Album per album tutte le uscite del 2019

Prima di avviarci sul serio verso il nuovo anno musicale e discografico riscopriamo gli album “rap” usciti nel corso di quest’ultimo album come se fossimo in una sorta di “Guida Michelin” della musica italiana.

1969 – Achille Lauro

Achille Lauro si conferma quello che è sempre stato: un artista a 360° capace di cambiare stile e genere pur mantenendo intatta la sua aura. ‘1969′ è un album pieno di contaminazioni rock in cui il cantante si lascia andare senza alcun freno alle sperimentazioni, ben aiutato dal socio e amico Boss Doms nelle produzioni. ‘C’est la vie’ la punta di diamante poetica, ‘Rolls Royce’ il brano icona che ha permesso a Lauro di esporsi come mai prima nel mainstream, superando anche le polemiche. Il 2019 è stato l’anno della sua esplosione, ma il 2020 sarà l’anno della conferma.

23 6451 – tha Supreme

Un lavoro che nel bene e nel male ha fatto parlare tutti. Il giovanissimo produttore sceglie di proseguire con fermezza e convinzione sulla sua strada, coinvolgendo nel progetto numerosi nomi di spicco della nuova scena musicale italiana e scegliendo una strategia di marketing molto particolare. Il risultato è un lavoro che non può di certo passare inosservato pur non potendo essere capito da tutti, ma che spicca per originalità negli intenti. La giovane età e i risultati ottenuti sono tutti dalla sua parte.

40 – Quentin40

L’esordio tra i grandi del giovane rapper è la conferma di tutto quello che di buono aveva mostrato finora, sound fresco e stile personalissimo che lo rende originale e diverso dal grosso attuale mischione del mondo del rap italiano. Un disco che ha il merito di suonare moderno senza annoiare o risultare troppo simile ad altri lavori. Manca probabilmente solo una vera propria hit da Spotify per fare da traino a tutto il disco, ma il contenuto, nel complesso, è di primo livello.

68 (Till The End) – Ernia

Riedizione dell’album ‘68′ impreziosita da ben sette brani inediti, quindi di fatto come un nuovo lavoro con il quale Ernia si conferma un fiume in piena e senza alcun dubbio uno degli artisti più in crescita nel corso dell’ultimo anno. Azzeccati i feat e le collaborazioni oltre alla scelta di variare, all’interno dei nuovi brani, tra temi più impegnati e leggerezza. ‘68′ appare così un progetto che si chiude con successo e che aumenta la curiosità per quello che arriverà quest’anno…

Acquario – CoCo

Non è rap, né pop, né r&b, ma tutto insieme. A volte cantato, a volte rappato e a volte semplicemente sussurrato, ‘Acquario’ è certamente una delle più belle sorprese musicali ed artistiche di quest’ultimo anno. L’album dell’upgrade artistico di CoCo che racconta la propria e l’altrui vita in chiave personale appoggiandosi ad atmosfere “chill” che ben si adattano al suo timbro. Stile e penna inconfondibile unite a delle canzoni che giustamente gli rendono onore e merito.

Affetto placebo – Raige 

Raige torna in questo 2019 con un progetto sincero, che, dopo l’esperienza sanremese di qualche anno fa, lo riporta su binari soft e dalle atmosfere molto più pop, specialmente nei ritornelli. C’è tanto dell’artista torinese nelle varie tracce che fungono da racconto in prima persona al quale manca forse solo quel guizzo a sorpresa che avrebbe permesso un upgrade decisivo ed un ritorno in grande stile su di uno scenario che ha ancora tutto lo spazio per accogliere la sua penna e la sua poetica.

Aletheia – Izi

Dopo l’ottimo lavoro con Pizzicato, Izi torna a due anni di distanza con un progetto molto atteso in cui semplicemente si conferma come una delle penne migliori del Paese. Temi, lessico e atmosfere si mischiano ottimamente nelle 16 tracce del progetto in cui il rapper scava a fondo in sè stesso raccontandosi in maniera sincera e audace. Se Pizzicato per molti rappresentò una piacevole sorpresa, Aletheia non può che fungere da conferma. Da promessa a certezza della scena.

