La cantautrice veneta racconta i venticinque anni di “Siamo in due”

In occasione dei venticinque anni dalla pubblicazione di Siamo in due, disco d’inediti del 1995, abbiamo chiesto ad Ivana Spagna di rivivere insieme quel periodo della sua carriera e quel progetto di grandissimo successo discografico permesso da brani cult ed eterni come, ovviamente, ‘Gente come noi’ ‘Il cerchio della vita’. Ecco che cosa ci ha raccontato la cantautrice veneta insieme a qualche chicca e ricordo a cui è particolarmente affezionata:

Ivana, partiamo dal motivo di questa nostra nuova chiacchierata: da qualche settimana sono passati esattamente venticinque anni dalla pubblicazione di ‘Siamo in due’, il tuo primo album d’inediti in italiano. A distanza di tutto questo tempo come ricordi quel progetto?

<<E’ un disco che amo molto: ancora oggi riascoltandolo lo trovo estremamente calibrato e giusto. Lo abbiamo realizzato in pochissimo tempo, forse un mese, perchè Baudo mi voleva a Sanremo nel ’95 e noi non avevamo un disco pronto da pubblicare per l’occasione e quindi abbiamo fatto tutto molto velocemente tra Milano e Reggio Emilia>>.

All’epoca arrivavi da quattro album scritti e cantati completamente in inglese, tour pazzeschi in giro per tutt’Europa ed una popolarità riconosciuta ovunque eppure hai scelto di correre il rischio di compiere un cambio radicale come quello di passare all’italiano. Che cosa ti convinse?

<<Sono da sempre una persona che ama le sfide e anche in quel caso ho deciso di buttarmi e di provare a superare la prova. Nella mia vita non mi sono mai adagiata, anzi: se vedevo una battaglia nuova la affrontavo sempre con tanta voglia e passione per cercare di capire che cosa posso fare e fino a dove posso arrivare. Vale per la musica ma anche per qualunque altro aspetto della mia vita. Non fu una scelta presa con leggerezza ma mi sono detta ‘proviamoci’ e l’ho presa come una sfida positiva per me>>.

Il primo brano registrato da te in italiano, correggimi se sbaglio, fu ‘Il cerchio della vita’ nell’autunno del ’94 per la colonna sonora del ‘Re leone’ della Dinsey…

<<Si, anche se, in realtà, a sedici anni avevo inciso una canzone che s’intitolava ‘Mamy Blue’ ma, da quando iniziai davvero la mia carriera con ‘Easy Lady’, quello è stato davvero il primo pezzo in italiano che ho cantato. Anche quella è stata una vera e propria sfida per me: quando mi proposero di cantare in italiano dissi subito di no perchè avevo paura di confrontarmi con l’italiano. La musicalità della lingua è diversissima e io arrivavo da anni in cui cantavo soltanto in inglese nelle discoteche con il mio gruppo. Ho cambiato idea solo quando mi hanno detto che il pezzo era quello scelto per un cartone animato della Walt Disney ma l’agitazione fu davvero tanta>>.

Davvero?

<<Si! Ma l’agitazione la porto con me tutt’oggi prima di un concerto quando mi arriva davvero la paura prima di salire sul palcoscenico dove ogni cantante si confronta con il timore di non aver la voce o di non riuscire a cantare come vorrebbe. Quando salgo sul palco, poi, arriva la magia: mi sento a casa mia ogni volta. Ma vale anche per quando vado in studio di registrazione per realizzare un brano nuovo: non è mai facile fare davvero proprio una canzone nuova che non si ha mai ascoltato fatto da qualcun altro. Quello che ho imparato nella musica è che arriva sempre quel momento in cui c’è l’energia, l’intenzione e la magia giusta>>.

A qualche mese da ‘Il cerchio della vita’ arriva l’idea di Sanremo 1995: come ti arrivò?

<<E’ stato Pippo Baudo a chiedermelo. Io non avrei presentato nulla senza quell’invito. Il problema è che non eravamo pronti per affrontare un Sanremo. Il mio mangaer di allora mi portò un brano di altri autori dicendomi ‘tu non sai scrivere in italiano, meglio che canti questa’. Io ho accettato e un giorno in cui stavo male l’ho registrata pur capendo che non era una canzone adatta a me: non era vera e suonava come una copia di tante altre cose già sentite messe insieme. E’ stato Baudo a fare il mio destino quando ha rifiutato quel provino chiedendomi una canzone “alla Spagna”. Mancavano solo due giorni prima che chiudessero le selezioni e allora mi sono messa lì e ho deciso di scrivermi la canzone da sola>>.

