Kamrad: “L’amore a volte può renderti cieco” – INTERVISTA

Kamrad

A tu per tu con Kamrad per parlare del suo nuovo singolo intitolato “Love Sober”. La nostra intervista al giovane cantautore tedesco

In un panorama pop sempre più affollato, dove spesso inseguire il successo rischia di diventare più importante della musica stessa, Kamrad continua a percorrere una strada personale quanto ammirevole. Il cantautore tedesco, capace di conquistare le radio europee con hit come “Be Mine“, ha costruito il proprio percorso senza rinunciare all’autenticità, difendendo quella mentalità da “underdog” che considera ancora oggi la sua più grande forza.

Il singolo “Love Sober” ne rappresenta una nuova dimostrazione: una canzone che affronta la fine di una relazione da un punto di vista insolito, trasformando il dolore della separazione nella ritrovata lucidità di chi, dopo una “sbornia d’amore”, torna finalmente a guardare avanti. Un brano immediato ma ricco di sfumature, capace di raccontare emozioni universali senza cedere alla retorica.

Abbiamo incontrato Kamrad per parlare di questo nuovo capitolo artistico, del rapporto tra musica ed emozioni, del successo internazionale e di quel delicato equilibrio tra pop, libertà creativa e sincerità che continua a renderlo una delle voci più interessanti della nuova scena europea.

Quali riflessioni e quali stati d’animo hanno accompagnato la nascita di “Love Sober”?

«”Love Sober” è stata la prima canzone che ho scritto dopo il mio tour europeo in primavera, ed è uscita in modo del tutto naturale. Sono bastate un paio d’ore per scriverla perché le melodie e il testo si sono incastrati senza alcuno sforzo. È stata una sensazione davvero liberatoria, e credo che sia stato proprio questo stato d’animo a ispirare l’intero concetto del brano. Passare dall’essere “ubriachi d’amore” (“drunk in love”) all’essere “sobri d’amore” (“love sober”); significa rendersi conto che qualcuno, in realtà, potrebbe non fare così bene per te come avevi pensato o sperato».

La fine di una relazione viene qui raccontata non con disperazione, ma con una ritrovata lucidità. La fine intesa come un nuovo inizio. Quanto è importante per te trasmettere questo messaggio in “Love Sober”?

«L’amore a volte può renderti cieco, e penso che sia assolutamente normale. Ma prima o poi devi tornare a vedere le cose chiaramente e chiederti se quella relazione sia davvero quella giusta per te. “Love Sober” cattura proprio quel momento in cui smetti di idealizzare l’altra persona e ti rendi conto che, in realtà, stai molto meglio se ti concentri su te stesso. Si tratta di ritrovare la lucidità invece di rimanere bloccati con il cuore spezzato». 

Molte canzoni raccontano il dolore alla chiusura di una relazione, specie se tossica. Capovolgendo il punto di vista, cosa pensi di aver imparato durante la scrittura di questa canzone?

«C’è un verso nella canzone che dice: “Fa un po’ male, ma è solo il post-sbornia”, e credo che sintetizzi perfettamente il mio modo di affrontare la tristezza e il dolore. Ogni grande cambiamento nella vita porta con sé un po’ di disagio, ma io cerco sempre di concentrarmi su ciò che ho davanti invece di guardare a quello che mi lascio alle spalle. I nuovi inizi portano con sé nuove opportunità, ed è qualcosa di molto più stimolante rispetto al soffermarsi sulle cose negative. In un certo senso, la canzone è un piccolo promemoria di tutto questo – per me stesso tanto quanto per chiunque la ascolti».. 

Credi nel potere terapeutico dell’immedesimazione della musica? Speri che chi si trova in una situazione analoga, ascoltando “Love Sober” possa ritrovarsi?

«Assolutamente sì. Credo fermamente che la musica sia uno dei modi migliori per vivere ed elaborare emozioni che spesso è difficile esprimere nella vita di tutti i giorni. Ci sono stati così tanti momenti in cui scrivere musica, o anche solo ascoltarla, mi ha aiutato a comprendere sentimenti che mi portavo dentro senza nemmeno rendermene conto. Spero davvero che la mia musica possa fare lo stesso per gli altri, anche se si tratta solo di aiutare qualcuno a rilassarsi o a sentirsi compreso per qualche minuto»..

