Iva Zanicchi annuncia l’addio dalle scene live, stop ai concerti
L’Aquila di Ligonchio saluterà i palchi al termine del 2026: «È l’ultimo anno, poi di concerti non ne faccio più». La cantante, 86 anni, non esclude però un futuro in tv
Iva Zanicchi ha deciso di fermarsi. O, meglio, di rallentare. Il 2026 sarà infatti l’ultimo anno di concerti della sua lunghissima carriera: dopo una vita trascorsa tra teatri, piazze, festival e palcoscenici, l’Aquila di Ligonchio ha annunciato di voler dire basta alla dimensione più faticosa dello spettacolo dal vivo. Non è un addio alla televisione né, tantomeno, al mondo dello spettacolo. È la chiusura di un capitolo, quello della vita on the road, che a 86 anni comincia inevitabilmente a pesare.
A raccontarlo è stata la stessa Zanicchi in una nuova intervista pubblicata dal settimanale Oggi, alla quale ha affidato la notizia con la consueta schiettezza e quell’ironia che da sempre accompagna il suo modo di raccontarsi. «Sono una cretina, andare in giro così è pazzesco, è troppo! Ma è l’ultimo anno, eh, poi di concerti non ne faccio più. Se Dio mi dà la fortuna di campare, magari faccio la tv e altre cose, ma basta cantare», ha dichiarato.
Una frase che ha il sapore dell’annuncio, ma non quello di un malinconico congedo. Perché Iva Zanicchi non sembra avere alcuna intenzione di appendere definitivamente il microfono al chiodo. Semplicemente, dopo decenni trascorsi a macinare chilometri per raggiungere il pubblico, sente arrivato il momento di cambiare ritmo.
La distinzione è importante. Zanicchi non annuncia il ritiro dalle scene, bensì lo stop ai concerti. La televisione, infatti, resta una possibilità concreta, così come altri progetti legati allo spettacolo. Il palco potrebbe dunque cambiare forma, trasformandosi da luogo da raggiungere ogni sera a spazio nel quale tornare quando le condizioni e le occasioni lo permetteranno.
Del resto, il rapporto con il pubblico è sempre stato uno degli elementi più importanti della sua carriera. Una carriera cominciata negli anni Sessanta e costruita attraverso la musica, la televisione, il cinema e una presenza costante nell’immaginario popolare italiano. E se oggi le trasferte diventano «troppo», come ammette lei stessa, non sembra esserci alcun rimpianto. Piuttosto la consapevolezza di voler scegliere con maggiore attenzione come e dove continuare a essere protagonista.
L’addio ai concerti arriva dopo una storia musicale che ha pochi eguali. Nel 2025, proprio a Sanremo, Iva Zanicchi ha ricevuto il Premio alla Carriera, un riconoscimento arrivato nell’anno in cui ricorreva il sessantesimo anniversario del suo debutto al Festival. Era il 1965 quando l’interprete emiliana si presentò per la prima volta in gara con “I tuoi anni più belli“, in coppia con Gene Pitney, dopo il successo di Come ti vorrei, versione italiana di Cry to Me di Solomon Burke.
Da quel momento Sanremo sarebbe diventato uno dei luoghi simbolo della sua carriera. Undici partecipazioni in gara e tre vittorie, un bottino che la colloca nell’Olimpo del Festival, alle spalle soltanto di Domenico Modugno e Claudio Villa, capaci di conquistare quattro vittorie. La prima arrivò nel 1967, quando Zanicchi, insieme a Claudio Villa, vinse con “Non pensare a me“. Due anni più tardi sarebbe arrivato il bis con “Zingara”, interpretata insieme a Bobby Solo e destinata a diventare uno dei suoi brani più rappresentativi. Nel 1974, infine, il terzo trionfo con “Ciao cara, come stai?”, questa volta in solitaria.
Un rapporto con il Festival proseguito anche dopo la stagione d’oro degli anni Sessanta e Settanta: nel 1984 tornò all’Ariston con “Chi (mi darà)“, mentre nel nuovo millennio partecipò altre tre volte, nel 2003 con “Fossi un tango“, nel 2009 con “Ti voglio senza amore” e nel 2022 con “Voglio amarti“.
Adesso, però, è arrivato il momento di cambiare spartito. Il 2026 sarà l’ultima stagione di concerti di Iva Zanicchi. Una stagione che, inevitabilmente, assume un significato diverso alla luce delle sue parole. Non sarà il sipario definitivo, perché la cantante lascia aperta la porta alla televisione e ad altre esperienze. E conoscendo l’esuberanza dell’artista, è difficile immaginare che questo significhi davvero stare ferma.