Ed è qui che entra in scena ‘Gente come noi’…

<<Mi sono messa a scriverla una sera a casa con il pianoforte in mezz’ora. E’ stato il momento benedetto. Quel momento giusto che dicevamo prima. Avevo sentito in TV una pubblicità che aveva un’armonia che mi piaceva e ho cercato di tirare giù velocemente gli accordi e da lì sono partita per svilupparla. Ho scritto la canzone, ho chiamato mio fratello per dargli gli accordi e la mattina successiva abbiamo registrato il provino da mandare a Baudo che ne era entusiasta>>.

Come ricordi quell’edizione del Festival di Sanremo a cui tu, per altro, eri già stata invitata come superospite internazionale nel 1989?

<<Rispetto all’89 è stata tutta un’altra cosa: quando sei ospite non vivi la tensione della gara ma nel ’95 portavo con me una gran voglia di partecipare a quel Sanremo che era importante per me e per mia madre. Il mio successo fino ad allora era soprattutto estero: praticamente tornavo in Italia solo per cambiare la valigia e ripartire. Ci tenevo davvero tanto ad andare a Sanremo per dare a mia madre quella soddisfazione che mio padre non aveva fatto in tempo a vedere prima di volare in cielo. Forse anche per questo ho avuto addosso tanta tensione fino all’ultima sera>>.

Che cosa c’era di diverso nell’ultima serata?

<<Ero in albergo e stavo guardando il telegiornale prima di andare all’Ariston. Dissero i papabili per la vittoria e non fecero il mio nome. Non lo faceva nessuno d’altronde. In realtà, però, sentivo una grande risposta della gente per strada e all’Ariston. Mia madre mi diceva che il paese era impazzito per il pezzo. I media, in realtà, non sono mai stati dalla mia parte e non lo furono nemmeno quella volta. Sulla base del fatto che, stando a quanto dicevano, non mi sarei giocata nulla di troppo importante sono andata all’Ariston del tutto serena per quell’ultima esibizione. Il terzo posto che è arrivato, dunque, è stato del tutto inatteso>>.

Alla fine appunto ti classifichi al terzo posto con ‘Gente come noi’ con appena 2 mila voti in meno rispetto al primo posto…

<<Una gioia immensa a cui si sommava il fatto che alla fine dell’anno vinsi il ‘Sanremo Top’ che premiava il disco sanremese più venduto dell’anno. E pensa che sulle mie cinque partecipazioni al Festival ho vinto ben 3 ‘Sanremo Top’ grazie alle vendite. Quell’anno, però, è stato davvero il botto, una quantità di affetto straordinaria che mi ha dato la possibilità di emergere nel mio Paese. Ancora oggi tantissima gente mi ferma per strada e dice che ho vinto Sanremo: in realtà non l’ho mai vinto ma nel ’95 è stato come se lo avessi vinto>>.

Tra l’altro in quell’edizione c’erano in gara con te grandissimi nomi della musica italiana: oltre a Giorgia che poi vinse c’erano Gianni Morandi, Fiorello, Andrea Bocelli, gli 883, Mango, Giorgio Faletti, Massimo Ranieri, Loredana Bertè, Patty Pravo, Toto Cutugno…

<<Si, un cast davvero pazzesco ma quelli erano dei gran bei Sanremo…>>.

‘Siamo in due’, poi, uscì dopo qualche mese e fu un grandissimo successo discografico con oltre 350.000 copie vendute in Italia. Tra l’altro c’erano professionisti pazzeschi a curare l’album come Fio Zanotti, tuo fratello Theo, Cesare Chiodo e, per citare una chicca, anche Alex Baroni per alcuni cori…

<<Si, Alex ha cantato i cori proprio di uno dei brani di questo disco purtroppo non mi ricordo esattamente quale perché con i tempi velocissimi di lavorazione ci siamo divisi tra Reggio Emilia e Milano e io non ero sempre presente. Tra l’altro, però, Alex Baroni lo ricordo perfettamente come corista a Sanremo ma era già il 1996. Ricordo che pensai che era davvero bravo e non mi ero affatto sbagliata… Sono stata davvero felice quando è riuscito ad emergere come solista perché se lo meritava proprio!>>.

Oltre a ‘Il cerchio della vita’ e ‘Gente come noi’ quel disco conteneva anche brani bellissimi come ‘Davanti agli occhi miei’ e la stessa ‘Siamo in due’. C’è un brano che ancor oggi porti nel tuo cuore a prescindere dal successo che magari ha potuto avere?

<<‘Davanti agli occhi miei’ è una canzone che ancora adesso faccio nei tour. E’ una canzone importante per me perché era dedicata ai miei genitori. Per scrivere quella canzone c’ho messo diversi giorni per completarla, ho dovuto lavorarci a diverse riprese proprio per l’emozione che provavo mentre la scrivevo. Mentre la cantavo vedevo mio padre e pensavo a mia madre che all’epoca stava già male… Oggi riesco a far conoscere i miei genitori alla gente che mi viene a sentir cantare perché a loro devo tutto: la prima persona che mi ha scoperto, se così si può dire, è stato proprio mio padre>>.