Arte – MamboLosco 

Disco trap con argomenti tipicamente trap. C’è dentro tanto linguaggio da “strada” e molta leggerezza, tra slang e sound tipici del 2019, il giovane artista non si eleva e non si muove dai soliti binari già proposti in precedenza cercando di trovare la sua strada. Contiene alcune hit come la nota ‘Twerk’ insieme a Boro Boro, ma nel complesso questo disco appare come il tipico prodotto che difficilmente verrà ricordato nel tempo e che, piuttosto, punta al farsi consumare nell’immediato sfruttando l’onda mediatica di una moda e di un gusto.

Arturo – Side Baby

L’ex Dark Polo Gang prosegue nel suo percorso “in solitaria” con questo nuovo progetto che ben fa capire le differenze tra lui e il resto del gruppo. Un lavoro in cui l’artista romano accoglie alcuni ospiti illustri come Guè Pequeno e Luchè, cercando di parlare in modo onesto di sè dando la sua particolare visione del mondo e senza nascondersi dietro a nessuna maschera. Meno commerciale ma molto più personale, funziona perché appare sincero, nel bene e nel male.

Black Mood – GionnyScandal

Un lavoro che strizza palesemente l’occhio a quel mood emo-trap che tanto ha spopolato nella scena d’oltreoceano nell’ultimo periodo. GionnyScandal, che ne ha intuito il potenziale, resta fedele al sè stesso di sempre ma non riesce con questo progetto ad andare oltre al compitino che lo rende difficilmente apprezzabile ad un pubblico differente da quello già conquistato in passato. Un occasione che, alla fine dei conti, pare mancata malgrado la buona idea di partenza.

Booriana – En?gma 

Un lavoro curato nei minimi dettagli che conferma ancora una volta tutto il talento dell’ex membro del crew Machete. Dopo due grandi album (Indaco e Shardana) confermarsi ad altissimi livelli non era assolutamente scontato, eppure il rapper sardo ci riesce con un disco che riesce a mischiare freschezza a liriche di assoluto livello che alternano il guardarsi dentro al guardarsi intorno, il tutto condito da featuring di livello e di produzioni al top curate dal fedele socio Kaizén. Forse non per tutti, ma certamente degno di nota.

Clash – Ensi 

Ensi, senza dubbio uno dei più forti MC Italiani, torna sul mercato discografico italiano con un progetto quasi essenziale, una presa di posizione che sembra voler dire “questo è il rap e il rap io lo faccio così”. Con Clash (e la sua successiva riedizione) il rapper torinese punta forte su contenuti e qualità, mettendo sul piatto tutte le sue armi migliori tra incastri e rime violente che ben si fondono al tappeto musicale prettamente hip-hop. Il classico che non stanca mai.

Diamanti e fango – Grido

Grido è cresciuto e questo album è la rappresentazione in musica di ciò che è diventato. C’è tanta maturità, la volontà di guardarsi indietro per costruire il futuro tenendo gli occhi sul presente. Si viaggia su binari differenti, tra temi leggeri ed altri in cui il rapper scava a fondo in sè stesso senza negarsi numerosi spunti ispirati dalla società odierna. Strofe ispirate e ritornelli “poppeggianti” rendono l’album gradevole all’ascolto nella sua interezza. Menzione di merito per le collaborazioni con J-Ax, Nerone ed Il Cile.

Dio perdona io no – Enzo Dong

Molto atteso per i tempi in cui è stato prodotto, il primo album ufficiale di Enzo Dong arriva dopo il buono riscontro dei singoli che nei mesi (e anni) precedenti avevano contribuito ad aumentare la curiosità riguardo i lavori di questo artista. Il rapper napoletano punta forte sull’orecchiabilità in un lavoro che parla di strada e fatica, di lavoro e di voglia di successo, trovando anche alcuni guizzi interessanti. A mancare è forse un brano icona che sappia fare da collante per l’interno lavoro, che ogni tanto sembra smarrire la sua forza.

