Joan Thiele e l’essenza musicale di “Joanita”- RECENSIONE

Joan Thiele

Analisi del nuovo album di Joan Thiele dal titolo “Joanita”. L’artista, reduce dall’ultimo festival di Sanremo, libera la sua essenza tra ritmi eterei, scanditi ed energici ed una lirica evocativa ma diretta. Disponibile dal 21 febbraio.

Joan Thiele, astro in evoluzione del cantautorato italiano al femminile, libera la sua nuova creatura dal titolo “Joanita”. Quest’album rappresenta la prima opera dopo la sua partecipazione all’ultimo Festival di Sanremo con il brano “Eco”, inevitabilmente presente in questo fascicolo. Il volume è un’essenza tra ritmi eterei ma allo stesso tempo scanditi e talvolta energici, uniti ad una lirica evocativa ma semplice e comprensibile.

“La forma liquida” è l’introduzione perfetta. Un ritmo lento, flemmatico e rilassato per abbracciare, coccolare, ammaliare l’ascoltatore in una sorta di tentativo di unione tra chi esegue e chi percepisce, riuscendoci perfettamente. Con “Veleno” entriamo in un ritmo cadenzato, quasi un rap, un linguaggio di strada ma che resta sempre formale, mai volgare. In “Bacio sulla fronte” la melodia cambia ancora, una sorta di ritmo tribale attraverso una lirica modulata su tempo preciso e ben definito.

Ecco “Tramonto” che ci trasporta in qualcosa di ancora diverso. Quelle vibes vagamente jazz, seppur estremamente flemmatiche, che quasi rasentano lo slow-motion. Si percepisce quell’influenza dalle vibrazioni alla Nina Simone come in “Don’t let me be misunderstood” ad esempio.

In “Acqua blu” non ci allontaniamo dall’onda generata dal brano precedente, restando fedele per ritmo e intenzione. “Occhi da gangster” cambia inevitabilmente registro, in collaborazione con Frah Quintale, cantautore e rapper in grande ascesa negli ultimi anni. Segue “Eco”, il brano sanremese di cui ve ne avevamo parlato qui.

“Joanita”, da cui prende il titolo l’album, non può essere definito un vero e proprio brano, durando solo 57 secondi. È quasi un esercizio di stile, un susseguirsi di rime sillabate come colpi di pistola su un bersaglio al poligono, uno dietro l’altro. “Cruz” sembra quasi la continuazione di quello che la precede, simile per ritmo e cadenza della lirica. “XX. L.A.” il cui titolo può spaventare, nasconde in realtà la purezza dell’intenzione di “Joanita”, tra una scansione coerente ed una lirica apparentemente criptica ma evocativa, trasmutando nella mente un viaggio sulle strade della California, tra pensieri nostalgici e speranze future.

Con “L’invisibile” voliamo tra le braccia di una ballad classica, cadenzata da una chitarra acustica. Sembra quasi una poetica filastrocca ideale per sognare leggendo un libro seduti su una comoda poltrona sulla terrazza, immersi in un tramonto estivo, con il mare all’orizzonte…

In “Dea” veniamo poi trasportati in una realtà differente, nuovamente eterea, il cui titolo stesso evoca tali vibrazioni. Un viaggio nella mente e nei pensieri dell’artista. “Volto di donna” non modifica l’assioma su cui l’album è costruito, il desiderio per cui ogni brano si sussegue uno dopo l’altro. “Pazzerella”, infine, è un outro che rende omaggio alla nonna materna dell’artista. Un legame indissolubile alla famiglia, sussurrato al mondo…

Joan Thiele ed il suo “Joanita” sono un viaggio in un mondo etereo, a prima vista criptico e complicato ma che in realtà nasconde tutta la semplicità di questo mondo. Tra ricordi, pensieri, affetti manchevoli e vocazioni…

Quest’album è un’essenza sprigionata. Ognuno di noi ne ha una da esprimere e Joan Thiele in quest’opera libera la sua mettendola nelle mani di chiunque voglia accoglierla, percepirla, assimilarla e magari farla propria. Tra note evocative, una lirica ricercata ma semplice allo stesso tempo e melodie sognatrici l’intenzione si compie in modo totale, lasciando a noi unicamente il compito di apprezzarla…

Scritto da Giovanni Saracino
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