Intervista al cantautore che ha lanciato la sua “Andrà tutto bene”

Nato sul momento dall’esigenza di stare insieme e condividere l’Andrà tutto bene, scritto per la prima volta in italiano da Jack Savoretti ed i suoi fan, è un progetto di speranza e di sostegno reale alla situazione italiana ed in particolare all’ospedale San Martino di Genova a cui sono stati devoluti tutti i proventi per la vendita del brano. Una canzone potente e diretta che unisce un testo calato sul presente ad una voce graffiata e graffiante che, però, sa anche consolare e cullare l’ascoltatore. Ecco cosa ci ha raccontato l’artista italo-inglese durante questa nostra chiacchierata in proposito:

Benvenuto su ‘Recensiamo Musica’ Jack, come stai?

<<Ciao ragazzi! Tutto bene>>.

Allora, io vorrei partire ovviamente da “Andrà tutto bene”, il brano che hai scelto di dedicare a quella che è un po’ anche la tua Italia, e in particolare Genova, all’inizio di questo momento difficile che nelle ultime settimane ha coinvolto poi anche tutto il resto del mondo. Da dove nasce l’idea e l’esigenza di questa canzone?

<<E’ stata una cosa molto casuale e genuina: una canzone nata sull’onda di un momento. All’inizio di questa situazione d’emergenza avevo deciso di rimanere molto cauto e di non lanciarmi in giudizi senza sapere davvero in modo approfondito il tutto. Dall’Inghilterra vivevamo una situazione totalmente diversa da quella che l’Italia ha affrontato nei primi giorni e nelle prime settimane di questa emergenza sanitaria. Ero dell’opinione che la mia opinione, scusa il gioco di parole, in quel momento non servisse. Sono stati i miei fan italiani a chiedermi di esserci in qualche modo>>.

E, dunque, è arrivata l’idea della canzone…

<<Non subito in realtà. All’inizio ho cercato un modo per comunicare con loro, con le persone che stavano vivendo una situazione inimmaginabile da qui. Ero molto curioso di sapere cosa stesse accadendo davvero e come i miei fan stavano reagendo alla situazione. Da qui è nata l’idea di comunicare online con delle dirette e degli scambi. Il giorno stesso in cui avevo programmato di fare tutto questo mi è venuta l’idea di provare a scrivere insieme a loro una canzone italiano>>.

E, dunque, ne è nata una sessione di scrittura allargata se così si può dire…

<<Esatto! L’ho buttata molto sul leggero all’inizio perchè non mi aspettavo davvero nulla. Eppure, senza cercarlo e senza volerlo, è nato un brano che raccontava quell’esatto momento: la gente mi ha raccontato come stava vivendo quei giorni che, inevitabilmente, sono finiti dentro a questa canzone. Non sapevo bene che cosa avremmo fatto del pezzo ma, poi, il modo familiare e quotidiano in cui è stato scritto mi ha commosso e mi ha convinto, insieme alla Virgin e alla Universal, a finalizzare il tutto in 48 ore>>.

Come hai fatto?

<<Ho registrato le voci ed il pianoforte qui in casa, a Copenaghen Davide Rossi ha realizzato l’arrangiamento degli archi e a Londra Cam Blackwood e Daniel Moyler hanno prodotto e mixato il brano. Tutto questo in 48 ore e tutto da remoto. Devo, poi, ringraziare anche la Universal che, insieme ai 27 autori del brano, ha donato tutti i diritti del pezzo in beneficenza per l’ospedale San Martino di Genova. Da allora, una volta alla settimana mi collego ogni venerdì sera tramite Instagram Live con il professor Antonio Uccelli, il direttore scientifico dell’ospedale, che ci spiega esattamente come vengono investiti i fondi e tutti i progressi che si registrano>>.

Nelle ultime settimane ti stai dedicando molto ad impiegare le musica come compagna di momenti e giornate per te e per chi ti segue pubblicando un brano al giorno sui tuoi profili social. Credi che la musica possa essere d’aiuto in questi momenti difficili?

<<Assolutamente si! Anzi, io non credo che sia d’aiuto, io so che è così! Faccio tutto questo perchè sento che sto dando compagnia a tante persone. Lo faccio per loro ma lo faccio anche per me: quando è iniziato il lockdown anche qui in Inghilterra ho deciso che avrei impiegato questo tempo per migliorarmi come pianista. E, infatti, la mia challenge da quarantena è proprio quella di imparare a suonare al pianoforte una canzone al giorno. Spero che questo trasmetta anche alle persone l’invito ad utilizzare questo tempo per imparare a fare qualcosa di nuovo dedicandosi totalmente e con continuità>>.

