Juli: “Se sono qui oggi, è solo grazie alla musica” – INTERVISTA

Juli

A tu per tu con Juli per parlare del suo primo disco “Solito cinema”, disponibile da venerdì 24 aprile 2026. La nostra intervista al producer multiplatino

A 27 anni e dopo aver firmato alcune delle produzioni più ascoltate degli ultimi anni, Juli decide di mettersi in prima linea e raccontarsi per la prima volta in un progetto tutto suo. Venerdì 24 aprile esce “Solito cinema”, il suo album d’esordio: un lavoro che arriva dopo numeri impressionanti, tra dischi di platino, ori e oltre un miliardo di stream, ma che segna soprattutto un passaggio identitario, da producer a artista a tutto tondo.

Dentro questo “film” musicale convivono mondi diversi e voci tra le più riconoscibili del panorama italiano: da Fabio Concato a Tommaso Paradiso, passando per Fulminacci, Bresh, Franco126, Biagio Antonacci, Coez, Emma, Elisa, Enrico Nigiotti, Tredici Pietro e Olly. Un cast corale che non snatura, ma anzi rafforza una visione precisa: quella di un artista che ha fatto della contaminazione e della libertà il suo linguaggio.

Solito cinema” è il racconto di uno stupore continuo, di giorni vissuti come scene da film, tra emozioni, incontri e crescita personale. Un disco che non cerca un genere, ma li attraversa tutti, restituendo l’immagine più autentica di Juli oggi. Ne abbiamo parlato con lui in questa intervista.

Juli presenta il disco “Solito cinema”, l’intervista

Prima domanda, potrà sembrare banale, ma come ci si sente… dopo aver lavorato a dischi di altri artisti, a poter dire il MIO primo album?

«È una sensazione nuova, bella. Come tutte le cose nuove, non sai bene a cosa stai andando incontro. Però sono pronto a tutto quello che arriverà e spero sia un bel viaggio. Per me questo disco è come una bandiera che metto dopo 27 anni di vita: mi siedo lì accanto e la guardo sventolare per un po’».

Mi incuriosisce chiederti a cosa si deve la scelta del titolo “Solito cinema”?

«Nasce da questi ultimi due o tre anni, in cui mi sono spesso stupito di quello che mi accadeva, nel bene e anche nel male. Tornavo a casa e dicevo: “Che cinema oggi”. È diventata quasi un’abitudine, quindi “Solito cinema” racchiude proprio quello stupore».

Hai detto che “Solito cinema” racchiude lo stupore di tutto quello che hai vissuto negli ultimi anni. Come lo descriveresti e che genere ha questo film che stai vivendo?

«È difficile dargli un genere, perché dentro ci sono tutte le mie sfaccettature. È il frutto di due anni di lavoro, di incontri e collaborazioni che mi hanno arricchito tanto. È un contenitore ampio di tutto quello che ho vissuto e imparato».

L’ascolto di “Solito cinema” si apre con “Voilà”, con Fabio Concato. Com’è stato lavorare con il Maestro?

«In realtà non ci siamo ancora incontrati, perché ho messo mano a un suo brano del 2003. Dargli una seconda vita non è semplice, ma per me è una grande ispirazione. Sapere che gli è piaciuta la mia versione è un orgoglio enorme. E aprire il disco con lui è il modo migliore per accogliere chi ascolta».

Altro pezzo di storia della musica italiana è Biagio Antonacci. Condividi l’idea che un produttore debba valorizzare l’artista senza sovrastarlo?

«Assolutamente sì. Quando si scrive insieme, ognuno deve dare il proprio contributo restando al proprio posto. Con Biagio è stato così: mi ha mandato un provino e avevo carta bianca. Mi è venuto spontaneo andare verso sonorità che lo rappresentano, il Biagio che piace a me».

Quanto è importante la libertà musicale nel tuo mestiere?

«È fondamentale. Non esiste una ricetta giusta. Sono fortunato perché faccio quello che mi piace e poi piace anche agli altri. Non è scontato. E molto dipende anche dagli artisti con cui lavori: ho sempre trovato persone che si fidavano e che volevano osare insieme a me».

Servono davvero i “paletti” nella musica o conta solo l’autenticità?

«Io sono più per l’autenticità. Ci sono passato anche io, a farmi mille domande su durata, ritornelli… ma da quando ho smesso di pensarci, le cose sono andate meglio. Mettersi in studio senza regole è la cosa più bella».

Un cast incredibile nel disco: cosa ti hanno lasciato queste collaborazioni?

«Tantissimo, soprattutto a livello umano. Lavorare con persone di età e percorsi diversi ti arricchisce. Ho imparato a condividere, a dialogare, a dare e ricevere fiducia. È un percorso di vita oltre che musicale».

Per concludere, qual è la lezione più importante che hai imparato dalla musica?

«Tutto quello che sono oggi lo devo alla musica. Mi ha dato amici, emozioni, tutto. È stato un rapporto di amore e odio, perché è una passione che ti coinvolge tanto. Ma alla fine mi ha insegnato tutto quello che so. Se sono qui oggi, è solo grazie a lei».

Scritto da Nico Donvito
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