Kora: “Ho bisogno di dedicarmi alla scrittura e ai contatti umani” – INTERVISTA

Kora

A tu per tu con Kora in occasione dell’uscita del nuovo disco “Derealizzare”, pubblicato lo scorso 23 ottobre 2026. La nostra intervista

Ci sono momenti in cui anche le persone più vicine sembrano lontane, i gesti d’affetto perdono la loro capacità di raggiungerci e la realtà assume contorni sfocati, quasi illusori. È da questa sensazione che nasce “Derealizzare” (Nuova Storia, distr. Ada Music Italy), il nuovo singolo di Kora, uscito lo scorso 23 ottobre.

Dopo essersi fatta conoscere e apprezzare a X Factor 2026, l’artista torna con un brano scritto da lei stessa e profondamente personale, in cui mette a nudo una parte fragile di sé, dando voce alla solitudine e alla difficoltà di sentirsi davvero presenti nella propria vita.

“Derealizzare”, brano scritto dalla stessa Kora e prodotto da Sbale, prende forma durante un sabato sera in cui la giovane artista, all’anagrafe Benedetta Cornalba, decide all’ultimo momento di non uscire. Una notte trascorsa a fare i conti con una sensazione di isolamento che non riguarda soltanto la distanza dagli altri, ma anche quella da sé stessa. Nel tentativo di proteggersi dalle parole più dolorose, l’artista racconta di aver finito per schermarsi anche dall’affetto, arrivando a percepire come distanti persino le persone a lei più vicine. Ecco cosa ci ha raccontato.

⁠“Derealizzare” è un brano molto personale. Quali sensazioni e quali stati d’animo ti hanno accompagnato durante la fase di scrittura?

«Questo brano nasce in seguito a mesi in cui, in maniera più o meno significativa, mi sono ritrovata a combattere contro uno stato mentale di cui credo non si parli abbastanza e che prende il nome di “derealizzazione”. Mi è capitato spesso di frequentare contesti sociali affollati e di sentirmi inspiegabilmente ancora più sola. Non mi sentivo presente, come se fossi qualche passo indietro rispetto al mio corpo, e non riuscivo a percepire le persone a me vicine come presenze reali. Così, dovendo fare i conti con l’ennesimo sabato sera in cui non mi andava di uscire, ho deciso di aprire un varco nella mia barriera e di parlarmene. Prima di scrivere pensavo alle frasi con gli occhi chiusi, quasi come se mi venissero suggerite altrove». 

Hai scritto e registrato la canzone in una sola notte. Che cosa hai provato dopo al primo ascolto? Emozioni simili o diverse?

«Proprio così! Ho esportato la traccia a un orario indicibile, per poi riascoltarmela in cuffia e sentire i brividi dalla testa ai piedi. Per la prima volta mi sembrava di essere riuscita a distanziarmi dal problema e osservarlo dall’esterno, come nei panni di un turista. Ammetto di averla riascoltata una decina di volte e di aver avuto qualche scatto di euforia per la sincerità che emergeva da quel flusso di coscienza. Così, ho deciso di inviarla alle due persone a cui mi sento più legata, rendendomi conto di poter comunicare il mio stato d’animo senza perdermi in discorsi in cui mi sembrava di non arrivare mai al punto. A volte il connubio tra testo e melodia, più semplicemente la musica, tocca tasti che una spiegazione verbale non potrebbe mai raggiungere».

Quali sensazioni ti piacerebbe invece riuscire a restituire a chi ascolterà questo pezzo?

«A chiunque ascolterà il pezzo chiedo il grandissimo sforzo di abbattere le proprie difese, di lasciarsi leggere per 2 minuti e 50. Utilizzerò una metafora fisica, umana: vorrei che “Derealizzare” (e la mia musica in generale) fosse un abbraccio. Sì sono Benedetta, ma sono anche l’ascoltatore. Il cerchio si chiude solo nel momento in cui riesco a toccare l’emotività altrui, a trovare qualcuno di simile a me. Sotto a un’apparente sicurezza, alle barriere, alle maschere sociali, si nascondono inevitabilmente dei dubbi e delle sensazioni scomode che vorrei condividere con gli altri per farli sentire capiti, visti». 

