“Joe Temerario” di Ron: te la ricordi questa?
Viaggio quotidiano nella colonna sonora della nostra memoria, tra melodie sospese nel tempo pronte a farci emozionare ancora. Oggi parliamo di “Joe Temerario” di Ron
La musica è la nostra macchina del tempo: basta una nota, un ritornello, ed eccoci di nuovo lì, in una stagione vicina o lontana, in un’auto con i finestrini abbassati o nella cameretta della nostra infanzia. “Te la ricordi questa?” è il nostro appuntamento quotidiano per riavvolgere il nastro delle emozioni, proprio come si faceva una volta con una semplice penna e una musicassetta. Oggi l’orologio del tempo ci riporta al 1984 con “Joe Temerario” di Ron.
Ogni giorno, alle 13:00, vi accompagneremo in un viaggio musicale alla riscoperta di queste gemme nascoste: canzoni che hanno detto tanto e che hanno ancora tanto da dire, pronte a sbloccare ricordi, evocare immagini, restituirci pezzi di passato con la potenza che solo la musica sa avere. Brani che forse oggi non passano più in radio, pezzi di artisti affermati lasciati in un angolo, o successi di nomi che il tempo ha sbiadito ma che, appena tornano nelle nostre orecchie, sanno ancora farci vibrare. Perché la musica non invecchia, si nasconde soltanto tra le pieghe del tempo, aspettando il momento giusto per colpire nel segno e farci esclamare sorpresi un: “Te la ricordi questa?”.
Ti sblocco un ricordo: “Joe Temerario” di Ron
Pubblicata nel 1984, “Joe Temerario” è una delle canzoni più riconoscibili e simboliche della carriera di Ron. Diventata popolarissima come sigla di Domenica In e utilizzata anche nel film Speriamo che sia femmina di Mario Monicelli, la canzone ha saputo entrare nell’immaginario collettivo italiano grazie a una miscela rara di leggerezza melodica e profondità emotiva.
Sotto la superficie quasi favolistica, “Joe Temerario” è un brano sorprendentemente malinconico. La narrazione prende avvio da un dialogo immaginario tra un padre e un figlio ancora troppo piccolo per parlare. È un espediente narrativo potentissimo: l’adulto proietta sul bambino il bisogno di compagnia, di ascolto, di intimità. La solitudine è subito il vero tema della canzone, dichiarata con naturalezza, senza mai diventare lamento.
Il mondo raccontato da Ron è notturno, sospeso, popolato da immagini quasi fiabesche: strade vuote, tetti, lune enormi, famiglie numerose che sembrano uscite da un sogno urbano. L’infanzia e l’immaginazione diventano rifugi emotivi, luoghi in cui la realtà può essere reinventata. Anche i genitori, osservati da lontano, appaiono figure irrisolte: il padre che corre fuori a guardare il cielo, la madre che sogna di partire seguendo la scia luminosa degli aerei. Tutti sembrano desiderare altrove, senza mai raggiungerlo davvero.
La figura di Joe Temerario emerge nella seconda parte del brano come un alter ego eroico e fragile allo stesso tempo. È un aviatore spericolato, ammirato dal pubblico, capace di “toccato il cielo” migliaia di volte. Il volo diventa metafora di libertà assoluta, di sfida alla vita, di successo spettacolare. Ma anche qui Ron ribalta l’immaginario: dietro l’eroe acclamato si nasconde un uomo che, ogni sera, resta solo. L’applauso non colma il vuoto, l’altezza non cancella la mancanza di un contatto autentico.
“Joe Temerario” è una canzone che parla di sogni, ma soprattutto di solitudine. Un brano che riesce a essere popolare senza essere superficiale, leggero senza essere vuoto. Dietro l’eroe dei cieli, Ron racconta l’uomo comune, con i suoi desideri semplici e la sua fragilità. Ed è proprio questa verità emotiva a rendere Joe Temerario un classico senza tempo della canzone italiana.
Il testo di “Joe Temerario” di Ron
E se mio figlio sapesse già parlare mi direbbe
“Tu, tu come stai stasera? Ti senti solo? Vuoi che resti con te?”
Ma sì, parliamo un po’, io dormire no, proprio no
Dai, camminiamo insieme per questa strada vuota
E dimmi tutto di te, della tua vita, dai comincia tu
Oh, oh, oh, oh, oh
Sono figlio di questa lunga notte nera e poi
Oh, oh, oh, oh, oh
Vivo in quella strana casa con mio padre e mia madre
E ho dieci fratelli stessi occhi scuri, stessi capelli
Andiamo a caccia di notte come i gatti neri
Ci troviamo sopra i tetti tutti quanti
Sotto una grande luna che
Oh, oh, oh, oh, oh
Che mio padre ogni sera corre fuori a guardare mentre
Oh, oh, oh, oh, oh
Mia madre è lì alla finestra guarda sempre lontano
Quella coda di fuoco quando passa un’aeroplano (passa un’aeroplano)
Lei vorrebbe salire, sì, vorrebbe partire
Poi sparire lontano (sparire lontano)
Ma ogni sera resto solo, come ogni sera resto solo
Si potrebbe andare al cinema o mangiare un gelato
Poi si blocca, sorride, potessi dargli un bacio, presto dammi un bacio
Se lui avesse già le orecchie per potermi ascoltare
E una testa in mezzo da accarezzare gli direi
“Io, io sono un uomo, tutti mi chiamano Joe Temerario
Faccio mille acrobazie col mio aeroplano
Diecimila volte ho già toccato il cielo
Perché come un falco io
Oh, oh, oh, oh, oh
Arrivo a tremila metri e poi mi butto giù in picchiata”
Oh, oh, oh, oh, oh
Ma che emozione ogni volta sfidare la vita
Rotolando nel cielo sopra il mio aeroplano (sopra il mio aeroplano)
Con la gente che impazzisce e applaude e io dal finestrino
La saluto con la mano (saluto con la mano)
Ma ogni sera resto solo, come stasera sono solo
Cosa dici, andiamo al cinema, magari a fare un volo?
Ma perché non sorridi? Presto, dammi un bacio, dai presto, dammi un bacio