A tua volta, da ascoltatore, ti è mai capitato di rifugiarti in una canzone o in un disco nei momenti di down? Se sì, quale/quali?

«La musica è una parte fondamentale della mia vita quotidiana perché mi aiuta in qualsiasi situazione. Rende i momenti felici ancora più belli e mi aiuta a calmarmi quando sono stressato, fragile o semplicemente quando sto passando una brutta giornata. Di solito me la gioco tra due mondi diversi a seconda del mio umore: per un’atmosfera rilassata e positiva adoro gli artisti indie pop come i Tame Impala o Dominic Fike; quando invece voglio caricarmi d’energia, specialmente prima di uno show, di solito metto della house di artisti come gli Anotr o Bausa»..

Cosa ti piace dell’Italia e quali artisti del nostro Paese apprezzi particolarmente e ti capita di ascoltare?

«Sinceramente l’Italia mi sembra il paese perfetto e sono davvero grato di poterci trascorrere così tanto tempo. Ovviamente amo il cibo, il caffè, il clima e tutto il resto, ma ciò che colpisce davvero sono le persone. Chiunque io abbia incontrato è stato così aperto, accogliente e gentile, e voi avete reso ogni mia visita davvero speciale. Ho anche avuto la fortuna di conoscere alcuni fantastici artisti italiani, come Noemi, Samurai Jay e i Pinguini Tattici Nucleari. Mi hanno fatto scoprire tantissima bella musica che è finita dritta nelle mie playlist, e non vedo l’ora di scoprirne ancora di più in futuro»..

Con “Be Mine” hai conquistato le radio di tutta Europa, ma non hai cambiato il tuo approccio. C’è stato un momento in cui l’arrivo del successo ti ha fatto paura?

«Il successo di “Be Mine”, soprattutto a livello internazionale, è stato una sorpresa totale. In realtà la canzone era pronta da più di due anni prima che uscisse, e non l’avevo mai vista davvero come un singolo. Poi abbiamo iniziato a suonarla dal vivo in tour, e ho ricevuto così tanti messaggi dai fan che mi chiedevano di pubblicarla che alla fine l’ho fatto… ed è finita per diventare una grande hit! Ciò che ho imparato da questa esperienza è che non puoi mai sapere cosa riuscirà davvero a fare presa sulle persone. Per questo motivo non mi metto troppa pressione addosso per fare in modo che ogni nuova uscita sia più grande di quella precedente. Preferisco di gran lunga godermi il viaggio e continuare a fare la musica che amo davvero».

Le tue canzoni hanno sempre una forte componente emotiva, ma non risultano pesanti. È un po’ la tua missione quella di creare brani immediati, in linea con con la velocità dell’attuale momento storico, ma senza cadere mai nella superficialità?

«Penso che questo riassuma davvero bene il concetto. Oggi, specialmente con TikTok e con una soglia d’attenzione sempre più bassa, la musica deve arrivare alle persone in modo quasi istantaneo. Ma allo stesso tempo, credo che l’originalità conti più che mai. Cerco di scrivere canzoni che la gente possa cantare e ricordare già al primo ascolto, aggiungendo però sempre qualcosa di inaspettato o di un po’ insolito. “Love Sober” credo possa essere un buon esempio. Il ritornello è cantato da un coro di bambini, il che gli dà un’atmosfera davvero unica, mentre il testo affronta un tema emotivo piuttosto profondo in modo semplice e accessibile. Amo sperimentare con le idee, ma voglio anche che la gente entri subito in sintonia con la musica»..

Per concludere, qual è l’insegnamento più importante che senti di aver imparato dalla musica fino ad oggi?

«La lezione più grande che ho imparato è che devi fare musica prima di tutto per te stesso. È l’unico modo perché diventi davvero significativa anche per gli altri. Credo che il pubblico riesca a capire quando stai cercando a tutti i costi di accontentarlo, così come capisce quando ti stai divertendo davvero con quello che stai creando. Quindi il mio insegnamento è: concentrati sulla musica che ami davvero, sull’artista che vuoi diventare e sulla direzione che vuoi davvero prendere. Se rimani autentico, ti costruirai un pubblico che si legherà a te per quello che sei veramente».

Scritto da Nico Donvito
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