In che modo?

<<Da ragazzina, ma un po’ anche adesso, mi piaceva giocare al lotto dopo che facevo qualche sogno strano e mio padre mi diceva sempre ‘lascia stare Ivana, il lotto ce l’hai in gola’. Ero soltanto una ragazzina ma lui aveva già capito ed ha sempre fatto di tutto per accompagnarmi ai concorsi facendo davvero tanti sacrifici>>.

A volte dei successi così grandi sono anche dei pesi difficili da sopportare per un artista. Hai mai sentito la pressione di dover replicare quel successo o quelle canzoni nel proseguo della tua carriera?

<<Penso che quando si fa una cosa uguale ad un’altra questa rimarrà sempre la seconda, non riuscirà mai a superare la prima. Io, invece, tendo ad andare sempre controcorrente. ‘Easy Lady’, per dire, è uscita in un periodo in cui funzionavano altri tipi di canzoni come anche ‘Call me’. Per me, però, è sempre stata questione di non voler seguire l’onda per cercare a fare qualcosa di diverso imponendomi di essere onesta con me stessa e di scrivere canzoni che suonino vere e poi… che Dio ce la mandi buona perché non è facile per nessuno bissare dei grandi successi. Capita a tutti di sbagliare, è successo anche a me>>.

Quando?

<<Sbagliai quando tornai a Sanremo nel 1998 con ‘E che mai sarà’ che aveva un’armonia simile a ‘Gente come noi’. Era una canzone dedicata a mia madre che avevo appena perso ma non lo dissi a nessuno perchè non volevo risultare quella che cavalcava le vicende della vita per proprio tornaconto. Eppure la stampa mi ha massacrata con quella canzone tirando in mezzo anche delle somiglianze con ‘Last Christmas’ con cui, invece, non c’entrava proprio nulla!>>.

Tra l’altro ci fu anche una polemica con Vianello che conduceva il Festival quell’anno e che disse una battuta poco felice su questa presunta somiglianza della tua canzone…

<<Non fu colpa sua: gliela suggerirono gli autori che dietro al palco mi chiesero se ero d’accordo per far fare una battuta sul pezzo. Mi fidai e gli lasciai fare sbagliando. Quella battuta poi scatenò davvero il finimondo di polemiche e quell’anno lo vissi personalmente davvero male perchè pensavo di non meritarlo affatto. Mi ricapitò anche qualche anno dopo quando, sempre a Sanremo, portai ‘Con il tuo nome’ che nella versione originale aveva delle cornamuse proprio come un brano uscito qualche mese prima: decisi di cambiare il pezzo per non sentirmi dire di aver copiato qualcun altro pur sapendo che io la canzone l’avevo scritta prima>>.

Ivana manchi al Festival dal 2006, in molti reclamano un tuo ritorno, tu hai più volte dichiarato negli ultimi anni che ti piacerebbe tornare in gara sul palco dell’Ariston… l’anno prossimo saranno i 35 anni dal tuo debutto con ‘Easy lady’ credi che potrà essere la volta buona?

<<A me farebbe un piacere immenso tornarci. Lo dico senza problemi perchè chi dice che non vorrebbe tornarci dopo esserci andato mente. Non è proprio possibile che un cantante non voglia tornare a Sanremo. Occorre, ovviamente, una bella canzone ma credo anche ultimamente che oggi a Sanremo si cerchino cose diverse da quello che si cercava fino a qualche anno fa: oggi si cerca prima un cantante in particolare e poi una qualche canzone da fargli cantare. La scelta, secondo me, è dettata in primo luogo dal fatto che in questo momento sono quelli che funzionano di più ed è un po’ giusto anche così seppure il brano, spesso, ne risente. Se rientrassi in un qualche progetto artistico a Sanremo, comunque, mi farebbe davvero piacere>>.

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Ilario Luisetto

Direttore di "Recensiamo Musica" e suo fondatore dal 2012. Sanremo ed il pop (esclusivamente ed orgogliosamente italiano) sono casa mia. Mia Martini è nel mio cuore sopra ogni altra/o ma sono alla costante ricerca di nuove grandi voci che possano accompagnarmi.

Di Ilario Luisetto

Direttore di "Recensiamo Musica" e suo fondatore dal 2012. Sanremo ed il pop (esclusivamente ed orgogliosamente italiano) sono casa mia. Mia Martini è nel mio cuore sopra ogni altra/o ma sono alla costante ricerca di nuove grandi voci che possano accompagnarmi.

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