Don Vacca Corleone – Vacca 

Il disco che segna a tutti gli effetti l’attesissimo ritorno sulle scene discografiche di Vacca. Violento, sincero e, come sempre, senza la paura di mettersi contro tutto e tutti per rivendicare a pieno nei testi le proprie idee e convinzioni non solo musicali ed artistiche. Vacca è vivo e non è cambiato nonostante il passare degli anni e gli eventi vissuti e questo lavoro d’inediti ne è la conferma definitiva. Rabbia autentica che si mischia alla sua solita voglia di rivalsa espressa con il suo riconoscibilissimo linguaggio poetico e narrativo ne fanno un album da non perdere.

Dove gli occhi non arrivano – Rkomi

Dopo un esordio sorprendente, Rkomi sceglie di uscire con un progetto che si allontana per produzioni ed interpretazioni dai classici canoni rap per strizzare l’occhio a quelle atmosfere pop che l’arista non ha disdegnato di cavalcare anche nelle sue ultime collaborazioni. Dove gli occhi non arrivano, curato nella parte musicale da Charlie Charles, risulta alla fine come uno dei lavori musicalmente più interessanti dell’anno grazie anche alla versatilità dell’artista milanese che riesce a variare aprendosi al pop, inserendo numerose collaborazioni di primissimo livello. Scommessa vinta alla grande.

È sempre bello – Coez

Dopo il successo clamoroso con l’album Faccio un casino le attese erano tante. Dalla sua Coez è sembrato, con questo nuovo lavoro, voler fregarsene delle aspettative proponendo un disco molto pop nella sua concezione in cui ad uscire è ancora una volta la freschezza del linguaggio proposto. Amore, vita e paranoie scorrono tra le tracce dell’album trainato dalla forza della title track e dei singoli Domenica e La tua canzone che hanno permesso all’artista di confermarsi anche a livello mainstream con un tour nei palazzetti che ha fatto il pieno in tutta la penisola.

Emanuele – Geolier 

Il rap napoletano ha trovato con questo ragazzo un nuovo interessante protagonista: capacità di raccontare fatti e vita vera che si mischiano in un album d’esordio convincente e già promettente. C’è tanta Napoli, nei racconti così come nella forma (il disco è tutto in dialetto), ma nonostante ciò chiunque riesce ad immedesimarsi grazie al tono narrativo del giovane artista che guida l’ascoltatore all’interno delle storie che si presta a narrare. La sensazione è che comunque questo sia solo l’antipasto…

 Fruit Joint + Gusto – Dani Faiv

Dani Faiv conclude il ciclo di Fruit Joint con una riedizione che più che aggiungere nuovi colori, conferisce nuove sfumature a quelli già presenti. Il tono della narrazione del disco rimane lo stesso dell’album originario ma vengono aggiunti alcuni ospiti che ben si prestano e legano al progetto, ognuno in base alle proprie caratteristiche musicali. Un lavoro che ha nella spontaneità e nella leggerezza dei brani e della scrittura i suoi tratti distintivi più forti ed efficaci.

FSK Trapshit (+ FSK Trapshit Revenge) – FSK Satellite 

Il rap nel tempo si è sempre evoluto e con lui i linguaggi e le modalità di comunicazione. Il collettivo FSK Satellite, composto da Taxi B, Sapobully, Chiello e il produttore Greg Willen, ha saputo in questo senso portare nuova linfa sulla scena, con un esordio che per certi versi (soprattutto per le reazioni del pubblico) ricorda parecchio l’arrivo della DPG di qualche anno fa. Strada, storie e rabbia narrata con convinzione e in maniera assolutamente originale all’interno del progetto FSK Trapshit (impreziosito dalla riedizione FSK Trapshit Revenge qualche settimana fa). L’altra via della trap.

