“La fine del mondo” di Anastasio: te la ricordi questa?

La fine del mondo Anastasio

Viaggio quotidiano nella colonna sonora della nostra memoria, tra melodie sospese nel tempo pronte a farci emozionare ancora. Oggi parliamo di “La fine del mondo” di Anastasio

La musica è la nostra macchina del tempo: basta una nota, un ritornello, ed eccoci di nuovo lì, in una stagione vicina o lontana, in un’auto con i finestrini abbassati o nella cameretta della nostra infanzia. “Te la ricordi questa?” è il nostro appuntamento quotidiano per riavvolgere il nastro delle emozioni, proprio come si faceva una volta con una semplice penna e una musicassetta. Oggi l’orologio del tempo ci riporta al 2018 con “La fine del mondo” di Anastasio.

Ogni giorno, alle 13:00, vi accompagneremo in un viaggio musicale alla riscoperta di queste gemme nascoste: canzoni che hanno detto tanto e che hanno ancora tanto da dire, pronte a sbloccare ricordi, evocare immagini, restituirci pezzi di passato con la potenza che solo la musica sa avere. Brani che forse oggi non passano più in radio, pezzi di artisti affermati lasciati in un angolo, o successi di nomi che il tempo ha sbiadito ma che, appena tornano nelle nostre orecchie, sanno ancora farci vibrare. Perché la musica non invecchia, si nasconde soltanto tra le pieghe del tempo, aspettando il momento giusto per colpire nel segno e farci esclamare sorpresi un: “Te la ricordi questa?”.

Ti sblocco un ricordo: “La fine del mondo” di Anastasio

La fragilità personale si allarga presto a una percezione più ampia della realtà. Il mondo appare come un avversario che «vince sempre lui», mentre l’ansia, la fretta e l’«anima sintetica» raccontano una società vissuta come sempre più artificiale e incapace di fermarsi. Anastasio non cerca però una fuga rassicurante: esaspera il conflitto, lo porta fino all’assurdo e immagina una fine che sia almeno spettacolare, qualcosa che «esploda, non che si spenga lentamente».

Ed è qui che il brano esplode davvero in immagini visionarie. La Cappella Sistina trasformata in un gigantesco palco, i bassi che fanno tremare i marmi, gli affreschi che si sgretolano, il Giudizio Universale ridotto a coriandoli e una folla di «vandali» che balla mentre un meteorite viene guidato verso la Terra. Non è tanto la rappresentazione realistica di una distruzione, quanto la traduzione iperbolica di una rabbia: se il mondo deve finire, il protagonista sogna che lo faccia con un’ultima, enorme manifestazione di energia.

Il paradosso è che dietro questa fantasia apocalittica rimane una richiesta profondamente umana: sentire qualcosa. La velocità, la musica, la folla, il fragore diventano l’opposto di quel mondo spento fatto di «facce spente» e di un’aria che non si riesce più nemmeno a percepire mentre si cade. “La fine del mondo” diventa così il racconto di chi si sente schiacciato dal presente ma, proprio attraverso l’eccesso e la provocazione, prova ancora a immaginare un’esistenza capace di scuotere, sorprendere e fare rumore.

Il testo di “La fine del mondo” di Anastasio

Aspetta, non sono pronto ancora
Guardo ancora l’etichetta
Non so andare in bicicletta o fare i cento all’ora
Mai corso una maratona
Superato ostacoli
Non ho mai visto il Napoli di Maradona

E ho le licenze scadute da un pezzo
Quella poetica da rinnovare o levare di mezzo
Abbatto la clessidra orizzontale per fermare il tempo
A patto che smettiate di soffiare per cambiare il vento
E il freddo che avanza
L’anima sintetica, l’estetica dell’ansia
E se oggi potessi cambiare il mondo lo farei domani

Non mi rompete il cazzo con ‘sta fretta di decidersi
Lasciatemi, non fatemi alzare dal letto
Scendetemi di dosso con ‘sta fretta di decidersi, voi
Voi non fatemi alzare dal letto
Non mi rompete il cazzo con ‘sta fretta di decidersi
Lasciatemi, non fatemi alzare dal letto
Scendetemi di dosso con ‘sta fretta di decidersi, voi
Voi non fatemi alzare dal letto

Non mi alzerò mai
Da questo letto sfatto e zozzo
Che mi tira giù sul fondo
Ed è profondo come un pozzo
E mi ripeto, “Alzati, almeno muoviti”
Ma ‘ste lenzuola sono come sabbie mobili

E non ho manco sonno
Ma se mi alzo torno ad affrontare il mondo
E sono tempi bui
Il gioco lo conosco a fondo
Sono debole e lui cambia regole a suo piacimento
E vince sempre lui
E vince sempre lui

Ed accidenti, dovrei darci dentro ancora
In contromano a fari spenti, sfioro i centoventi all’ora
Ma il mondo mi ignora ancora, non lo vedo più
Non tira un filo di vento
Non sento manco l’aria in faccia mentre cado giù

Ma io non voglio far finta di niente
Se in giro vedo solo e unicamente facce spente, io
Io sogno un mondo che finisca degnamente
Che esploda, non che si spenga lentamente

Io sogno i led dei riflettori alla Cappella Sistina
Sogno un impianto con bassi pazzeschi
Sogno una folla che salta all’unisono
Fino a spaccare i marmi
Fino a crepare gli affreschi
Sogno il Giudizio Universale sgretolarsi e cadere in coriandoli
Sopra una folla danzante di vandali, li vedo a rallenty
Miliardi di vite, mentre guido il meteorite sto puntando lì

Io sogno i led dei riflettori alla Cappella Sistina
Sogno un impianto con bassi pazzeschi
Sogno una folla che salta all’unisono
Fino a spaccare i marmi
Fino a crepare gli affreschi
Sogno il giudizio universale sgretolarsi e cadere in coriandoli
Sopra una folla danzante di vandali, li vedo a rallenty
Miliardi di vite, mentre guido il meteorite sto puntando lì

Sogno il giudizio universale sgretolarsi e cadere in coriandoli
Sopra una folla danzante di vandali, li vedo a rallenty
Miliardi di vite, mentre guido il meteorite sto puntando lì

Scritto da Nico Donvito
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