Ivan Graziani, il ricordo dell’artista tra rock e canzone d’autore

Ivan Graziani

A diciannove anni dalla scomparsa del cantautore abruzzese Ivan Graziani, ricordiamo la voce che ha contribuito a trasformare sia la scena rock italiana che il mondo della canzone d’autore

Nel diciannovesimo anniversario della scomparsa di Ivan Graziani, il ricordo dell’artista abruzzese resta più vivo che mai. Chitarrista formidabile, autore fuori dagli schemi, cantastorie elettrico capace di unire rock e canzone d’autore come pochi altri in Italia, Ivan continua a essere una figura unica e irripetibile nel panorama musicale italiano.

Nato a Teramo il 6 ottobre 1945, Ivan Graziani mostra fin da bambino una naturale predisposizione artistica. Prima il disegno, poi la musica: dopo qualche tentativo alla batteria, è la chitarra del fratello maggiore Sergio a diventare il suo strumento d’elezione. Dall’altra parte dell’oceano arriva il suono che cambierà tutto: il rock’n’roll. Elvis Presley, Chuck Berry, poi la folgorazione definitiva con i Beatles. Ivan vince le “gare di quartiere” a colpi di volume e riff, costruendo le basi di uno stile personale già riconoscibile.

Durante gli studi ad Ascoli, suona con Gianni D’Alessandro, figlio di Nino Dale, che lo nota e lo ingaggia ancora minorenne nei suoi Modernist’s, portandolo a suonare persino in Tunisia. Un’esperienza formativa decisiva per un chitarrista autodidatta destinato a fare scuola.

Parallelamente alla musica, Ivan Graziani coltiva l’amore per l’arte iscrivendosi all’istituto d’arte di Urbino, dove conosce Anna, compagna di una vita. Nel 1966 forma il suo primo gruppo con Velio Gualazzi e successivamente con Walter Monacchi nasce L’Anonima Sound. Tra locali, 45 giri e due partecipazioni al Cantagiro, Graziani costruisce una solida gavetta.

Dopo il servizio militare, esperienza che darà origine al libro Arcipelago Chieti, Ivan si trasferisce a Milano nel 1972. Sono anni di sacrifici e creatività, tra singoli pubblicati con vari pseudonimi e il primo album Desperation come Rockleberry Roll. Nel 1973 arrivano La città che io vorrei e l’album strumentale TatoTomasoGuitar’s, dedicato al figlio Tomaso.

Negli studi della Numero Uno, etichetta di Lucio Battisti, Ivan lavora come turnista e centralinista. È proprio Battisti a notarlo: la chitarra che apre Ancora tu è la sua. Un dettaglio che racconta meglio di mille parole il valore del musicista.

Il 1976 segna un passaggio fondamentale con Ballata per quattro stagioni, album che rivela un autore maturo, capace di fondere poesia e rock. La svolta arriva con I Lupi (1977), che contiene Lugano addio, primo grande successo. Da lì in poi, un capolavoro all’anno: Pigro (1978), Agnese dolce Agnese (1979), Viaggi e intemperie (1980), Seni e coseni (1981). Canzoni come MonnalisaPaolinaAgneseFirenze, Pasqua diventano classici.

Gli anni Ottanta e Novanta mostrano un Ivan Graziani sempre inquieto e creativo: dal live Parla tu a Nove, dalla partecipazione a Sanremo 1985 con Franca ti amo fino alla rinascita rock di Ivangarage. Con Maledette malelingue del 1994, Ivan torna al centro dell’attenzione, dimostrando ancora una volta di non appartenere a nessuna moda.

Ivan Graziani si spegne il 1 gennaio 1997, lasciando incompiuti nuovi progetti. Negli anni successivi, inediti, raccolte e reinterpretazioni testimoniano l’eredità di un artista che ha saputo essere chitarrista rock e autore raffinato, narratore ironico e poeta urbano.

A diciannove anni dalla sua scomparsa, Ivan Graziani resta una figura imprescindibile della musica italiana: un artista libero, inclassificabile, capace di suonare il rock come nessun altro e di raccontare storie che continuano a parlare al presente. La sua chitarra, ancora oggi, vibra nella memoria collettiva come simbolo di una canzone d’autore che non ha mai avuto paura dell’elettricità.

Scritto da Alessandra Locatelli
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