Scrivi canzoni da quando avevi nove anni. Che cosa rappresenta oggi la scrittura per te e com’è cambiato nel tempo questo processo?

«Ho scritto la prima canzone per dare voce ai sentimenti che provavo per un mio compagno di classe delle elementari, per cui stravedevo. Per quanto fosse chiaramente immaturo il risultato, il motivo che mi ha spinta a scrivere per la prima volta penso non sia cambiato. Sento che a volte le spiegazioni verbali circoscrivano e limitino le sensazioni, mentre il connubio tra testo e melodia mi consente di esprimerle in maniera più autentica». 

Quando e come ti sei avvicinata alla musica? C’è stato un episodio particolare, una qualche epifania, oppure si è trattato di un percorso di avvicinamento graduale?

«Mi ci sono avvicinata grazie a mio zio Mario, che gestisce uno studio di registrazione \ accademia musicale nel paesino in cui vivo. Ricordo di aver avuto una sorta di epifania nel momento in cui ho assistito alla lezione di chitarra di una mia compagna delle elementari. Sentendola suonare, mi sono sentita emozionata a tal punto da voler imparare a mia volta per riuscire a generare lo stesso effetto dentro di me e negli altri. Così ho iniziato a prendere lezioni e a frequentare l’ambiente, rimanendo estremamente affascinata dal lavoro di mio zio e dal processo di creazione di una canzone in studio».

Quali artisti e quali ascolti hanno accompagnato la tua crescita? Da fruitrice, sei solita cibarti di un genere in particolare o ti reputi più onnivora?

«Ricordo che da piccola i viaggi in macchina avessero le canzoni di Franco Battiato, Antonello Venditti e Lucio Dalla come colonna sonora fissa. Crescendo, i miei artisti di riferimento sono diventati The Weeknd, Billie Eilish, The Neighbourhood, Miley Cyrus… Mi reputo onnivora in termini di ascolti, ma principalmente mi muovo tra il rap, il pop, l’urban, l’r&b e l’indie rock».

⁠Che cosa ti ha lasciato di concreto l’esperienza a X Factor 2026 e quali skill pensi di aver acquisito?

«L’esperienza a X Factor 2026 mi ha insegnato quanta forza si possa nascondere dietro alla vulnerabilità. Credo che essermi lasciata andare a tal punto da riuscire a mostrarmi fragile, umana (cosa che mi ha sempre terrorizzata) rappresenti l’aspetto più prezioso del mio percorso. Infatti, quando è andata in onda la puntata delle Auditions sono stata felice di vedermi così spontanea e priva di maschere. Dai riconoscimenti ho imparato a concedermi di essere orgogliosa di me stessa, dalle delusioni a viverle come un momento necessario per un fine più grande e, anziché voltarmi le spalle, ad essere in primis mia complice nel momento del bisogno».  

⁠E adesso su quali nuovi progetti stai lavorando e che cosa dobbiamo aspettarci dal futuro di Kora?

«In questi giorni sto facendo svariate interviste, attività che amo perché mi dà modo di farmi conoscere meglio personalmente oltre che artisticamente, e mi sto dedicando alla preparazione di qualche live. Attualmente sento la necessità di chiudermi in studio per iniziare a preparare un progetto più esteso, che si tratti di un album o di un Ep.  Il mio obiettivo per il prossimo futuro è riuscire a fidelizzare una fan base che percepisca la mia musica come un posto sicuro ed esente da giudizio in cui rifugiarsi. Ho bisogno di questo: di dedicarmi alla scrittura e ai contatti umani».

Scritto da Nico Donvito
Parliamo di: