Jannacci
La musica è la nostra macchina del tempo: basta una nota, un ritornello, ed eccoci di nuovo lì, in una stagione vicina o lontana, in un’auto con i finestrini abbassati o nella cameretta della nostra infanzia. “Te la ricordi questa?” è il nostro appuntamento quotidiano per riavvolgere il nastro delle emozioni, proprio come si faceva una volta con una semplice penna e una musicassetta. Oggi l’orologio del tempo ci riporta al 1979 con “Io e te” di Enzo Jannacci.
Ogni giorno, alle 13:00, vi accompagneremo in un viaggio musicale alla riscoperta di queste gemme nascoste: canzoni che hanno detto tanto e che hanno ancora tanto da dire, pronte a sbloccare ricordi, evocare immagini, restituirci pezzi di passato con la potenza che solo la musica sa avere. Brani che forse oggi non passano più in radio, pezzi di artisti affermati lasciati in un angolo, o successi di nomi che il tempo ha sbiadito ma che, appena tornano nelle nostre orecchie, sanno ancora farci vibrare. Perché la musica non invecchia, si nasconde soltanto tra le pieghe del tempo, aspettando il momento giusto per colpire nel segno e farci esclamare sorpresi un: “Te la ricordi questa?”.
Ti sblocco un ricordo: “Io e te” di Enzo Jannacci
Brano contenuto nel disco “Foto Ricordo” del 1979, “Io e te” è uno dei pezzi più intensi e malinconici di Enzo Jannacci, un artista capace come pochi di mescolare poesia, ironia e amarezza, mettendo in musica le contraddizioni dell’animo umano e della società.
Si tratta di una riflessione sul tempo della gioventù, su quella fase della vita in cui tutto sembra possibile, ma in cui allo stesso tempo le prime disillusioni iniziano a mordere. La canzone si apre con il ricordo di un amore condiviso: “Io e te che ridevamo, io e te che sapevamo”, quasi a voler ancorare la speranza a un passato complice e pieno di leggerezza.
Ma subito la narrazione si incrina. Il mondo, che da ragazzi sembrava “un bidone da far rotolare”, si rivela ben presto più cinico e complicato. Jannacci, con la sua voce spezzata e autentica, mette in scena un quadro desolante fatto di lavoro che non c’è, amore che si fa in tre, futuro che si consuma alla fermata di un tram. Un’immagine potente, urbana, crudele nella sua semplicità.
“Io e te” è una ballata metropolitana fatta di ricordi e di rabbia sussurrata. È la primavera che non arriva, la gioventù che si frantuma sulle promesse non mantenute, ma che nel suo struggimento conserva una forma tutta sua di bellezza. Una delle vette più alte e sincere della poetica di Enzo Jannacci.
Il testo di “Io e te” di Enzo Jannacci
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Io e te, io e te che ridevamo
Io e te che sapevamo
Tutto il mondo era un bidone da far rotolare, sì
Sì perché, la bellezza dei vent’anni è poter non dare retta
A chi pretende di spiegarti l’avvenire e poi il lavoro e poi l’amore
Sì, ma qui che l’amore si fa in tre, che lavoro non ce n’è
L’avvenire è un buco nero in fondo al tram
Sì, ma allora, ma che gioventù che è, ma che primavera è
E la tristezza è lì a due passi e ti accarezza e ride, lei
Sì, lei
Sì, ma qui che l’amore si fa in tre, che lavoro non ce n’è
L’avvenire è un buco nero in fondo al tram
Sì, ma allora, ma che gioventù che è, ma che primavera è
E la tristezza è lì a due passi, ti accarezza e ride, lei
Lei, sì lei