L’artista è attualmente in promozione con il suo primo disco cantato completamente in italiano

Cresciuto in giro per il mondo, Jack Jaselli di viaggi ne ha fatti parecchi e con “Torno a casa”, il suo ultimo album, ha voluto raccontarli per la prima volta in italiano. Prodotto da Max Casacci dei Subsonica, il disco comprende otto tracce inedite, tra cui spiccano i titoli “In fondo alla notte”, “Nonostante tutto”, “Balla”, “Torno a casa da te”, “Quando saremo robot”, “Dreamland”, “Pirati” e “Quando saremo robot (romantici)”. A due anni di distanza dal precedente “Monster Moon”, il cantautore milanese è pronto a far ascoltare la sua nuova musica.

Ciao Jack, partiamo dal tuo ultimo disco “Torno a casa”, che valore ha per te questo progetto?

«“Torno a Casa” è il mio quarto album, il  primo in italiano. Per certi versi rappresenta un inizio ed un esperimento. Non è solo un disco, in qualche modo si dirama a partire dalle canzoni e abita altre forme, come quella del documentario relativo al brano “Nonostante Tutto”, prodotto da Real Time e come questo tour a piedi che sta per partire e mi farà viaggiare attraverso tutto il nostro Paese».

Cosa hai voluto portare all’interno di questo disco e, se c’è, cosa hai voluto lasciare fuori?

«Un album, è come una raccolta di fotografie di un dato periodo. Alcuni elementi vengono più a fuoco, altri meno ma credo ci siano tutti gli stralci di vita che mi sono trovato davanti nei mesi di scrittura: viaggi, sogni, delusioni, persone. Le cose che sono restate fuori sono quelle che ancora non c’erano».

Quali sono le tematiche predominanti e che tipo di sonorità hai scelto per esprimerti al meglio?

«Forse la tematica predominante è la libertà. In modo evidente e collaborativo come nel brano scritto insieme alle detenute della Giudecca e in modo più leggero e diffuso: la libertà di sbagliare, di viaggiare, di perdersi e di tornare a casa».

A parte la lingua, quali innovazioni contiene questo album rispetto alle tue precedenti produzioni?

«Sicuramente il sound. E’ il mio album più pop. Ed il fatto di gettare funi che si appiglino a qualcosa di esterno alle canzoni».

Che valore aggiunto ha dato Max Casacci in questo lavoro?

«Max è stato parte fondamentale dell’album, a partire dalla scelta dei brani, continuando con la loro costruzione per finire col creare il suono e la fotografia di questo film. Con un produttore ed un musicista di questa caratura le contaminazioni sono grandi. Il suo amore per la contemporaneità, lo sperimentare e l’elettronica sono parte integrante di ogni episodio del disco».

Qual è l’insegnamento più importante che hai appreso dalla musica e da tutti i tuoi viaggi?

«Che dobbiamo restare in perenne contatto con la nostra umanità, e che è l’unica cosa che conta davvero».

C’è un momento che reputi fondamentale per la tua carriera?

«Quello in cui metto in discussione tutto e mi sembra di dovere ripartire da zero. Doloroso, spaventoso, fondamentale».

Da cosa trai principalmente ispirazione per scrivere le tue canzoni?

«Non ho una formula precisa. Direi che liberare lo spazio interiore dai rimuginii o dalle abitudini possa creare lo spazio per un sentire che possa portare a creare qualcosa. La scrittura è, io credo, soprattutto un lavoro di ascolto. Ma forse una regola d’oro c’è. Quando ero più piccolo andavo a lezione di canto da un’insegnante che è stata una specie di guida spirituale. Quando mi vedeva pieno di paranoie, magari raffreddato o con presunti mal di gola impigliato ai “ma” e ai “se” mi diceva: “canta, e non rompere i coglioni.” Ecco, ogni tanto ho bisogno di ripetermelo e sorridere».

Ti senti rappresentato dall’attuale mercato discografico e da ciò che si sente oggi in radio?

«No, ho sempre fatto fatica a sentirmi rappresentato da qualche “scena” musicale e in questo non sono cambiato».

Quali sono i lati del tuo mestiere che ti fanno dire: “che bel lavoro faccio”?

«Il fatto di poter lavorare con le idee, le persone, le emozioni. Di maneggiare la materia pulsante di questo mondo».

Per quanto riguarda il futuro, in che direzione andrà la tua musica? Proseguirai sulla strada dell’italiano?

«Sicuramente proseguirò “sulla strada”. Ad Aprile partirà il mio “Torno A Casa a Piedi Tour” che mi porterà per quasi 800 km sulla via Francigena da Pavia a Milano a suonare, incontrare e intervistare persone e a capire meglio il nostro Paese. Certamente l’italiano rimarrà nelle mie canzoni, magari tornerà anche un po’ di inglese. Ma la nostra lingua rimarrà».

Quale messaggio vorresti trasmettere al pubblico, oggi, attraverso le tue canzoni?

«Restiamo umani».

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Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

By Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

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