Bianca Atzei e i Legno

Recensione del brano del ritorno della cantante che stravolge tutto cambiando la rotta

John Travolta” è il grande ritorno di Bianca Atzei dopo “Intro” con J-Ax, “Risparmio un sogno” e altri singoli sparsi qua e là che hanno riempito questo tempo. Il brano è nato  dalla collaborazione con i Legno, progetto indipendente attivo dal 2018 e formato da due misteriosi cantanti toscani con il volto coperto da scatole.

Come ha raccontato ai nostri microfoni (qui il link alla nostra video-intervista) il cambiamento per Bianca è il sale del suo percorso musicale ed anche questa volta, infatti, la cantante ci ha stupito. In questo caso però si può parlare di una svolta a 360 gradi, non solo stilistica ma anche vocale.

Bianca Atzei John Travolta

Il brano è pregno di sonorità indie-pop, l’intro cattura subito grazie all’ingresso del basso con un giro melodico vagamente blues ed un riff melodico fischiettato, accostabile nella metrica ritmica a quello di “Lost on you” di LP. La voce di Bianca condivide la strofa con i Legno. Una suddivisione poco ordinaria e ordinata delle parti cantate quella dei due ma che risulta particolarmente funzionale a rendere coese le identità vocali che si ascoltano. La voce di Bianca si sviluppa in una tessitura poco conosciuta per il pubblico ma il risultato per chi ascolta è quello di una piacevole sorpresa. Si rinuncia alle metriche larghe e poco articolate, volte a mettere in mostra il suono della voce piuttosto che il testo  della canzone. Credibilità e novità sono le prime cose che saltano all’ +orecchio. Il ritornello arriva dopo un bridge in crescendo ritmico che lancia una melodia molto orecchiabile ma non scontata, cantata nella prima parte dalla Atzei e nella seconda dai Legno.  La seconda strofa ed il secondo ritornello scorrono identici ai primi, rendendo chi ascolta consapevole di essere davanti ad una hit nuova e non banale. Lo special di “John Travolta” è una carica di energia, stavolta cantato per intero dai Legno che lanciano la palla a Bianca per l’apertura dell’ ultima parte.

Nel brano si racconta la duplice visione di un rapporto che finisce. Da un lato c’è lei che non vuole accettare la rottura mentre lui volta pagina e non ci pensa più. “E allora let it be” diventa simbolo di un dualismo compositivo. Uno è il significante, ascoltando i Beatles per non pensarci più, l’altro il significato stesso del brano che affida a queste parole il fulcro di tutta la canzone,  diventando più importanti del titolo che per ovvie ragioni non poteva essere uguale a quello della canzone dei Beatles.

Tra le ultime uscite di questa settimana “John Travolta” è certamente fra le più interessanti (qui il link alle pagelle di tutte le nuove uscite settimanali) perché da una parte permette di conoscere meglio i Legno spingendoli sempre più verso il mainstream, dall’altra scopre una Bianca Atzei nuova, discograficamente  e artisticamente. Non resta che augurarsi che le radio possano aguzzare le orecchie e premiare questo brano.

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John Travolta | Testo

Sto pensando che gelo dire
pensare ma pensare ci sto male
che a pensarci ci sei tu
se nel tuo sguardo vedo gli occhi di una volta
come quella prima volta
prima volta o deja vù?

Nel frigo ho solo un fondo di bottiglia di Grey Goose
alzo i volume, ascolto i Beatles, non ci penso più
più, più

E allora let it be, let it be

ricominciamo dall’ultima volta
per fare a pugni sopra un altro ring
fammi ballare come John Travolta
allora let it be, let it be
e prendo a calci la tua lontananza
sputiamo sangue in un ld
adesso paga che l’amore costa
l’amore costa

Sto cercando di dimenticare
di dimenticarti di affogare nell’acqua minerale
ma poi ti rutta sotto un film di Scorsese
tu ne uscivi pazza come la maionese

Quando si esce dal mio cuore non si entra più
passano i titoli di coda

E allora let it be, let it be
ricominciamo dall’ultima volta
per fare a pugni sopra un altro ring

fammi ballare come John Travolta
allora let it be, let it be
e prendo a calci la tua lontananza
sputiamo sangue in un ld
ci siamo persi senza farlo apposta
senza farlo apposta

Ma riesco a fare finta
che tutto sia normale, tu sei la mia fissa, che fissa
mi sciolgo, mi perdo davanti a te, davanti a te

Non riesco a fare finta che tutto sia normale
sei la mia sconfitta, che fitta
ti perdi, ti sciogli, davanti a me, davanti a me

Sul comodino c’è una foto ma non ci sei tu
alzo il volume, ascolto i Beatles ,non ti penso più

E allora let it be, let it be
let it be, let it be
fammi ballare come John Travolta
allora let it be, let it be
e prendo a calci la tua lontananza
sputiamo sangue in un ld
fammi ballare come John Travolta
come John Travolta

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Alberto Guarrasi

Sono stato educato alla musica classica come unica strada. Crescendo ho scoperto incroci, rotatorie e segnali stradali e ho deciso di scoprire tutte le alternative. Nella musica ho fatto un po’ di tutto: violinista classico, cantante e performer di teatro, cantautore, direttore artistico e insegnante di canto e cultura musicale, mi è servito a sviluppare un occhio critico nei confronti di ciò che ascolto in Radio e guardo in Tv. Sapevo già scrivere ma fare animazione mi ha insegnato a parlare senza troppi freni. È sempre meglio camminare a piedi, serve meglio ad osservare tutti i dettagli dei paesaggi che si incontrano.

By Alberto Guarrasi

Sono stato educato alla musica classica come unica strada. Crescendo ho scoperto incroci, rotatorie e segnali stradali e ho deciso di scoprire tutte le alternative. Nella musica ho fatto un po’ di tutto: violinista classico, cantante e performer di teatro, cantautore, direttore artistico e insegnante di canto e cultura musicale, mi è servito a sviluppare un occhio critico nei confronti di ciò che ascolto in Radio e guardo in Tv. Sapevo già scrivere ma fare animazione mi ha insegnato a parlare senza troppi freni. È sempre meglio camminare a piedi, serve meglio ad osservare tutti i dettagli dei paesaggi che si incontrano.

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