Gelida Estate EP – Guè Pequeno

Non poteva mancare nemmeno quest’anno un progetto targato dalla G più famosa del rap italiano. Dopo il concerto al Forum di Assago con il quale ha riunito praticamente metà scena hip hop italiana e l’esperienza da giudice durante l’ultima edizione di The Voice of Italy, ecco che per il 2019 la firma è sull’EP Gelida Estate, un lavoro che, per gli standard del rapper, è passato abbastanza inosservato nonostante contenga piccole bombe inesplose, anche a causa di una non eccessiva promozione. Nel 2020 Guè tornerà con un nuovo album che gli permetterà di tornare ad essere uno dei protagonisti della scena.

Gemini – Nerone

Un disco maturo e cosciente che mischia il talento del rapper milanese alla sua voglia di raccontarsi, senza negare al suo affezionato pubblico aneddoti e storie autobiografiche. In ‘Gemini’ c’è tutto il meglio di Nerone che sceglie di mostrarsi come realmente è in tutte le sfaccettature del suo carattere e della sua musica. Un bel viaggio programmato da chi è cresciuto con pane e rap, pieno di ospiti di primissimo livello che impreziosiscono delle già buone canzoni con il proprio prezioso e gradito contributo.

Il tempo vola (2002-2020) – Fabri Fibra

Prima raccolta ufficiale per il rapper di Senigallia impreziosita da inediti e rarità che arriva dopo il successo strepitoso dell’ultimo album di inediti Fenomeno, al quale ha fatto seguito un lungo tour in cui l’artista ha portato la sua musica in lungo e in largo per l’Italia. Lavoro imperdibile per i fan, raccolta in 18 anni di hit per tutti gli altri. Nel bene e nel male Fabri Fibra con la sua discografia ha segnato ed influenzato in maniera indelebile tutta la scena rap italiana. Attese sorprese per il 2020.

Iodegradabile – Wille Peyote

Willie Peyote si conferma un artista raffinato e intelligente, capace di dosare sapientemente le parole in un progetto che guarda al passato, con i piedi ben impiantati nel presente e con un occhio al futuro. Il leggero confine di concezione della musica tra indie e rap che vuole rimanere labile per un artista che si conferma al top da anni. Iodegradabile è un disco che non delude assolutamente le aspettative, ma che dona anzi nuovi colori alla tavolozza proposta finora all’interno della discografia dal rapper/cantautore torinese.

Kety – Ketama126

Doveva essere una delle conferme dell’anno e così è stato per un album arrivato sul mercato ad oltre un anno di distanza dal precedente. Il rapper sceglie di continuare deciso per la sua strada accogliendo per altro alcuni nomi di spicco della scena rap italiana senza dimenticare la speciale traccia Cos’è l’amore con l’amico Franco126, prodotta da Don Joe con all’interno l’eterna voce di Franco Califano, in uno dei featuring più riusciti dell’anno. Ketama passa grazie a questo progetto, che racconta la sua vita senza censure o tagli con un tappeto sonoro tipico del suo stile, da promessa ad assoluta conferma.

La bella musica – Vegas Jones 

Vegas Jones torna sulle scene dopo il buon riscontro dell’ultimo progetto di inediti Bellaria, impreziosito successivamente dalla sua riedizione. Per questo nuovo lavoro Vegas non cambia team e il risultato è un disco che si fa ascoltare in cui ad uscire sono soprattutto i tecnicismi del rapper, ben supportato dalle produzioni affidate (per la maggioranza) all’amico e socio Boston George. Il difetto più grande è molto probabilmente l’assenza di novità e di grandi sorprese che rendono l’album perfetto per i fan ma un po’ meno per il resto del pubblico.

Libertà – Rocco Hunt 

Ritrova forza e grinta Rocco Hunt con questo progetto che rappresenta un vero proprio rilancio all’interno del mainstream. Il giovane rapper partenopeo, che si è reso noto al grande pubblico qualche anno fa grazie alla sua doppia partecipazione al Festival di Sanremo, mette sul piatto tutta l’esperienza accumulata in questi anni unendo anche amici per un lavoro in cui a spiccare è soprattutto la voglia di rimettersi in gioco. Ci sono le hit da radio ma anche pezzi conscious molto interessanti. L’impressione, alla fine, è che si potesse comunque osare di più.