Non so se stai seguendo ma in Italia il dibattito è ancora molto caldo sulla questione delle riaperture e per quel che riguarda il settore musicale non si hanno ancora certezze a proposito dei tempi per tornare a svolgere regolarmente dei concerti dal vivo. La situazione in Inghilterra com’è?

<<Anche qui viviamo la stessa realtà. C’è chi ancora crede che le cose potranno andare diversamente ma secondo me non si potrà fare altro che aspettare diverso tempo per tornare dal vivo. E non solo per i vari spostamenti che si rendono necessari ma anche per quella responsabilità sociale che tutti noi abbiamo. Nei prossimi mesi, credo, che non sia giusto nemmeno tentare le persone con delle proposte rischiose. Con la musica abbiamo la possibilità di intrattenere in altri modi anche se non è facile ma dobbiamo provarci. Ci sarà da soffrire per quanti sono coinvolti nel mondo della musica e dello spettacolo ma, come comunità, dobbiamo resistere e sostenerci>>.

Da un punto di vista artistica, invece, come credi cambierà, e se cambierà, la musica con quest’emergenza?

<<Credo che cambierà per forza. In questi ultimi anni penso che la musica fosse diventata molto più superficiale e ne si ha la riprova diretta nei social network. Continuerà ad esserci ma penso che si tornerà a dare maggior spazio a quel desiderio della gente di avere una musica più profonda e di valore. Questa situazione ci obbliga a cambiare: le emozioni e le sensazioni che viviamo sono più forti, siamo meno distratti e siamo più coscienti di chi siamo, di cosa vogliamo e di quanto è importante la vita. Credo che la musica, come tutta l’arte, andrà in contro a questa rivoluzione di profondità come è sempre accaduto dopo dei momenti particolarmente difficili>>.

Nel tuo ultimo album hai inserito una cover di “Vedrai vedrai” di Luigi Tenco e negli ultimi anni hai collaborato con artisti italiani come gli Ex-Otago o Elisa. Quale caratteristica ami in particolare del nostro Paese e della sua musica? E quale caratteristica tipicamente italiana ritrovi nella tua musica?

<<Credo che la risposta possa essere la stessa per entrambe le domande. Amo la malinconia della musica italiana, una cosa che cerco sempre di portare dentro alla mia musica, e l’amore per la descrizione. L’italiano ha un linguaggio molto descrittivo ed è affascinante come le canzoni italiane riescano a dipingere dei quadri con le parole che usano. In inglese è difficilissimo fare questa cosa perchè è una lingua molto semplice. Ci sono canzoni italiane che ti fanno sentire il rumore di una piazza, l’odore di una strada… sono cose uniche>>.

Il tuo ultimo disco è uscito all’incirca un anno fa, hai già iniziato ad addentrarti nella fase creativa del prossimo lavoro sfruttando questa situazione particolare oppure al momento è difficile creare?

<<Si, sto lavorando. Scrivo quasi troppo. Per assurdo ero già preparato a tutto questo perchè avevamo concluso il progetto intorno al disco precedente e avevo in programma di impiegare questo anno per chiudermi in casa e lavorare alla scrittura del prossimo. Intendevo registrare l’album a settembre per pubblicarlo tra la fine dell’anno ed il 2021 ma ora vedremo come andranno le cose>>.

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Ilario Luisetto

Creatore e direttore di "Recensiamo Musica" dal 2012. Sanremo ed il pop (esclusivamente ed orgogliosamente italiano) sono casa mia. Mia Martini è nel mio cuore sopra ogni altra/o ma sono alla costante ricerca di nuove grandi voci. Nostalgico e sognatore amo tutto quello che nella musica è vero. Meno quello che è costruito anche se perfetto. Meglio essere che apparire.

By Ilario Luisetto

Creatore e direttore di "Recensiamo Musica" dal 2012. Sanremo ed il pop (esclusivamente ed orgogliosamente italiano) sono casa mia. Mia Martini è nel mio cuore sopra ogni altra/o ma sono alla costante ricerca di nuove grandi voci. Nostalgico e sognatore amo tutto quello che nella musica è vero. Meno quello che è costruito anche se perfetto. Meglio essere che apparire.

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