“Io nascerò” di Loretta Goggi: te la ricordi questa?
Viaggio quotidiano nella colonna sonora della nostra memoria, tra melodie sospese nel tempo pronte a farci emozionare ancora. Oggi parliamo di “Io nascerò” di Loretta Goggi
La musica è la nostra macchina del tempo: basta una nota, un ritornello, ed eccoci di nuovo lì, in una stagione vicina o lontana, in un’auto con i finestrini abbassati o nella cameretta della nostra infanzia. “Te la ricordi questa?” è il nostro appuntamento quotidiano per riavvolgere il nastro delle emozioni, proprio come si faceva una volta con una semplice penna e una musicassetta. Oggi l’orologio del tempo ci riporta al 1986 con “Io nascerò” di Loretta Goggi.
Ogni giorno, alle 13:00, vi accompagneremo in un viaggio musicale alla riscoperta di queste gemme nascoste: canzoni che hanno detto tanto e che hanno ancora tanto da dire, pronte a sbloccare ricordi, evocare immagini, restituirci pezzi di passato con la potenza che solo la musica sa avere. Brani che forse oggi non passano più in radio, pezzi di artisti affermati lasciati in un angolo, o successi di nomi che il tempo ha sbiadito ma che, appena tornano nelle nostre orecchie, sanno ancora farci vibrare. Perché la musica non invecchia, si nasconde soltanto tra le pieghe del tempo, aspettando il momento giusto per colpire nel segno e farci esclamare sorpresi un: “Te la ricordi questa?”.
Ti sblocco un ricordo: “Io nascerò” di Loretta Goggi
Loretta Goggi dà voce a una donna che sceglie di trasformare la fine di una relazione nell’inizio di una nuova identità. Il distacco nasce da una distanza ormai impossibile da colmare: “Se il tuo blu non è uguale al mio”, “Se non vuoi respirare con me” raccontano due persone che non condividono più lo stesso spazio emotivo. Non c’è però una richiesta di riconciliazione: la risposta è già contenuta nel verso “Io vivrò anche senza di te”, primo segnale di una conquista di indipendenza.
Il testo di “Io nascerò” costruisce questa ripartenza attraverso una serie di immagini naturali. Le “sabbie mobili”rappresentano una relazione diventata instabile, nella quale entrambi rischiano di affondare, mentre il “maestrale”diventa la metafora delle paure e delle ferite lasciate dall’altro. Il passaggio decisivo arriva proprio nel rifiuto di continuare a combattere contro quel vento: “Non avrò paura più del tuo maestrale”. Se prima la protagonista rischiava di essere trascinata a fondo, adesso sceglie di affrontare direttamente ciò che la spaventa.
La parola “nascerò” è quindi più significativa di un semplice “ricomincerò”. Implica una trasformazione, quasi la costruzione di una persona nuova a partire dalle macerie della precedente relazione. Ancora più importante è quel “Per me sola”, ripetuto nel ritornello: la rinascita non dipende dall’arrivo di un nuovo amore né dal ritorno dell’uomo lasciato alle spalle. È un percorso individuale. Anche il mare, inizialmente associato al rischio di “affondare”, cambia significato: nell’ultima parte diventa qualcosa da affrontare, non più da temere.
Pubblicata nel 1986 come singolo e inserita nell’album C’è poesia, la canzone acquistò una particolare forza anche grazie al contesto in cui venne presentata: fu infatti scelta come sigla d’apertura del Festival di Sanremo 1986, condotto dalla stessa Loretta Goggi. La sua struttura pop e il ritornello immediato rendevano il messaggio facilmente riconoscibile, ma è soprattutto il percorso interno del testo a darle spessore. La protagonista non promette che il dolore sia scomparso: promette di non lasciarsene più travolgere. E così “Io nascerò” diventa una dichiarazione semplice e potentissima: nonostante la fine, nonostante il vento, nonostante il mare, esiste ancora un modo per tornare a essere se stessi.
Il testo di “Io nascerò” di Loretta Goggi
Se il tuo blu non è uguale al mio
Se non sai che colore ho io
Se non vuoi respirare con me
Io vivrò anche senza di te
Sabbie mobili sotto di noi
E sei tu il più debole ormai
Io e te, divisi a metà
Io e te, più distanti, più in là
Più in là
Io nascerò
Dove ti ho lasciato nascerò
Non avrò paura più del tuo maestrale
Non voglio più affondare, uoh-uoh
Io nascerò
Per me sola, ancora nascerò
Nessun vento mi potrà più fare male
Ormai affronto il mare
Se il tuo film finisce così
Se c’è un no invece di un sì
Sabbie mobili sotto di noi
E la luce si spegne oramai
Ormai
Io nascerò
Dove ti ho lasciato nascerò
Non avrò paura più del tuo maestrale
Non voglio più affondare, uoh-uoh
Io nascerò
Per me sola, ancora nascerò
Nessun vento mi potrà più fare male
Ormai affronto il mare, uoh-uoh
Io nascerò
Per me sola, ancora nascerò
Nessun vento mi potrà più fare male
Non voglio più affondare