Machete Mixtape 4 – Machete Empire

Arrivato in estate a sorpresa, il quarto lavoro targato Machete ha rappresentato un vero e proprio fulmine a ciel sereno per la discografia italiana, capace di restare settimane e settimane nelle zone alte della classifica grazie ai nomi di spicco che si possono trovare all’interno. Ce n’è di tutti i colori in questo progetto che unisce grandi nomi ad artisti emergenti e che, pur mantenendo per la maggior parte delle tracce un tono di leggerezza, mischia qualità a quantità in maniera non scontata.

Mattoni – Night Skinny

Unire il meglio del rap italiano in un progetto curato da un solo produttore, mantenendo una coerenza di fondo senza negarsi alcune sperimentazioni, questo probabilmente era l’obbiettivo di Mattoni, ultima fatica discografica del noto produttore Night Skinny. L’album riesce nell’intento grazie al suo “regista” e anche grazie a tutti gli artisti che all’interno si prestano al progetto, tra volti nuovi e nomi noti. Il mix alla fine è molto più che godibile e la scommessa vinta in pieno.

MM Mixtape Vol.3 – MadMan 

Il terzo capitolo della saga prosegue sulla strada dei precedenti, diventandone il degno erede. Ci sono alcune collaborazioni inaspettate che rendono il progetto vario ed eterogeneo seppur coerente con i lavori proposti dal rapper pugliese fino ad oggi. Un mixtape in cui MadMan si sente libero di essere sè stesso, anche se non rappresenta nulla di nuovo dal punto di vista tematico, stilistico e di scrittura. Lavoro che, per questo, risulta essere concepito più per i fan che per il resto degli ascoltatori.

Moebius – Blue Virus 

Squadra vincente non si cambia. E così Blue Virus sceglie di nuovo le produzioni del fedele socio Jack Sapienza per un disco in cui, nelle 17 tracce, mantiene un registro tematico coerente che alterna pezzi più “crudi” a scelte stilistiche più raffinate e di classe. Il risultato alla fine è del tutto convincente ed il racconto, seppur molto lungo, non si perde in inutili ricerche stilistiche ma riesce ad arrivare linearmente dritto al punto e all’ascoltatore. Efficace e sincero.

Neverland – Mecna e Sick Luke

Mecna e Sick Luke trovano tra loro, in questo progetto, un’alchimia clamorosa. Entrambi beneficiano della collaborazione: Mecna trovando un nuovo sound perfetto per la sua penna, che si conferma come una delle più fresche ed innovative d’Italia, mentre Sick Luke dimostra di sapersi adattare perfettamente a qualsiasi tipo di lavoro musicale. Amore, tristezza, ma anche speranza per un disco che ha raccolto molto meno di quello che avrebbe meritato.

Paprika – Myss Keta

La rappresentazione perfetta, in musica, dell’eccesso. Myss Keta è una provocatrice nata che sa bene quello che vuole e, contemporaneamente, sa come ottenerlo: non ci sono limiti, non ci sono confini e tutto è concesso. Un progetto che non è nulla di diverso da quello che vuole essere, e gli ospiti scelti sono solo il tentativo di distogliere apparentemente l’attenzione dal fulcro di tutto: il personaggio che cammina in bilico tra il trash e il genio. Per ora, si può dire, perfettamente in mezzo.

Paranoia Airlines – Fedez

Il progetto con cui Fedez riparte ufficialmente dopo il successo della collaborazione con l’ex socio J-Ax che lo ha portato a suonare a San Siro dopo anni di grandi soddisfazioni. Paranoia Airlines è un lungo “vorrei ma non posso”, un insieme di buone intenzioni che però non si concretizzano in guizzi vincenti ma rimangono semplicemente tentativi non completamente riusciti di voler sperimentare. Nonostante le collaborazioni di livello l’album fatica a decollare a lascia veramente poco di sè. Peccato, ma c’è comunque tempo e modo per ripartire.

Persona – Marracash 

Semplicemente il disco più atteso dell’anno, diventato in poco tempo anche il più grande successo del rapper, tornato a tre anni di distanza dal progetto insieme a Guè Pequeno e a quattro dall’ultimo album solistaLe attese vengono ripagate con un lavoro che spicca per cura dei dettagli e capacità di apparire rinnovato mantenendo ben in vista tutti i tratti distintivi: le abilità tecniche e una scrittura da sempre sopra la media. La “persona” che Marracash descrive e scompone è lo specchio di tanti. Un disco hit che non ha nemmeno il bisogno di avere hit da estrarre e che riunisce al suo interno amici e colleghi di rilievo.

Playlist Live – Salmo 

Salmo chiude un 2019 che lo ha visto trionfare su tutti i fronti con la versione live dell’ultimo album (impreziosita da due nuovi brani inediti) registrata durante il suo primo tour nei palazzetti completamente sold out con il quale l’artista sardo ha dimostrato ancora una volta tutta la sua forza dal vivo. Poco da dire su un lavoro che serve semplicemente a chiudere un cerchio che lo porterà, il prossimo giugno, a suonare per la prima volta allo Stadio San Siro di Milano prima di una (dichiarata) pausa.

Potere (Il giorno dopo) – Luchè 

Riedizione dell’ultimo fortunato lavoro del rapper partenopeo. Chiude in maniera ottima un cerchio iniziato nel 2018 che lo ha consacrato come uno degli artisti più amati e seguiti dalla nuova scena musicale, anche grazie alle numerose collaborazioni di spicco degli ultimi tempi. Un lavoro che non aggiunge granché ma che completa l’opera originale senza snaturarla. Il 2020 anche per lui sarà un anno di lavoro in cui proverà a compiere l’ultimo upgrade decisivo. Le premesse, per quanto visto finora, ci sono tutte.

Raptus vol.3 – Nast

Nayt è bravo, su questo non ci sono dubbi. Il problema è che a volte sembra esserne troppo consapevole tendendo a svolgere il compitino senza cercare di stupire. Per questo motivo Raptus vol.3 può essere considerato senza alcun dubbio un buon disco, ma che non riesce a colpire nel segno come vorrebbe. Gli spunti interessanti sono così controbilanciati dalla monotonia di alcune tracce, che appaiono puri riempitivi. Ci sono le potenzialità per puntare più in alto.

Re Mida (+ Aurum) – Lazza

Il disco che vale la conferma di Lazza, in cui il rapper milanese inserisce tutto il meglio del proprio repertorio che mischia profondità e leggerezza con ospiti di primo livello. Punchile taglienti che ben si inseriscono nel mood complessivo dell’album con cui Lazza diventa grande a tutti gli effetti. Nota di merito va assegnata indubbiamente anche per la riedizione che al suo interno vede, oltre che all’aggiunta di alcuni brani inediti, anche 8 pezzi proposti in versione “piano solo” tutti da gustare.

Ricercato – Junior Cally 

Junior Cally ha trovato la sua strada e questo disco ne è la dimostrazione. Via la maschera, via i segreti e brani che, al contrario del lavoro precedente, si prestano ad atmosfere meno ballabili. C’è più riflessione nelle varie tracce e la volontà di raccontare tanto di sè, anche se a mancare pare sia un vero e proprio tratto distintivo che sappia rendere l’artista riconoscibile. Un album che nelle intenzioni ha molto di più che nella sua effettiva realizzazione. Nel 2020 ci sarà Sanremo, un’occasione ghiotta assolutamente da non gettare via.

Scatola nera – Gemitaiz e Madman 

Sulla carta doveva e poteva essere uno dei progetti più interessanti dell’anno, soprattutto avendo nella memoria ciò che il duo di amici aveva prodotto in passato. Il risultato è invece un disco insipido che passa senza lasciare grosse tracce e delude proprio dove ci si aspettava l’exploit, si fa fatica in questo senso a ricordare pezzi memorabili e nell’insieme la sensazione è che in questo nuovo lavoro entrambi gli artisti abbiano perso, insieme all’ispirazione, la classica “fotta” che li ha sempre contraddistinti fin dai primi lavori. Un album che, seppur curato e impacchettato con maestria, delude le aspettative.

Scialla semper (+ repack) – Massimo Pericolo 

La vera sorpresa dell’anno. Massimo Pericolo è il simbolo del nuovo che avanza sotto tutti i fronti: c’è il linguaggio, la novità e soprattutto la credibilità nel parlare di qualcosa che è stato vissuto. In momento in cui il rap sembra sempre più allontanarsi da dove è nato, ecco che il buon Alessandro ci ricorda che la strada è il luogo dove continuano a nascere le storie più sincere ed interessanti. In questi anni continua a vincere chi possiede storie da raccontare e il rapper di Varese in questo senso non è secondo a nessuno. Sincerità disarmante abbinata ad un linguaggio fresco ed innovativo. Il futuro è qui.

Stanza singola – Franco126

Un disco che non è rap ma che riesce a convincere soprattutto grazie alla capacità narrativa del suo interprete. Molto più cantautore che rapper, Franco si conferma penna raffinata e abile nel dipingere immagini di vita vera tra bar, serate e strade di Roma. L’artista romano dimostra, con questo lavoro, di poter tranquillamente correre anche da solo, risultando tremendamente a fuoco anche senza Carl Brave, con il quale aveva condiviso il precedente Polaroid. Anche lui nel 2019 è diventato a tutti gli effetti grande e ora si spalancano le porte del mainstream. Certezza.

Tarantelle – Clementino 

Clementino è un artista navigato, uno che si è fatto da solo con perseveranza e sacrifici e questo disco ne è l’ennesima prova. L’artista partenopeo ritrova linfa per raccontarsi senza nascondere pregi e difetti, con la volontà di guardarsi indietro con nostalgia e maturità. Non stanca perché ai grandi racconti si alternano ritornelli e basi orecchiabili che rendono l’album godibile seppur pieno di testi “personali”. Clementino dice la sua sul rap, sulla società e soprattutto su sè stesso, in maniera però più onesta possibile. Un ritorno che sa di rinascita.

Tenebra è la notte ed altri racconti di buio e crepuscoli – Murubutu

Murubutu anche questa volta fa quel che sa fare da sempre e continua a farlo bene. Il migliore storyteller italiano si conferma sugli alti livelli degli ultimi progetti discografici con un album incentrato sul concept della notte. Il rapper si muove musicalmente sui suoi canonici binari confermando tutta la sua verve poetica che tocca i picchi più alti quando può scegliere di liberarsi totalmente da ogni pretesa commerciale. Murubutu continua ad essere un artista per pochi.

The illest vol.2 – Mostro

Il secondo capitolo di un’ispirata saga che ha permesso al rapper di proporsi in maniera ancor più libera rispetto ai lavori ufficiali. C’è tanta oscurità in questo progetto che ci fa sentire un Mostro capace di creare un proprio mondo grazie alle sue liriche spietate. La rabbia che si percepisce tra le varie tracce sembra rappresentare un lungo sfogo per un artista che negli ultimi anni ha saputo ritagliarsi un ruolo importante nella scena senza l’aiuto di nessuno e andando dritto per la propria strada. Il 2020 sarà l’anno dei live e di un nuovo progetto.

Twerking Queen – Elettra Lamborghini 

Il disco che rappresenta l’esordio della Lamborghini nel mondo della musica grazie all’etichetta BHMG fondata da Charlie Charles e Sfera Ebbasta. Non è un caso che all’interno del disco si trovino infatti, oltre alla collaborazione internazionale con Pitbull nel singolo Tòcame, anche le incursioni di Guè Pequeno (membro della stessa etichetta) e del già citato Sfera Ebbasta. Un album che certamente, come la conclamata hit Pem pem, fa ballare e smuove… ma a parte ciò rimane poco altro. Attenzione però perché nel 2020 arriverà Sanremo…

Uebe – Fred De Palma

C’era una volta uno dei migliori freestyler italiani. C’era, una volta. Oggi quel ragazzo fatto di parolacce e rime taglienti è diventato uno dei massimi esponenti del reggaeton “italiano” e questo è il disco della trasformazione finale, anche se a dirla tutta a livello di vendite l’artista è andato molto meglio sul fronte singoli che su quello album. Perfetto per ballare, l’album contiene anche alcuni guizzi interessanti anche se alla lunga difficilmente verrà ricordato, se non come un prodotto perfetto per le serate estive a suon di reggaeton.

Ufo – Zoda

‘Ufo’ di Zoda è un progetto che ha la sua forza nell’immediatezza musicale, nonostante al suo interno ci sia comunque largo spazio per la sperimentazione. L’artista prova a crearsi una propria strada cercando di risultare il più “personale” possibile, dando però a volte l’impressione di doverla ancora trovare del tutto. Ci sono tante cose interessanti che alle volte appaiono tuttavia messe insieme senza un vero e proprio nesso logico, rendendo tutto un po’ confuso.

UNtitled – Gemello

Gemello trova in questo lavoro uno dei punti più alti della sua discografia. Trainato dalle hit insieme a Gemitaiz (Stanotte) e Franco126 (Airone), l’album rappresenta un vero e proprio gioiello che incuriosisce grazie alla particolare cifra stilista narrativa del suo autore e ad un timbro che ben si adatta al tappeto musicale dell’intero progetto. C’è tanta malinconia nelle tracce che si susseguono in 30 minuti totali di (ottima) musica, ma anche la voglia di creare immagini capaci di colpire l’ascoltatore senza la necessità di utilizzare per forza effetti speciali.

Uomo! – Mondo Marcio 

Dopo una breve pausa, il rapper milanese da sempre sinonimo di qualità nei suoi progetti, torna con un nuovo importante lavoro nel quale si può ritrovare la solita rabbia, maturata e decritta però con un nuovo registro narrativo, parecchio diverso rispetto a quello proposto dal suo esordio a soli 17 anni con l’album omonimo. Mondo Marcio non deve dimostrare nulla a nessuno, non ha pretese di piacere a tutti e anche con questo nuovo album si conferma un artista capace di convincere rimanendo fedele a sè stesso e senza dover per forza utilizzare stratagemmi commerciali.

Vice City – Lele Blade

Il nuovo che avanza dal fronte rap del sud. Un disco molto orecchiabile che permette di far intravedere tutte le qualità del suo giovane autore. Atmosfere leggere che si legano ad un tono deciso e ben amalgamato con la parte musicale del progetto. ‘Vice City’ è, nel complesso, un ottimo biglietto da visita per un artista che ha tutto il tempo per tentare di emergere nella scena che conta alla grande.

Zerosei – Frenetik & Orange3

Il 2019 è stato certamente un anno segnato dal rap ma è stato anche l’anno dei produttori. Non è un caso in questo senso che siano numerosi i progetti usciti sotto i nomi di vari produttori come non è un caso che la hit con cui Achille Lauro ha fatto ballare l’Ariston e l’Italia intera sia stata prodotta, oltre che da Boss Doms, anche dal duo Frenetik & Orange, da anni coppia super di produttori della scena italiana. Il loro disco è la dimostrazione che l’Italia è pronta a questo tipo di progetti, capaci di riunire un mix di artisti volenterosi di dare il meglio. Zerosei ha ovviamente la sua forza nelle produzioni e nell’alchimia che i due produttori hanno saputo creare tra artista e base. Consigliatissimo.

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Francesco Cavalli

Vent'anni e una vita divisa da sempre in due passioni: calcio e musica. Studia per diventare giornalista. Apprezza la musica in tutte le sue forme ascoltando tutto ciò che passa dal suo mp3 24 ore su 24. Il suo passatempo preferito è annotare, scrivere e commentare tutta la musica che ascolta.

Di Francesco Cavalli

Vent'anni e una vita divisa da sempre in due passioni: calcio e musica. Studia per diventare giornalista. Apprezza la musica in tutte le sue forme ascoltando tutto ciò che passa dal suo mp3 24 ore su 24. Il suo passatempo preferito è annotare, scrivere e commentare tutta la musica che ascolta.

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